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Due perizie mediche agli albori della medicina legale

Giovedì 29 Novembre 2012 08:40 Dr. Giuseppe Gottardi Medicina Legale
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Correva l’anno 1475 . . .

 

Nel 1475 Papa Sisto IV [1414-1484] celebra a Roma l’Anno Santo dove giunsero: Ferdinando I. «d’Aragona» [1423-1494], Re di Napoli e di Sicilia; Cristiano I. [1426-1481], Re di Danimarca e Norvegia; Carlotta [† a Roma 1487], Regina di Cipro, Regina titolare di Gerusalemme e d’Armenia, e Principessa d’Antiochia e Caterina [1424-1478] Regina di Bosnia.

Sull’Europa, nel frattempo, soffiavano venti di guerra.

Il re del Portogallo Alfonso V «l’Africano» [1432-1481] invade la Castiglia.

Dopo la morte di Enrico IV di Castiglia «l’Impotente» [1425-1474], il re di Francia Luigi XI «Re cristianissimo» [1423-1483] invade nuovamente il Roussillon e la Cerdana1, che vengono ceduti da Giovanni II d’Aragona [1397-1479]. Il re d’Inghilterra Edoardo IV [1442-1483], alleato di Carlo di Valois-Borgogna [1433-1477] noto anche come il Temerario, sbarca a Calais e marcia sulla Lorena, ma addiviene ad un accordo molto favorevole col re di Francia Luigi XI (trattato di Picquigny), dal quale ottiene un sussidio annuo e la promessa di matrimonio per la propria figlia con l’erede al trono di Francia. Intanto Carlo il Temerario, occupata la Lorena, invade la Svizzera, ma viene sconfitto dalla fanteria elvetica a Grandson. Il khanato della Crimea, con la perdita di Caffa2, si sottomette a Maometto II «Buiuk» («il Grande») [1430-1481], pur continuando a conservare una larga autonomia.

In letteratura, il mantovano Bartolomeo De Sacchi [1421-1481], detto il Platina, pubblica Dell’Onesta Voluttà3, uno dei primi trattati di cucina apparsi in Europa. L’umanista e uomo politico Jan Ostroróg [1436-1501], considerato uno dei primi rappresentanti del movimento riformatore polacco, compone il Monumentum pro Reipublicae ordinatione4, dove viene tratteggiato un disegno di riforma laica dello Stato. Inizia in quest’anno il suo insegnamento a Firenze, l’umanista ed erudito greco Demetrio Calcondila [1424-1511], che avrà tra i suoi allievi il Poliziano, Reuchlin, Castiglione e Trissino; egli è traduttore in latino delle opere di Galeno e primo editore di Omero. Sono date alle stampe, nel 1475, l’Historia bohemica, e le Epistolae familiares di Enea Silvio Piccolomini [Papa Pio II, 1405-1464]

Nel campo dell’arte le notizie sono eccezionali: il 1475 (il 6 marzo) è l’anno di nascita di Michelangelo Buonarroti e della morte di Paolo [di Dono] Uccello. Antonello da Messina [1413-1493] è documentato a Venezia dove esegue il S. Sebastiano. Antonio Rizzo veronese, forse proprio in questo anno, lui che è collaboratore dell’architetto veronese Antonio Bregno [1430?-1498], esegue le statue di Adamo ed Eva che fiancheggiano l’arco Foscari in Palazzo Ducale a Venezia, opera del suo maestro. Domenico Bigordi, detto del Ghirlandaio [1449-1494], pittore fiorentino, esegue gli affreschi della Cappella di S. Fina nella Collegiata di S. Gimignano. Luca Signorelli [1441-1523] dipinge la Flagellazione per S. Maria del Mercato a Fabriano (ora a Brera) in origine (con un altro dipinto) stendardo da processione. Nel 1475 circa sembra che Giovanni Bellini [1426-1516], detto Giambellino, abbia dipinto la Pala di Pesaro, smembrata nel 1797. Tra il 1475 ed il 1481 Francesco Laurana, chiamato alla corte di Provenza da Renato d’Angiò, lavora a Marsiglia in La Major alla Cappella di S. Lazzaro. Sempre nel 1475 circa pare che Memlinc (Memling) [1430?-1495], celebre pittore di Bruges, dipingesse il Dittico della Cappella Reale di Granada. In quest’anno Jean Foucquet è menzionato per la prima volta come pittore del re Luigi XI, benché avesse già lavorato per la corte di Francia dal 1448. Con qualche dubbio per questa data, Hugo van der Goes dipinge per Tommaso Portinari (agente dei Medici nelle Fiandre) il trittico poi (1480 ca.) inviato a Firenze nella cappella Portinari in S. Egidio (ora agli Uffizi). Hieronymus Bosch [ca. 1450 o 1462-1516] dipinge, tra il 1475 ed il 1480 circa, la Cura della follia e i Peccati capitali. In Russia, nel 1475, l’architetto italiano Ridolfo Fioravanti detto per l’universalità delle sue cognizioni «Aristotele» inizia la costruzione a Mosca della Cattedrale della Dormizione.

