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In una causa civile gli elementi probatori a suffragio della tesi di ciascuna delle parti sono prodotti in atti nei termini previsti dal Codice di procedura civile (ben conosciuto dai difensori delle parti, per quanto ovvio).

La qualifica di Ausiliario del Giudice comporta per il CTU l’assenza di oneri di ricerca delle prove (qui facciamo riferimento ai procedimenti di merito).

Né il CTU stesso può essere usato dalle parti per provare fatti e circostanze utili alle proprie domande formulate in atti, né le parti possono chiedere che la CTU sia esplorativa in merito all’accertamento di luoghi e circostanze genericamente descritte negli atti.

Ma indaghiamo meglio tali aspetti, già ribaditi più volte dalla Suprema Corte, cosa comportano concretamente per il CTU e quali sono le circostanze in cui più frequentemente si appalesano.

Sul CTU non incombe l’onere della prova. Tale affermazione trova sempre l’assenso della parte cui nuoce e deve essere applicata dal CTU non certo come «scarica barile», ma bensì come elemento di analisi essenziale quando gli elementi necessari per rispondere al quesito posto dal Giudice sono carenti e necessitano di ulteriori precisazioni rispetto alle prove ritualmente prodotte dalle parti, ulteriori precisazioni (rispetto a quelle ritualmente prodotte) da acquisire con il consenso delle parti.

Il dispositivo dell’art. 2697 del Codice civile chiaramente stabilisce che:

Chi vuol far valere un diritto in giudizio (c.p.c. 99, 100) deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento (c.p.c. 115). Chi eccepisce l’inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l’eccezione si fonda.

In tale contesto, il CTU opera sempre come «Giudice tecnico» per valutare le tesi di ciascuna delle parti sugli argomenti oggetto del suo incarico e per valutare le relative argomentazioni (prove) che sono a sostegno delle rispettive tesi. Solo in questo modo l’attività del CTU è conforme al dettato del Codice di procedura civile, evita al CTU la responsabilità di dover procedere ad acquisire elementi che non gli competono e consente di integrare il contraddittorio (eventualmente

ricevendo il consenso delle parti per ricevere ulteriore documentazione).

Il CTU non è un mezzo di prova. Tale affermazione implica che la parte su cui incombe l’onere della prova non può chiedere al Giudice che il CTU fornisca prove utili per dimostrare la propria tesi. Tale circostanza è una diretta conseguenza della prima affermazione indicata al precedente capoverso.

Né la parte che ha interesse, anche a mezzo del proprio difensore, può chiedere al CTU di eseguire indagini e/o di produrre documenti che non sono stati prodotti negli atti di causa, a vantaggio della propria tesi. La documentazione a corredo del fascicolo di ufficio, necessaria a rispondere ai quesiti posti dal Giudice, può essere arricchita dalla parte solo con il consenso delle parti avversarie, alle quali dovrà essere consegnata tale medesima documentazione al fine di poter esprimere rilievi

e contestazioni, così da attivare il contraddittorio tra le parti, uno dei principi fondamentali cui si ispira il nostro ordinamento.

In concreto il CTU deve limitarsi a valutare le prove offerte dalle parti, eseguiti i sopralluoghi sul posto ed eseguite le eventuali prove e analisi espressamente autorizzate dal Giudice sentite le parti. Le parti non possono chiedere al CTU di produrre documenti, attività che compete alle parti (per il tramite dei loro difensori 20legali) nella fase di istruzione probatoria del procedimento regolata dalle pertinenti norme del Codice di procedura civile.

 

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