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Andare in un Tribunale ed iscriversi all’albo dei CTU è una cosa splendida.


Vuol dire avere il coraggio di mettere la propria professionalità e conoscenza a disposizione della maggiore autorità possibile: Il Giudice.
Il compito, l’incarico che ci verrà proposto, in qualche caso, potrà sembrare facile ma non vi è mai nulla di semplice nell’assumere l’impegno, giurando, di esplicare quanto ci viene chiesto.
La materia che ognuno di noi ha scelto è vasta e passibile d’intralci.
Solo una particolare passione per la ricerca della verità ci potrà aiutare.
Ma dovremo stare attenti a non incorrere nella presunzione e ricordarci sempre che l’esperienza è quella parte della conoscenza che ci fa fare errori nuovi.

Il grande Mittermaier ce lo ricorda qui, ancora una volta  

PARTE TERZA.

DELLA PROVA MEDIANTE IL PARERE DEI PERITI 1.
CAPITOLO XXVI.

Natura della prova per periti.

Si ricorre alla prova per periti, ogni volta che nella decisione di una causa penale si presentano quistioni influenti, le quali non possono essere risolte in modo convincente per il giudice, se non da persone che abbiano certe cognizioni tecniche e certe attitudini. Tali sono i casi seguenti:

1.° Quando si tratta di stabilire se esistano certi fatti o fenomeni, a ben constatare i quali si richiedono cognizioni dell’arte: come sarebbe per giudicare se vi siano i segni della verginità, o se nel corpo di taluno vi sia del veleno;

2.° Quando si ha da determinare l’indole o natura di certi fatti2.

3.° Quando si dee decidere della possibilità o della verosimiglianza delle cose allegate in processo3; o per il detto di un testimonio4, o per avere l’imputato addotte circostanze accessorie di un reato da lui confessato, la prova delle quali serve a dimostrare la verità della confessione medesima5;

4.° Quando si dee trarre dai fatti, risultanti dal caso concreto6, un giudizio d’arte;

5.° Se si tratta d’un giudizio d’identità sulla persona dell’imputato o del danneggiato7;

6.° Per decidere dell’ammissibilità o della forza di un indizio, p. e., se certe macchie trovate sugli abiti dell’imputato, siano macchie di sangue;

7.° Principalmente poi per decidere la quistione dello stato mentale dell’imputato, p. e., se si trovasse in uno stato di alterazione di spirito al tempo del fatto;

8.° E finalmente avviene non di rado che il giudizio dei periti sia tale da riuscir decisivo nel risolvere la quistione sulla punibilità dell’azione imputata all’accusato8.

Da tutto ciò si scorge essere erronea l’opinione manifestata più sopra, che la prova per periti sia una specie della prova mediante ispezione oculare del giudice9. Certamente, si danno dei casi in cui l’ispezione dei periti coincide con quella del giudice10, oppure i periti per poter dare un fondato parere, portano ispezione anche a quei fatti che, propriamente, sono da ispezionarsi dal giudice, perché si tratta di una percezione pura dei sensi11. È importante altresi che il giudice, come direttore dell’atto per il quale sono chiamati i periti, richiami la loro attenzione sopra quei punti, sui quali l’ispezione e la perizia son necessarie nel caso concreto12. Tuttavia non si potrebbe dire, nemmeno in tal caso, che l’ispezione peritale sia una specie di quella oculare del giudice; poiché il giudice non assume i periti allo scopo d’esser da loro posto in situazione di eseguire egli stesso l’ispezione. Soltanto in qualche caso potrebbe dirsi questo; p. e., allorquando in una sezione cadaverica operata dai periti vien levato lo sterno, e il giudice può vedere da sé la via percorsa dalla palla. Del resto, anche quando il giudice è presente, egli è solo all’occhio esercitato dall’arte che si palesa la vera qualità dei fatti, e per modo che l’inquirente si affida, in realtà, soltanto all’assicurazione dei periti, circa quei fenomeni, per comprendere i quali si richiede uno sguardo esperimentato13.

Convien notare però, che in tutti questi casi, in cui il giudice è presente all’ispezionc dei periti, questa non forma ancora la cosa sostanziale e decisiva; ma è unicamente un mezzo per l’emanazione del giudizio, che i periti devono proferire. Il medico chirurgo fa la sezione per poter giudicare della letalità delle lesioni; il chimico fa esperimenti per decidere se sia avvenuto un veneficio. Così essendo, a meglio stabilire la natura della prova per periti non giova punto il farne una specie dell’ispezione oculare del giudice; opinione, del resto, che non potrebbe sussistere in quei casi in cui i periti sono interpellati sopra mere possibilità in genere14; ché allora il giudice si vale della loro risposta unicamente per decidere della credibilità di certe deposizioni, od anche per trarne delle conclusioni che giovano a risolvere una quistione connessa con quella della reità.

Circa la posizione dei periti nel processo penale sono da aversi presenti le seguenti importanti distinzioni15:

1.° Frequentemente i periti non fanno se non quello che fanno gli altri testimonj, attestando cioè quello che hanno veduto coi proprj sensi, p. e., che negli abiti dell’imputato, o sul cadavere, esistono certe macchie;

2.° Altre volte invece essi decidono sopra dei fatti; ma tali che, per conoscerne la natura, e necessario l’uso di certi mezzi dell’arte, e di un occhio esperimentato a valersene; come quando un ostetrico ha da determinare se una data persona abbia partorito di recente, o quando il perito deve far uso del microscopio;

3.° Talora i periti pronunziano unicamente sul fondamento delle esperienze fatte già in casi simili, p. e., sugli effetti che produce il cadere nell’acqua fredda a ventricolo pieno;

4.° Altre volte, all’incontro, si attengono ai precetti scientifici ed a quelle esperienze che offrono certe verosimiglianza o possibilità16;

5.° Spesse volte il medico è richiesto a dire come debba contenersi un medico in certi casi, e se possa essere responsabile dell’infelice esito della cura;

6.° In altri casi finalmente i periti deducono il loro giudizio sul fatto che hanno sott’occhio, da quelle massime fondamentali della scienza, alle quali hanno riportato altri fatti simili da loro osservati, p. e., sulla letalità delle lesioni§17.