Tirolo e Principato vescovile di Trento5.

In questo anno è Principe Vescovo in Trento Johannes Hinderbach [1456-1486].

Nel 1474 un documento pontificio di Sisto IV [Francesco della Rovere, 1471-1484] descriveva la città e il principato vescovile di Trento: «Porta ad dictae domus Austriae dominia».

Nel 1475 è podestà di Trento il bresciano Giovanni delle Sale (de Salis), vicario delegato del vescovo «in criminalibus» (cause criminali).

Nel 1475 è medico «familiare», «phisicus noster», del vescovo Hinderbach, il bresciano di Chiari, Giovanni Mattia Tiberino.

Nel 1475 hanno inizio i lavori di ampliamento e rinnovamento di Castelvecchio, il nucleo più antico del Castello del Buonconsiglio.

Nel 1475 inizia la costruzione in Trento della chiesa di S. Pietro.

Il 21 febbraio 1475, l’abate Konrad Aurimschmalz e il monastero benedettino di Tegernsee (Baviera superiore) accolgono il principe vescovo di Trento Johannes Hinderbach in confraternita spirituale.

Il Quaresimale del 1475 a Trento viene tenuto da Bernardino da Feltre [1439-1494], al secolo Martino Tomitano.

23 marzo 1475: a Trento scompare Simone figlio di Mastro Andrea Lonferdorm6.

24 marzo 1475: il padre denuncia la scomparsa.

26 marzo 1475: viene scoperto il cadavere di Simone in casa dell’ebreo Samuele.

«Nel giorno di domenica 26 del mese di marzo, verso l’ora seconda della notte, nella città di Trento, in casa dell’ebreo Samuele, in un luogo sotterraneo presso la riva del fossato che scorre per il detto luogo, dal magnifico signor podestà di Trento, Giovanni de Salis di Brescia, con due doppieri e molte altre candele accese, venne ritrovato e veduto il cadavere di un fanciullo, che dall’aspetto pareva dell’età di due anni o circa, giacente supino sopra la detta riva, e vestito di una camicia, di una veste grigia traente al nero, con un paio di calzari sciolti; per comando del signor podestà fu trasportato da Ulrico, teutonico famiglio del signor capitano, in una camera superiore della detta casa, poiché nel detto luogo sotterraneo non potevasi ben esaminare, né vedere. Portato adunque in detta camera, e posto sopra di una banca o scanno, fu spogliato nudo dal sopraddetto Ulrico, e si rinvenne tutto bagnato nelle vesti e che avea le infrascritte ferite. Primieramente una ferita fra il mento e la mascella al lato destro, la qual ferita somigliava a morsicatura, e dalla quale usciva tuttavia sangue che, terso da Ulrico, di nuovo sempre scaturiva, e questa ferita era penetrante quasi fino all’osso della mascella. Di più aveva nella tibia destra, al di sotto del ginocchio nella parte esteriore, un’altra ferita della grandezza di un trono, la quale ferita aveva egualmente all’intorno la somiglianza di una morsicatura, e penetrava quasi fino all’osso, con vivo rossore nella detta tibia, massimamente intorno a tale ferita. Similmente aveva la parte secreta trapassata da un foro che penetrava nella sommità, il qual foro era largo della grandezza della punta di un punteruolo, con grande enfiagione e lividura nella detta parte, ed anche con vivo rossore e una certa enfiagione nelle parti vicine, dal qual foro usciva tuttavia sangue, e quando il sangue siffattamente fluiva dalle sopradette due piaghe, trovavansi ivi presenti Samuele, Angelo, Tobia, Israele figlio di Samuele, e Bonaventura figlio di Mollar, giudei. Tale sconcio governo vedevasi egualmente praticato con infiammazione grande intorno all’umbilico ed al braccio sinistro, con di più molti piccoli segni rossi a mo’ di punture di pulci sul petto, nelle gambe, e nelle coscie, sebbene un po’ più piccoli, ed anche con molte macchie rosse o sanguinose della grandezza di una mano intorno al corpo, cioè nelle spalle, nel petto e nelle coscie. Nelle altre parti il detto cadavere non appariva per allora leso, e sembrava, che il bambino fosse morto oggi, perché aveva le membra flessibili, ed il suo volto era colorito, come fosso vivo. Presenti trovavansi il signor Giacomo de Sporo capitano, il signor Odorico giurisperito da Brescia, il signor Harmanno segretario del r.mo nostro Signore, Martino Rompilanza, ser Odorico capo cuoco, ed il signor Sigismondo servitore del r.mo Signor nostro, testimoni. Per quello che spetta alla ricognizione del cadavere, non furono per allora assunti testimoni, che niuno vi era che lo conoscesse. Dopo di che il prefato signor podestà diede ordine, che quel cadavere fosse portato alla chiesa, ossia allo spedale di S. Pietro, coll’ordine, che non venisse sepolto, perché all’indomani intendeva considerarlo meglio, ed il cadavere fu portato da Conchio di Lusberg macellaio».

