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Portale del CTU dedicato a tutti i consulenti tecnici d'ufficio e di parte

Mercoledì 02 Novembre 2011 13:56 ENRICO Lanfossi
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E' stato stabilito dalla seconda sezione della Corte di cassazione, con sentenza n. 226555 del 31 ottobre 2011, ha affermato che il professionista che chiede un decreto ingiuntivo per il pagamento dei suoi compensi è tenuto a presentare la parcella con il visto dell’Ordine di appartenenza.
La domanda monitoria relativa a crediti per prestazioni professionali, afferma dunque la Corte, in base al combinato disposto dagli artt. 633 e 636 c.p.c., deve essere accompagnata dalla parcella delle spese e prestazioni, munita della sottoscrizione del ricorrente e corredata dal parere della competente associazione professionale.

Di conseguenza, il giudice dell’opposizione, anche ove accerti la sussistenza del credito azionato e accolga la domanda, nel rilevare l’eventuale mancanza delle condizioni che legittimavano l’emanazione del decreto ingiuntivo, deve revocare tale provvedimento anche in considerazione dell’incidenza di tale statuizione sulla regolamentazione delle spese della fase monitoria, che nell’ipotesi considerata non possono essere poste a carico dell’opponente.

 
Venerdì 28 Ottobre 2011 07:19 Ing. Salvatore Garofalo
Valutazione attuale: / 6
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Pregiatissimo Signor Ministro,

questo Portale ritiene dover richiamare l’attenzione della S.V.I su una questione che pur essendo apparentemente solo d’interesse della categoria rappresentata attiene al tema più generale del miglioramento della Giustizia da rendere al Cittadino.

In particolare ci riferiamo ai compensi per gli Architetti e gli Ingegneri Consulenti Tecnici d’Ufficio che vengono incaricati di svolgere compiti ausiliari del Giudice percependo da sempre un compenso assolutamente irrisorio e non in linea con il decoro professionale di un tecnico laureato.
Attualmente la vigente la tariffa è ferma alla Legge 8 luglio 1980, n. 319 “Compensi spettanti ai periti, ai consulenti tecnici, interpreti e traduttori per le operazioni eseguite a richiesta dell'autorità giudiziaria” successivamente abrogata (eccetto l’art. 4) e modificata dal D.M. 30 maggio 2002. Tale norma fissa i compensi a tempo in euro 8,15 per ogni vacazione di due ore vale a dire in euro 4,075 all’ora al lordo di ogni tassa. Certo non vogliamo disconoscere “la natura pubblicistica dell’incarico” tuttavia pare assai difficile assorbire in tale locuzione la ragione per cui un tecnico laureato debba percepire compensi di gran lunga inferiori a qualunque categoria di lavoratori Italiani.

Visto che Lei prima che Ministro è un valente professionista operante proprio nel settore della Giustizia Le verrà facile comprendere che il tempo e l’energia richiesti per la formazione, l’aggiornamento professionale e culturale necessari per svolgere correttamente le funzioni a cui il CTU è chiamato non possono essere comprese in un onorario umiliante come quello attuale.

La legge sopra citata fra l’altro prevede una possibilità di aggiornamento del compenso secondo gli indici FOI dell’ISTAT che da anni non viene effettuato.
Purtroppo dobbiamo però constatare che risulta errata la base di partenza per cui più che l’adeguamento secondo gli indici ISTAT Inarsind chiede, a Lei Signor Ministro, di emanare, di concerto con il Ministro dell’Economia e delle Finanze, ai sensi dell’art. 274 del DPR. N°115/2002 il decreto di Sua competenza per aggiornare il valore della vacazione di cui al DM 30 maggio 2002 modificando l’assunto di riferimento in funzione del compenso orario previsto dal “Regolamento recante adeguamento dei compensi a vacazione per le prestazioni professionali degli ingegneri ed architetti” emanato dal Suo Ministero ( DM 3 SETTEMBRE 1997, N. 417) semmai ridotto del 20% per tenere conto della natura pubblicistica delle prestazione, e pari quindi a euro 45,44 l’ora lordi da aggiornare, unitamente ai compensi di cui alle tabelle allegate al DPR. N°352/1988, a partire dall’anno dell’emanazione del decreto secondo gli indici FOI dell’ISTAT.