Il 27 marzo 1475 venne dato incarico di perizia medica.

Il 27 marzo 1475 il Podestà ordina l’arresto degli ebrei7.

Il 28 marzo 1475 ha inizio il processo.

Dopo 4 aprile 1475: data della prima relazione del dott. Giovanni Maria Tiberino: Rem maximam quale[m] a passione Domini ad haec usq[ue] te[m]pora nulla u[m]q[uam] aetas audiuit ad uos scribo magnifici rectores ciuesq[ue] praelatissimi ... Tiberino, Giovanni Mattia. Santorso (Vicenza) : Renensis, Johannes, [4] c. 4°

Dopo il 30 aprile 1475 esce in Venezia per i tipi di Nicolas Jenson: [R]em maximam quale[m] a passione d[omi]ni ad haec usq[ue] t[em]p[o]ra nulla unq[uam] aetas audiuit ad te scribo Raphael Zoue[n]zoni … [10] c. ; 4° (22 cm).

Il 19 giugno 1475 esce in Roma per lo stampatore Bartolomeo Guldenbeck l’opera del Tiberino: De infantulo in civitate Tridentina per Judeos rapto atque in vilipendium christiane religionis post multas maximasque trucihationes Anno Iubileo die Parasceve crudelissime necato ac deinde in lumen cadaver edimerso Hystoria. Una seconda edizione il 24 luglio 1475.

Il 21 aprile 1475 terminò il processo a carico degli ebrei e furono emesse le sentenze che furono eseguite nei giorni 21 e 22 giugno 1475.


SENTENZE8

La sentenza contro Samuele, dei 21 giugno 1475: « Condanniamo l’inquisito Samuele quale omicida ed assassino, quale inimico e schernitore della sacratissima Passione del Nostro Signor Gesù Cristo, ad essere collocato sopra un carro, a venir condotto per la città al luogo del supplizio; frattanto i carnefici lo attanaglieranno con tenaglie calde. Colà giunto venga egli messo e stirato sulla ruota, e poi abbruciato, sicché l’anima sua si separi dal corpo; confischiamo infine i suoi beni ».

Il processo termina colle seguenti parole: « Nello stesso dì Giovanni Farina, capo dei birri del signor podestà, riferì a me notaio, che la soprascritta sentenza venne eseguita in ogni sua parte: solo il detto Samuele non fu stirato sulla ruota, ma solo fu legato sulla stessa, e poi abbruciato ».

La sentenza contro Tobia ha la stessa data, e lo condanna « ad essere messo sopra di un carro e condotto per la città, e specialmente per la contrada del Fossato. Ivi, di fronte alla casa di Andrea conciapelli, padre del defunto Simone, gli sia recisa la mano destra. Mentre verrà in tal modo condotto al luogo del supplizio, sarà continuamente attanagliato con tenaglie calde; ivi giunto, sia tirato sulla ruota ed abbruciato; i suoi beni vengano confiscati ». L’esecuzione fu fatta lo stesso giorno col mitigamento, che non gli fu recisa la mano destra, né egli venne stirato sulla ruota.

Nello stesso dì fu condannato anche Angelo « ad esser posto sopra un carro, e condotto per la città di Trento fino al luogo della giustizia. I carnefici lo attanaglieranno continuamente con tenaglie calde; colà venga posto sulla ruota e stirato; di poi venga abbruciato col fuoco ecc., e siano confiscati i suoi beni ». L’esecuzione ebbe luogo lo stesso dì in tutte le sue parti: anche Angelo però non venne stirato sulla ruota.

Mosè il vecchio venne trovato morto nel suo carcere addì 18 giugno 1475. La sentenza contro di lui ne riguarda il cadavere, che, trascinato a coda di cavallo al luogo del supplizio, venne abbruciato; i suoi beni furono confiscati.

Mohar, suo figlio, fu condannato addì 22 giugno ad essere legato e stirato sulla ruota, e poi abbruciato; nella esecuzione fatta lo stesso dì gli fu risparmiata la ruota.

Israele, figlio di Samuele, venne condannato ai 21 giugno ad essere tirato al luogo del supplizio a coda di cavallo, e colà stirato sulla ruota ed abbruciato. La sentenza venne eseguita lo stesso giorno, ma egli pure non fu intrecciato alla ruota.

Vitale, servo di Samuele, fu condannato ai 22 giugno, e nello stesso dì venne condotto al luogo del supplizio, legato sulla ruota ed abbruciato.

I due Bonaventura, l’uno cuoco di Samuele, l’altro figlio di Mohar, ebbero ai 22 dello stesso giugno la sentenza di essere stirati sulla ruota ed abbruciati, ma essendosi fatti cristiani, in riguardo del loro battesimo, con sentenza del giorno seguente, furono decapitati, i loro cadaveri abbruciati, ed i loro beni confiscati come quelli di tutti gli altri.

Mosè, figlio di Aronne, venne trovato morto in prigione, il dì primo di dicembre 1475; il suo cadavere venne tirato a coda di cavallo al luogo del supplizio, ed ivi fu abbrucciato.

Isacco, servo di Angelo, fu condannato ed appiccato ai 13 gennaio 1476.

Lazzaro ebbe la stessa sentenza e morte ai 13 gennaio 1476.

Iof, servo di Mosè, fu condannato ai 15 gennaio 1476, lo stesso dì condotto colla corda al collo al luogo del supplizio, ove venne impiccato, ed il corpo fu abbandonato sulla forca.

Similmente fu condannato ed impiccato Mosè, maestro dei figli di Tobia, ai 15 gennaio 1476.

Di Iof e di Mosè, maestro dei figli di Tobia, il Bonelli narra, che ai 15 gennaio 1476, quando erano già sospesi coi piedi alla forca, chiesero di essere accolti nella chiesa cristiana e che battezzati tosto dal padre Enrico dei Predicatori, ebbero i nomi di Antonio e di Marcello.

Volfango venne condannato ai 19 gennaio 1476 ; la sentenza fu eseguita lo stesso dì. Venne legato ad un tavolone, quindi trascinato al luogo del supplizio, e fatto morire legato e tirato sulla ruota, sulla quale fu poi abbandonato il suo corpo.

Delle donne ebree compromesse nell’uccisione del beato Simone, nessuna fu condannata a morte.

I processi sulla fine del mese di marzo 1476, per ingiunzione di Papa Sisto IV, furono sospesi.

Il 2 luglio 1475 è datata l’ultima raccolta poetica del Tiberino, che sarà pubblicata dal Longo nel 1482: Ioha[n]nis matthie tiberini clare[n]sis In beatum Symonem nouu[m] sa[n]ctissime passio[n]is christi lume[n] & martire[m] epigramma. Tridenti : S.M.P.Z.L.C.L.S. [Giovanni Longo], 1482 die v septembris. [10] c. ; 4° (23 cm).

Il 2 settembre 1475 giunge a Trento il vescovo Ventimiglia, in qualità di commissario apostolico [dimorerà in Rovereto].

Il 6 settembre 1475 il tipografo Alberto Kunne di Duderstadt9 fa uscire a Trento, senza titolo né autore il: (D)as erste capite list der Rat den die iuden… che solitamente ha il titolo generico: Geschichte des zu Trient ermordeten Christenkindes. Corredata da 12 incisioni che traducono in immagini le parti essenziali del testo, l’opera contiene il racconto in lingua tedesca del martirio e della morte del bambino di un autore anonimo.

Il 6 settembre 1475 è considerata la data storica dell’introduzione della stampa in Trento.

1 ottobre 1475 nella lettera del vescovo Hinderbach a Zovenzonio10 non si fa menzione dell’uscita a stampa del lavoro del Tiberino.

Il 10 ottobre 1475 Papa Sisto IV, con Breve a tutti i principi d’Italia, proibisce di dare a Simonino l’epiteto di beato.

Novembre 1475: il domenicano Enrico di Schlettstadt, professore di teologia, delegato dal vescovo di Trento, svolge un’indagine nella diocesi di Costanza per accertare altri casi di omicidio rituale.

Dopo il 6 dicembre 1475 escono le: Conclusiones cum earum declaracionib[us] edite a reuere[n]do sacre theologie magistro Siluestro de balneoregio ordinis fratru[m] heremitarum sancti augustini super canonizacioue [sic] beati Symonis Tridentini ... Silvestro da Bagnoreggio. Trento : Kunne, Albrecht [dopo il 6.12.1475], [10] c. 4°

Questo sono i fatti e pur nella loro tragicità non sono in discussione.

Questi avvenimenti generarono una lunga sequela di polemiche ed offese e gravi danni alla comunità ebraica che perdurarono a lungo e dei quali tutti abbiamo memoria. Finalmente, nel 1965 si presero delle decisioni che solo in parte ristabilirono la verità. Per questo argomento ricorrerò alle osservazioni di Mons. Iginio Rogger riportate in nota dal sac. Armando Costa11.

Per la vicenda di «Simonino», la storia del culto attribuitogli, la ricostruzione critica dei fatti, promossa nel 1963 e conclusasi con la abrogazione del culto nel 1965, si veda in Bibliotheca Sanctorum, edita dall’Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università Lateranense, 1961, Vol. XI coll. 1184-1188, la voce «Simone da Trento» a cura di I. Rogger.

Questi, tra l’altro, osserva:

Il processo tridentino, di cui si conservano ampie raccolte di atti (a Trento, a Roma, e a Vienna) è sommamente notevole perché cercò a ogni costo di dimostrare che gli Ebrei avevano effettivamente consumato un omicidio rituale e, estendendo l’inchiesta anche a quanto si diceva avvenuto in altre città, cercò di accreditare l’opinione che gli Ebrei commettessero simili eccessi con una certa frequenza anche altrove.
Tale versione dei fatti dava modo al vescovo Hinderbach di considerare il piccolo Simone come martire, e di iniziare una vasta azione propagandistica in favore del culto…

Sisto IV si vide costretto a proibire sotto pena di scomunica il culto che si andava rapidamente propagando, perché non appariva ancora sufficientemente assodato il vero motivo della morte del piccolo Simone; il divieto non fu ritirato neppure quando, nel 1478, l’inchiesta papale circa l’operato del Vescovo di Trento si concluse con un formale riconoscimento della ineccepibilità dei processi tridentini dal punto di vista procedurale. La venerazione tributata per via di fatto al piccolo Simone andò ancor più aumentando negli anni seguenti... riscuotendo soprattutto nell’epoca barocca grande popolarità, e ispirando largamente anche la produzione artistica locale...