Nel ringraziarla dell’attenzione e nella certezza dell’accoglimento della presente istanza cogliamo l’occasione per chiederLe un incontro sia per ogni eventuale chiarimento sulla insostenibile situazione in cui versano i CTU sia per esporLe l’idea di Riforma delle Professioni dei liberi professionisti tecnici che, come Lei stesso ha più volte dichiarato, è ormai indifferibile.
Distinti saluti.

INARSIND

Ing. Salvatore Garofalo

 
Sabato 15 Ottobre 2011 12:31 ENRICO Lanfossi

Opposizione all’ordinanza di liquidazione

Gentili colleghi periti tecnici (quali Agronomi, Architetti, Ingegneri, Geometri e simili), gradirei avere qualche vostro sincero consiglio prima di prendere la mia decisione sul fatto di presentare o no opposizione all’ordinanza di liquidazione per una mia parcella inerente una c.t.u. espletata in merito ad una stima per la divisione di beni immobili (un terreno con annesso fabbricato).


Parcella richiesta, comprensiva di spese = € 3.250,00
Somma stabilita dal Giudice, comprensiva di spese = € 1.500,00
Decurtate dal Giudice ben 1.750,00 Euro!!!!!

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Giovedì 22 Settembre 2011 15:14 ENRICO Lanfossi
Valutazione attuale: / 1
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Nella riforma delle professioni, delineata dall'art. 3 comma 5 della Manovra di Ferragosto (DLgs 138/2011) rientra anche l'obbligo per il professionista di stipulare idonea assicurazione per la responsabilità civile.

Difatti, nella riforma degli ordinamenti professionali, accennata nel decreto e da attuarsi entro 12 mesi, dovrà rientrare anche l'obbligo di stipulare idonea assicurazione a tutela di eventuali danni arrecati al cliente. Il professionista dovrà rendere noti al committente gli estremi della polizza stipulata ed il relativo massimale all'atto dell'assunzione dell'incarico. Inoltre viene stabilito che le condizioni generali delle polizze "possono essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali".

Interessati dalla norma sono tutti i professionisti dell’area tecnica, medica e paramedica, nonché giuridico-economica. I dettagli delle polizze sono, peraltro, ancora tutti da chiarire, sia in merito all’entità dei massimali, sia per quanto riguarda le franchigie e gli scoperti. Il testo della legge si limita infatti a indicare, con una formulazione invero poco felice, che l’assicurazione dovrà essere «idonea» a tutelare il cliente dai rischi derivanti dall’esercizio della professione, senza però specificare ulteriormente in che cosa consista tale idoneità, né chi debba valutarla in relazione al numero e all’importanza degli incarichi assunti dal professionista. Probabilmente, anche in considerazione della estrema diversità dei rischi connessi allo svolgimento delle diverse professioni, maggiori specificazioni perverranno direttamente dai rispettivi ordini di appartenenza, in sede di recepimento del nuovo obbligo.

Vedi dettaglio --->>>

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Il testo ufficale

Titolo II
Liberalizzazioni, privatizzazioni ed altre misure per favorire lo sviluppo
Art. 3
Abrogazione delle indebite restrizioni all'accesso e all'esercizio delle professioni e delle attività economiche

1. Comuni, Province, Regioni e Stato, entro un anno dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, adeguano i rispettivi ordinamenti al principio secondo cui l'iniziativa e l'attività economica privata sono libere ed è permesso tutto ciò che non è espressamente vietato dalla legge nei soli casi di:
a) vincoli derivanti dall'ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali;
b) contrasto con i principi fondamentali della Costituzione;
c) danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana e contrasto con l'utilità sociale;
d) disposizioni indispensabili per la protezione della salute umana, la conservazione delle specie animali e vegetali, dell'ambiente, del paesaggio e del patrimonio culturale;
e) disposizioni relative alle attività di raccolta di giochi pubblici ovvero che comunque comportano effetti sulla finanza pubblica.

2. Il comma 1 costituisce principio fondamentale per lo sviluppo economico e attua la piena tutela della concorrenza tra le imprese.