Da parte israelita il culto del piccolo Simone e la sentenza di colpevolezza pronunciata contro gli Ebrei di Trento non sono mai stati senza contestazione… Insigni studiosi israeliti, da J. Ch. Wagenseil a H. Strack, a M. Stern si occuparono in passato della questione.

Da parte cattolica si credette per molto tempo di poter sostenere l’opinione tradizionale, per il semplice fatto che in favore di essa esiste una poderosa documentazione, cioè gli atti del processo del 1475 ... Ciò che mancava tuttavia era la applicazione di una coscienziosa critica storica che aiutasse a cogliere... la reale configurazione dei fatti.

Lo studioso così conclude: Questo doveroso approfondimento ad opera della critica storica fu compiuto nel nostro secolo da autori come Giuseppe Menestrina, Gemma Volli e W. P. Eckert, ed è giunto ormai a conclusioni sufficientemente definitive, alle quali nessuno può onestamente negare il suo consenso.

Conseguenza naturale di questa constatazione fu l’abrogazione ufficiale del culto del beato Simone, dichiarata, col pieno assenso della Santa Sede, dall’Arcivescovo di Trento Mons. A. M. Gottardi il 28 ottobre 1965.

La decisione, presa per senso di obbedienza ai postulati della verità ora più accuratamente conosciuta, è stata accolta con soddisfazione anche dal mondo israelita, che vede così cadere una secolare ingiusta accusa a suo carico e un argomento che aveva tanto peso nell’accreditare la leggenda dell’omicidio rituale.

Altri problemi emersero successivamente con la comparsa del lavoro di Ariel Toaff Pasque di sangue, Ebrei d’Europa e omicidi rituali, della Società editrice Il Mulino nella prima edizione del 2007, ritirata per la reazione dell’opinione pubblica dal commercio e poi riproposta nella seconda edizione del 2008, ma questa è materia per ben altre discussioni.

Nelle vicenda del “Simonino” un posto speciale è occupato dall’intervento dei medici al momento del suo ritrovamento.

Ma è ora di lasciare la parola ai documenti12.

La richiesta degli inquirenti ai medici aveva questo tenore:

« Nel giorno di lunedi, 27 marzo, in Trento. Il magnifico signor podestà, stando nella gran sala della sua residenza, commise ed ordinò agli illustri signori dottori in arti e medicina, maestri Arcangelo de Balduini, e Giovanni Mattia Tiberino di Brescia, come pure all’egregio maestro Cristoforo de Fatis di Terlago chirurgo, ivi presenti ed ascoltanti, di recarsi a vedere ed esaminare con diligenza il cadavere di Simone figlio di Andrea contadino operaio, abitante nel Fossato, che ieri fu rinvenuto in casa di Samuele giudeo, e di riferire con loro giuramento, se quel cadavere siasi o no affogato nell’acqua, o quale sia stata la causa della sua morte, e da quanto tempo possa essere morto, e se quelle ferite siano state fatte da alcuno, ed in qual maniera ».

La prima delle perizie sul corpo di Simone è quella di Arcangelo Balduini.

« L’illustre signor maestro Arcangelo Balduini13 soprannominato di conformità alla commissione ed all’ordine suddetto, toccate corporalmente le scritture, con suo giuramento testifica e dichiara: Essersi recato nel cimitero della chiesa di s. Pietro di Trento, ed ivi aver con diligenza esaminato il detto cadavere del fanciullo, il quale, a suo parere, dovrebbe essere realmente morto nel giorno di sabato sera, che fu il 25 di marzo, e che egli così crede, perché la ferita della parte secreta per la introduzione dello stilo (specillo), intromessovi dal maestro Giovanni Mattia, apparisce essere una ferita recente e sanguinosa, e perché le membra di detto cadavere sono flessibili. Soggiunge nondimeno, essergli stato riportato da persone degne di fede, le quali il videro ier sera, che quel cadavere era rubicondo in faccia; che se la cosa è cosi, egli pensa, che probabilmente potrebbe essere morto ieri, non avendo potuto rimaner così rosso per due giorni, specialmente stando immerso nell’acqua, la quale, per sua natura, gonfia ed arrotonda, e produce una apparenza come di piombo. Aggiunge di più, che egli anzi propende a credere, che il detto fanciullo non sia morto da tre o quattro giorni, dacché esso non manda cattivo odore, come coll’odorarlo volle egli testimonio farne esperimento. In fine afferma, che quel fanciullo è morto di tutt’altra morte, che di annegamento nell’acqua, stanteché la piaga della parte secreta fino a ieri sanguinava, come vennegli riferito, e che non era verosimile, che potesse emettere sangue vivo, come lo emetteva, se per due giorni fosse rimasto sommerso nell’acqua, e perché, come sopra disse e gli fu riportato, il detto cadavere era rubicondo in faccia, allorché fu ritrovato la prima volta, mentre questo colore non poteva ragionevolmente durare in un corpo che per due giorni, come sopra, fosse stato entro l’acqua. Dice parimenti, che le dette piaghe potevano essere state fatte con mano ed altrimenti, però essere cosa difficile il darne giudizio. Afferma poi, in seguito ad interrogazione fattagli, dette ferite poter essergli state fatte in vita ed in morte, però la ferita della parte secreta, a suo parere, essergli stata fatta, mentre ancora viveva, od essendo tuttora caldo il cadavere, e dice di credere così, perché da quella scaturiva il sangue come sopra ».

La seconda perizia e quella del medico Gio. Mattia Tiberino14.

« Il ragguardevole signor Giovanni Mattia suddetto, per commissione e mandato datogli come sopra, deferitogli in prima il giuramento col tocco corporale delle scritture, testifica e dice di aver oggi veduto il detto cadavere insieme al soprascritto maestro Arcangelo, e che, per quel che poté comprendere esso testimonio, a parer suo detto cadavere dovette esser morto ieri, perché esso era pieghevole in tutte le sue membra, come di fatto esso testimonio le piegò di sua mano, e perché la carne del morto era arrendevole e non rigida. Afferma di più, la morte non essere avvenuta per sommersione in acqua, ma in altro modo, stanteché i cadaveri degli annegati sono gonfi, e questo non è gonfio; i cadaveri dei sommersi caccian fuori acqua di bocca e di sotto, il che non accade in questo. E soggiunge avergli esso testimonio aperta la bocca ed introdotte le dita, e trovatogli stretta la gola, dove che, se fosse stato affogato, avrebbe dovuto aver aperta la bocca e la gola allargata, e di più, perché i corpi degli annegati non presentano quel colore rubicondo che questo ha ed ebbe, a quanto dicesi, anche ieri. Afferma parimenti essere le ferite di detto cadavere fatte da mano d’uomo, che se fossero state fatte dall’acqua, per urti contro le pietre, le dette piaghe non sarebbero piaghe, ma contusioni, e nemmeno di quel tondo regolare che hanno, perché l’acqua, travolgendo detto cadavere, non avrebbe serbato nell’infliggere cotali ferite né ordine né figura determinata, e in tal guisa dovrebbe il cadavere, aver contusioni in parecchi altri luoghi, se pure non fosse stato il detto corpo corroso da qualche animale là dove mostra le ferite ».

Non ci risulta che il De Fatis15 abbia espresso memoria scritta.

Analizzando questi due testi, le perizie giurate davano ai tre quesiti proposti le seguenti risposte : 1° il fanciullo non era morto per affogamento, 2° le ferite erano state fatte da mano d’uomo, mentre il fanciullo ancora viveva, e 3° la morte era sopraggiunta il giorno prima o al massimo due giorni innanzi.

Benché le due perizie non fossero perfettamente conformi in quanto il Balduini evitava di usare il termine di ferite fatte da mano d’uomo come invece asseriva senza tema di sbagliare il Tiberino, la parte più importante nei due verdetti dei medici fu che essi furono assolutamente concordi nell’escludere la morte del fanciullo in conseguenza di affogamento nell’acqua, e questo andava in contrasto con la denuncia fatta dagli ebrei, i quali asserivano, che il fanciullo era affogato nell’acqua del Fossato, e poi trascinato dalla corrente fin dentro alla casa di Samuele.

Riguardo al tempo della morte del fanciullo, raggiunsero entrambi lo stesso giudizio.

L’analisi medica di queste due perizie provoca una discreta meraviglia considerando le modeste conoscenze che essi potevano avere in questa materia medico-legale.

Lo spolvero dell’opera di Karl Sudhoff 16sugli incunaboli medici di area tedesca, mette in evidenza che prima del 1474 essi sono molto rari e, quasi sicuramente, di difficile reperibilità per i due piccoli medici trentini. Anche l’area italiana non presenta grande disponibilità. Forse era già giunta da Venezia la versione volgare della chirurgia del piacentino Guglielmo da Saliceto17 ma non è dato di saperlo. Comunque entrambi quasi sicuramente conoscevano quello che viene considerato il primo libro di materia medico-legale; di Galeno, il De quomodo morborum simulantes sint deprehendendi. Ma esso tratta solo delle simulazioni delle malattie. E solo su copia amanuense perché l’edizione a stampa è successiva al 1475. Ma ben poco altro era a loro disposizione. Infatti nel Medioevo medico, vale a dire dal 1200 fino alla metà del ‘400, solo pochi accenni di medicina legale si erano affacciati, sia pure imperfetti e sporadici, nel campo dell’arte sanitaria. Ricordiamo solo Raimondo di Pennaforte che fu incaricato da Gregorio IX di raccogliere le cinque collezioni di decreti emanate dai papi precedenti in un solo volume, i Decretali, la cui promulgazione avvenne nel 1237.