3. Sono in ogni caso soppresse, alla scadenza del termine di cui al comma 1, le disposizioni normative statali incompatibili con quanto disposto nel medesimo comma, con conseguente diretta applicazione degli istituti della segnalazione di inizio di attività e dell'autocertificazione con controlli successivi. Nelle more della decorrenza del predetto termine, l'adeguamento al principio di cui al comma 1 può avvenire anche attraverso gli strumenti vigenti di semplificazione normativa. Entro il 31 dicembre 2012 il Governo è autorizzato ad adottare uno o piu' regolamenti ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, con i quali vengono individuate le disposizioni abrogate per effetto di quanto disposto nel presente comma ed è definita la disciplina regolamentare della materia ai fini dell'adeguamento al principio di cui al comma 1.

4. L'adeguamento di Comuni, Province e Regioni all'obbligo di cui al comma 1 costituisce elemento di valutazione della virtuosità dei predetti enti ai sensi dell'art. 20, comma 3, del decreto legge 6 luglio 2011, n. 98, convertito dalla legge 15 luglio 2011, n. 111.

5. Fermo restando l'esame di Stato di cui all'articolo 33, quinto comma, della Costituzione per l'accesso alle professioni regolamentate, gli ordinamenti professionali devono garantire che l'esercizio dell'attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l'effettiva possibilità di scelta degli utenti nell'ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Gli ordinamenti professionali dovranno essere riformati entro 12 mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto per recepire i seguenti principi:
a) l'accesso alla professione è libero e il suo esercizio è fondato e ordinato sull'autonomia e sull'indipendenza di giudizio, intellettuale e tecnica, del professionista. La limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una certa professione in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica, è consentita unicamente laddove essa risponda a ragioni di interesse pubblico, tra cui in particolare quelle connesse alla tutela della salute umana, e non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, in caso di esercizio dell'attività in forma societaria, della sede legale della società professionale;
b) previsione dell'obbligo per il professionista di seguire percorsi di formazione continua permanente predisposti sulla base di appositi regolamenti emanati dai consigli nazionali, fermo restando quanto previsto dalla normativa vigente in materia di educazione continua in medicina (ECM). La violazione dell'obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare e come tale è sanzionato sulla base di quanto stabilito dall'ordinamento professionale che dovrà integrare tale previsione;
c) la disciplina del tirocinio per l'accesso alla professione deve conformarsi a criteri che garantiscano l'effettivo svolgimento dell'attività formativa e il suo adeguamento costante all'esigenza di assicurare il miglior esercizio della professione. Al tirocinante dovrà essere corrisposto un equo compenso di natura indennitaria, commisurato al suo concreto apporto. Al fine di accelerare l'accesso al mondo del lavoro, la durata del tirocinio non potrà essere complessivamente superiore a tre anni e potrà essere svolto, in presenza di una apposita convenzione quadro stipulata fra i Consigli Nazionali e il Ministero dell'Istruzione, Università e Ricerca, in concomitanza al corso di studio per il conseguimento della laurea di primo livello o della laurea magistrale o specialistica. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;
d) il compenso spettante al professionista è pattuito per iscritto all'atto del conferimento dell'incarico professionale prendendo come riferimento le tariffe professionali. è ammessa la pattuizione dei compensi anche in deroga alle tariffe. Il professionista è tenuto, nel rispetto del principio di trasparenza, a rendere noto al cliente il livello della complessità dell'incarico, fornendo tutte le informazioni utili circa gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento alla conclusione dell'incarico. In caso di mancata determinazione consensuale del compenso, quando il committente è un ente pubblico, in caso di liquidazione giudiziale dei compensi, ovvero nei casi in cui la prestazione professionale è resa nell'interesse dei terzi si applicano le tariffe professionali stabilite con decreto dal Ministro della Giustizia;
e) a tutela del cliente, il professionista è tenuto a stipulare idonea assicurazione per i rischi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale. Il professionista deve rendere noti al cliente, al momento dell'assunzione dell'incarico, gli estremi della polizza stipulata per la responsabilità professionale e il relativo massimale. Le condizioni generali delle polizze assicurative di cui al presente comma possono essere negoziate, in convenzione con i propri iscritti, dai Consigli Nazionali e dagli enti previdenziali dei professionisti;
f) gli ordinamenti professionali dovranno prevedere l'istituzione di organi a livello territoriale, diversi da quelli aventi funzioni amministrative, ai quali sono specificamente affidate l'istruzione e la decisione delle questioni disciplinari e di un organo nazionale di disciplina. La carica di consigliere dell'Ordine territoriale o di consigliere nazionale è incompatibile con quella di membro dei consigli di disciplina nazionali e territoriali. Le disposizioni della presente lettera non si applicano alle professioni sanitarie per le quali resta confermata la normativa vigente;
g) la pubblicità informativa, con ogni mezzo, avente ad oggetto l'attività professionale, le specializzazioni ed i titoli professionali posseduti, la struttura dello studio ed i compensi delle prestazioni, è libera. Le informazioni devono essere trasparenti, veritiere, corrette e non devono essere equivoche, ingannevoli, denigratorie.