Occorre quindi attendere il Rinascimento per poter constatare una maggiore attenzione ed inquadramento di questa parte della materia medica. Chi, per primo ebbe questo intuito fu il chirurgo francese Ambrogio Paré, che, tuttavia, nella sua vasta opera, approfondì solo con qualche spunto questa materia; in particolare il problema dell’asfissia. Ma il Paré nacque nel 1510 e morì nel 1590 quando i nostri due medici ormai da molto tempo erano scomparsi.

Dal Paré in poi la medicina legale conobbe i suoi campioni tra cui gli italiani Gianfilippo Ingrassia con il suo Methodus dandi relationes che, pronto per la stampa fino dal 1568, non venne mai pubblicato e solo nel 1914, il manoscritto ritrovato venne quindi stampato. Con Ingrassia dobbiamo considerare l’opera di Fortunato Fedele, suo allievo, De relationibus medicorum libri quatuor. In quibus ea omnia, quae in forensibus, ac publicis causis medici referre solent, plenissime traduntur, pubblicata a Palermo nel 1602, ma composta attorno al 1595. La seconda edizione è di Venezia, 1617 e un’altra, molto accurata fatta a Lipsia nel 1674. E poi Giovanni Battista Codronchi (1547-1628), medico di Imola con il suo: De morbis veneficis ac de veneficiis libri quatuor in quibus non solum certis rationibus veneficia dari demonstrantur sed eorum species causae signa et effectus nova metoda aperiuntur, Venezia 1595. Per giungere infine a Paolo Zacchia, da tutti considerato il gigante della medicina legale che con le sue Quaestiones medico-legales, fa assumere a questo ramo della medicina il giusto ruolo che le compete.

Dal Zacchia in poi è tutto un grande e luminoso proliferare di discussioni e testi che considerano il rapporto tra legge e medicina.

Ma qui inizia la Storia della Medicina Legale, un mondo affascinante che merita ben altro spazio.

 

Valete, Giuseppe Maria Gottardi.


1 Roussillon è un territorio nel sud della Francia che confina con la Cerdanya nel sud-est della Spagna.

2 Sull’assedio di Caffa è disponibile un incunabolo stampato in Trento (presente in originale in Inghilterra a Londra, alla British Library; a Cambridge, e negli USA a New York NY alla Pierpont Morgan Library e in microfilm a Trento alla Biblioteca Comunale). Signor del ciel benigno e cortese pien di clemenza. e pien dogni bontà gratia mi presta chio mostri palese a tuttol mondo laspra crudelta chel turco cu suo gente discortese ha dimostrato a quegli di caffa ... [Trento: Albrecht Kunne, after 7 June 1475]

3 Platine De honesta voluptate et valitudine ad amplissimum ac doctissimum D. B. Rouerellam S. Clementis presbiterum cardinalem lib. incip., \1473-1475?!, \118! c. ; 4o

4 Monumentum pro comitiis generalibus Regni sub Rege Casimiro pro Reipublicae ordinatione congestum. [Memoriał o naprawie Rzeczypospolitej]

 

5 Per la cronologia di Trento nel 1475 abbiamo raccolto le notizie in:

BONELLI BENEDETTO, Dissertazione apologetica sul martirio del beato Simone da Trento nell’anno MCCCCLXXV dagli ebrei ucciso.. Parone, Giovanni Battista stampator vescovile, Trento 1747.

GIUSEPPE DIVINA Storia del Beato Simone da Trento, 2 vol., tip. Artigianelli, Trento 1902.

ALDO CHEMELLI Trento nelle sue prime testimonianze a stampa, tipolitografia TEMI, Trento 1975.

ARMANDO COSTA I vescovi di Trento, Edizioni Diocesane, Trento 1977.

Atti del Convegno: Il principe vescovo Johannes Hinderbach (1456-1486), 2-6 ottobre 1989, EDB Bologna 1992.

ARIEL TOAFF Pasque di sangue, Ebrei d’Europa e omicidi rituali, Società editrice Il Mulino, II ediz., 2008.

6 Comparirà nel processo anche come: ONFERDORM, UMVERDORM, HOMFERDORF.

7 « Nel giorno soprascritto (27 marzo) il predetto signor podestà ordinò, che vengano arrestati e condotti nelle prigioni i sotto notati, e di procedere contro di loro e gli altri so­prannominati: Israele figlio del soprascritto Samuele, Mosè il vecchio di Sassonia, Mohar figlio del detto Mosè, Salomone quondam Mendelino di Innspruck, Lazzaro di Serravalle del Friuli servo di Angelo soprascritto, Mosè fi­glio di Salomone di Hanspach maestro dei figli di Tobia, Isacco figlio di Giacobbe di Vedera servo del soprascritto Angelo, Brunetta moglie di Samuele, Vitale servo di Sa­muele, Israele figlio di Mohar di Brandeburgo (Volfango), i quali tutti furono presentati e consegnati alle carceri in seguito al predetto comando.»