6. Fermo quanto previsto dal comma 5 per le professioni, l'accesso alle attività economiche e il loro esercizio si basano sul principio di libertà di impresa.

7. Le disposizioni vigenti che regolano l'accesso e l'esercizio delle attività economiche devono garantire il principio di libertà di impresa e di garanzia della concorrenza. Le disposizioni relative all'introduzione di restrizioni all'accesso e all'esercizio delle attività economiche devono essere oggetto di interpretazione restrittiva, fermo in ogni caso quanto previsto al comma 1 del presente articolo.

8. Le restrizioni in materia di accesso ed esercizio delle attività economiche previste dall'ordinamento vigente sono abrogate quattro mesi dopo l'entrata in vigore del presente decreto, fermo in ogni caso quanto previsto al comma 1 del presente articolo.

9. Il termine "restrizione", ai sensi del comma 8, comprende:
a) la limitazione, in forza di una disposizione di legge, del numero di persone che sono titolate ad esercitare una attività economica in tutto il territorio dello Stato o in una certa area geografica attraverso la concessione di licenze o autorizzazioni amministrative per l'esercizio, senza che tale numero sia determinato, direttamente o indirettamente sulla base della popolazione o di altri criteri di fabbisogno;
b) l'attribuzione di licenze o autorizzazioni all'esercizio di una attività economica solo dove ce ne sia bisogno secondo l'autorità amministrativa; si considera che questo avvenga quando l'offerta di servizi da parte di persone che hanno già licenze o autorizzazioni per l'esercizio di una attività economica non soddisfa la domanda da parte di tutta la società con riferimento all'intero territorio nazionale o ad una certa area geografica;
c) il divieto di esercizio di una attività economica al di fuori di una certa area geografica e l'abilitazione a esercitarla solo all'interno di una determinata area;
d) l'imposizione di distanze minime tra le localizzazioni delle sedi deputate all'esercizio di una attività economica;
e) il divieto di esercizio di una attività economica in più sedi oppure in una o più aree geografiche;
f) la limitazione dell'esercizio di una attività economica ad alcune categorie o divieto, nei confronti di alcune categorie, di commercializzazione di taluni prodotti;
g) la limitazione dell'esercizio di una attività economica attraverso l'indicazione tassativa della forma giuridica richiesta all'operatore;
h) l'imposizione di prezzi minimi o commissioni per la fornitura di beni o servizi, indipendentemente dalla determinazione, diretta o indiretta, mediante l'applicazione di un coefficiente di profitto o di altro calcolo su base percentuale;
i) l'obbligo di fornitura di specifici servizi complementari all'attività svolta.

10. Le restrizioni diverse da quelle elencate nel comma 9 precedente possono essere revocate con regolamento da emanare ai sensi dell'articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, emanato su proposta del Ministro competente entro quattro mesi dall'entrata in vigore del presente decreto, fermo in ogni caso quanto previsto dal comma 1 del presente articolo.

11. Singole attività economiche possono essere escluse, in tutto o in parte, dall'abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del comma 8; in tal caso, la suddetta esclusione, riferita alle limitazioni previste dal comma 9, può essere concessa, con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro competente di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, sentita l'Autorità garante della concorrenza e del mercato, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, qualora:
a) la limitazione sia funzionale a ragioni di interesse pubblico, tra cui in particolare quelle connesse alla tutela della salute umana;
b) la restrizione rappresenti un mezzo idoneo, indispensabile e, dal punto di vista del grado di interferenza nella libertà economica, ragionevolmente proporzionato all'interesse pubblico cui è destinata;
c) la restrizione non introduca una discriminazione diretta o indiretta basata sulla nazionalità o, nel caso di società, sulla sede legale dell'impresa.

11-bis. In conformità alla direttiva 2006/123/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 12 dicembre 2006, sono invece esclusi dall'abrogazione delle restrizioni disposta ai sensi del comma 8 i servizi di taxi e noleggio con conducente non di linea, svolti esclusivamente con veicoli categoria M1, di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 26 marzo 2010, n. 59.

12. All'articolo 307, comma 10, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, recante il codice dell'ordinamento militare, la lettera d) è sostituita dalla seguente:
"d) i proventi monetari derivanti dalle procedure di cui alla lettera a) sono determinati con decreto del Ministro della difesa, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, tenuto anche conto dei saldi strutturali di finanza pubblica, e sono versati all'entrata del bilancio dello Stato per essere destinati, mediante riassegnazione anche in deroga ai limiti previsti per le riassegnazioni, con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, fino al 31 dicembre 2013, agli stati di previsione del Ministero dell'economia e delle finanze, per una quota corrispondente al 55 per cento, da assegnare al fondo ammortamento dei titoli di Stato, e del Ministero della difesa, per una quota corrispondente al 35 per cento, nonché agli enti territoriali interessati alle valorizzazioni, per la rimanente quota del 10 per cento. Le somme riassegnate al Ministero della difesa sono finalizzate esclusivamente a spese di investimento. E' in ogni caso precluso l'utilizzo di questa somma per la copertura di oneri di parte corrente. Ai fini della valorizzazione dei medesimi beni, le cui procedure sono concluse entro il termine perentorio di centottanta giorni dal loro avvio, si applicano le disposizioni di cui all'articolo 4, comma 4-decies, del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla legge 26 marzo 2010, n. 42, ovvero all'articolo 34 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e la determinazione finale delle conferenze di servizio o il decreto di approvazione degli accordi di programma, comportanti variazione degli strumenti urbanistici, sono deliberati dal consiglio comunale entro trenta giorni, decorsi i quali i due citati provvedimenti, in caso di mancata deliberazione, si intendono comunque ratificati. Il medesimo termine perentorio e il meccanismo del silenzio assenso per la ratifica delle determinazioni finali delle conferenze di servizi si applicano alle procedure di valorizzazione di cui all'articolo 314".

12-bis. All'articolo 8-bis del decreto-legge 13 maggio 2011, n. 70, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 2011, n. 106, sono apportate le seguenti modifiche:
a) al comma 1, le parole: "In caso di" sono sostituite dalle seguenti: "Entro dieci giorni dalla" e le parole da: "cancellate" fino a: "avvenuto pagamento" sono sostituite dalle seguenti: "integrate dalla comunicazione dell'avvenuto pagamento. La richiesta da parte dell'istituto di credito deve pervenire immediatamente dopo l'avvenuto pagamento";
b) al comma 2, dopo le parole: "già registrate" sono inserite le seguenti: "e regolarizzate" e le parole da: "estinte" fino a: "presente decreto" sono sostituite dalle seguenti: "aggiornate secondo le medesime modalità di cui al comma precedente".

 
 
Mercoledì 07 Settembre 2011 12:11 ENRICO Lanfossi
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D.L. 138/2011 e professionisti: sospensione dall’albo se non si fattura

Pubblicato in:   Normativa nazionale

La manovra di ferragosto ha introdotto alcuni principi relativi agli ordini professionali, principi che dovranno trovare applicazione nella riforma delle professioni da attuarsi entro 12 mesi.a)
L`articolo 2 comma 5 del decreto legge, entrato immediatamente in vigore, riprende la norma relativa ad esempio alla mancata emissione di scontrini fiscali e dispone che il professionista che abbia omesso di emettere quattro parcelle, in giorni diversi e nel corso di un quinquennio, venga sospeso dall`albo o dall`ordine per un periodo da tre giorni ad un mese e che in caso di recidiva la sospensione venga disposta da 15 giorni a 6 mesi.

Il provvedimento di sospensione e` immediatamente esecutivo e l`atto di sospensione, emanato dall`agenzia delle entrate, viene comunicato all`ordine che pubblichera` la notizia della sospensione sul proprio sito internet. Nel caso la violazione di cui sopra venga commessa da uno studio associato, il provvedimento di sospensione viene adottato nei confronti di tutti gli associati.

 

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