8 ridotto da: GIUSEPPE DIVINA Storia del Beato Simone da Trento, 2 vol., tip. Artigianelli, Trento 1902, vol. II., pag. 57-60.

9 Al termine dell’opera: « E questo ha stampato Alberto Duderstadt nel paese dall'Adige a Trento, nell'anno in cui sono stati bruciati gli Ebrei, cioè nel 1475, il mercoledì prima del giorno natale della nostra amata Donna. Laus Deo ». La Natività di Maria Vergine cadde venerdì 8 settembre.

10 II poeta Raffaele Romeo detto Zovenzonio, nato a Trieste (8/2/1431), conobbe l'Hinderbach a Padova, dove era presente alla sua laurea (14/1/1452). Insegnò a Capo d'Istria e vi sposò una Vergerio, indi si trasferì definitivamente a Venezia, dopo il 1472. Revisionò per le stampe di Vindelino da Spira Marziale, Terenzio e un commento di Donato. Nel 1475 fu invitato dalPHinderbach a venire a Trento (cfr. Tovazzi: Monumenta Eccl. Trid. III/2 p. 425). «Die 30 apriHs 1475 Johan. episc. Trid. scribit Raph. Zovenonzio Tergestino poetae laureato eumque invitat ad visitandum Beatum Simonem miraculis clarum et ad cominciandos (!) versus in eius honorem»; ma non si mosse da Venezia, dove morì nel 1485. Della sua produzione poetica fan parte « duo carmina eccitatoria in Turcum », di cui uno in strofe saffiche fu recitato alla presenza delPimp. Federico III a Trie­ste (cfr. Hain 16289), l'altro è dedicato a Giovanni Hinderbach.

11 ARMANDO COSTA I vescovi di Trento, Edizioni Diocesane, Trento 1977, pagg. 123-124.

12 GIUSEPPE DIVINA Storia del Beato Simone da Trento, 2 vol., tip. Artigianelli, Trento 1902, Vol. I., pagg. 65-67.

13 GIANCRISOSTOMO TOVAZZI Medicaeum Tridentinum ex Typographia J. Marietti, 1889. – Archangelus Balduini de Capris. Eques et Comes de Tridento, fuit Medicus, Doctor et Consul Trid. an. 1473. — Fuit insuper Archiater Friderici quarti Caesaris, et Alberti Bavariae Ducis, nec non Medicus Ioannis Hinderbachii Episcopi Trid. — An. 1475 una cum Dominis Christophoro de Fatis de Trilaco Chirurgicae Artis Magistro, et Medicinae Doctore Iobanne Matthia de Tiberinis de Brixia examinavit Corpus Beati Simonis pueri Tridentini ab impiis Iudaeis tunc Martyrio adfecti. — An. 1494 memoratur ceu soror Fraternitatis novae s. Mariae de Misericordia Trid. «Madonna Antonia Donna de Maistro Archagnol Medigo ». — Archangelus autem obiit Tridenti, die 2 Aug. an. 1507, et in Ecclesia nostra (vetere) s. Bernardini sepulturam accepit.

14 GIANCRISOSTOMO TOVAZZI Medicaeum Tridentinum ex Typographia J. Marietti, 1889. – Ioannes Matthias Tiberinus Clarensis Brixianus fuit Archiater Joannis Hinderbachii Ep. Trid. an. 1475 et 1482. Celebrem se se reddidit scripta historia Martyrii S. Simonis Tridentini.

15 GIANCRISOSTOMO TOVAZZI Medicaeum Tridentinum ex Typographia J. Marietti, 1889. – Christophorus Comes de Fatis de Terlago Chirurgicae Artis Magister, an. 1475 una eum duobus Dominis Medicinae Cultoribus Tiberino et Balduino supra memoratis, examinavit Corpus B. Simonis Martyris Tridentini. — Apud Bollandianos dicitur «Chirurgus celeberrimus». — Anno autem 1484 memoratur in quadam Charta « Providus Vir Magister Christophorus Ceroycus quondam Ser Ioannis Conti de Fatis de Trilaco, die 14 Mart., qua Donatum q.m Francisci de Capellettis de Supramonte investivit de una Petia terrae arativae et vineatae in pertinentiis Ravinae, loco dicto « al Senter ». — Christophorus obiit ante an. 1488 nam an. 1487 vixit Honesta Vidua Dona Lucia quondam Jacobi Reversi de Vezano, et uxor quondam Magistri Christophori de Fatis de Trilaco et habitatrix Tridenti.

16 KARL SUDHOFF Deutsche Medizinische Inkunabeln Verlag von Johann Ambrosius Barth, Leipzig 1908.

17 Guglielmo da Saliceto Qui finisse la ciroxia de maistro guielmo da piaxenca uulgar mente fata ([Venezia] : impresa per maistro philippo de piero, 1474 die primo Martii ducante Nicolao Marcello) [118] c. ; fol

 

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