Da tutto ciò scaturisce che, nel dare il suo parere, il perito segue in parte certe esperienze, in parte le massime della scienza o dell’arte. Le esperienze poi, o sono sue proprie, o sono d’altrui; e queste, o sono state a lui riferite da altri periti, e le apprese dalle opere scientifiche. Quanto alle massime della scienza e dell’arte, finalmente, tutto dipende da ciò, se ed in quanto esse siano accettate nella scienza come solidamente stabilite; se siano proposte da un gran numero di periti, come massime giuste; ovvero se siano piuttosto considerate come ancora incerte.

Quanto è maggiore però l’importanza che in questi ultimi tempi fu annessa alla prova mediante periti, altrettanto è nuova la difficoltà che vi va congiunta. I progressi delle scienze naturali, e specialmente della medicina, della chirurgia e della chimica, diventarono adesso cotanto prodigiosi, da essersi dovuto riconoscere affatto erronee certe regole, che venivano considerate un tempo come decisive, benché tratte da esperienze incompiute e insufficienti; tra le quali citiamo quelle relative agli effetti prodotti dai veleni, ai fenomeni che accompagnano certe malattie, alla constatazione della vita nei neonati, e simili. Donde risulta, benanche, come una volta i giudici credessero di poter risolvere essi medesimi certe quistioni, che, per gli odierni progressi delle scienze naturali, si riconosce non potersi risolvere, che col sussidio dei mezzi dell’arte e di persone esperte, p. e., quando si dee riconoscere la qualità di certe macchie, o adoperare il microscopio. Non può tacersi, per altro, che siffatti progressi e scoperte son noti anche ai malvagi, iquali si procacciarono in tal guisa mezzi e stromenti, da prima ignoti, per commettere i reati, p. e., nuove sostanze venefiche18.

Alle quali difficoltà, che accompagnano le decisioni fondate sul giudizio dei periti, s’aggiunge quella nascente dalle infinite diversità di principi che dominano nella scienza, e dalla lotta delle nuove teorie contro le vecchie. La qual cosa pone i giudici e i giurati in situazione difficile; ché avviene di frequente che le opinioni dei periti si trovano in contraddizione tra di loro, seguendo gli uni le nuove idee, e ignorandole gli altri, o rifuggendone, per amor dell’antico19.

In vista della grande varietà di casi pei quali torna applicabile nel processo penale l’opera dei periti, la quistione se i periti debbano essere considerati come testimonj20 o come ausiliarj del giudice21, giova ben poco a chiarire la vera natura della prova per periti22. E invero non sarà mai possibile di classificare tutti i casi, nei quali occorrono i periti, e sotto l’aspetto della testimonianza, o sotto quello d’un intervento sussidiario pel giudice23. Così, quando i periti han da risolvere unicamente certe generali quistioni e possibilità astratte, in realtà decidono; laonde non potrebbero chiamarsi testimonj, dal momento che nulla osservano. Quando, al contrario, depongono sopra fatti, per riconoscere i quali si richieggono ispezioni dell’arte, solo una parte della loro deposizione è simile a quella di un testimonio; certo essendo che l’occhio esercitato d’un uomo dell’arte decide con tanta sicurezza, se vi siano, a modo d’esempio, certi segni della gravidanza, con quanta l’occhio d’un comune testimonio decide se un dato colore sia nero. Tuttavia la parte principale della dichiarazione del perito, come già si è notato, e il parere o giudizio ch’egli esprime sulla natura dei fatti, e sul reciproco loro rapporto; e sotto tale aspetto il perito non può, di certo, venir confuso con un testimonio24, quand’anche si volessero adoperare le frasi di testimonio razionale25 o di testimonio istrutto26, frasi che non danno alcun vantaggio.

Ma v’ha di più: codesta analogia, supposta, tra i periti e i testimonj, condurrebbe ad erronee conseguenze; poiché il motivo pel quale noi prestiamo credenza al testimonio è la fiducia che abbiamo ne’ suoi sensi; per modo che non gli chiediamo nemmenei motivi della sua deposizione; mentre che il giudizio dei periti, se non fosse motivato, non ci inspirerebbe nessuna fiducia. Inoltre il testimonio può esporre anche sul momento, ciò che è a sua notizia, senza che occorra di accordargli un dato tempo a riflettere; e per l’opposto non si potrebbe mai rifiutarlo al perito, per riflettere sul giudizio che dee dare, dal momento che ha da raffrontare le sue opinioni colle esperienze altrui e coi principj scientifici. – Ogni testimonio, finalmente, dee fare la propria deposizione da solo; laddove, se i periti son più, si permette loro di consigliarsi a vicenda, e di esporre un concorde parere27.

Ugualmente improprio è il considerare i periti come ausiliarj del giudice. Se ne farebbero altrettante persone giudiziarie, di cui il giudice sarebbe il direttore; e si vincolerebbero a lui, solo per illuminarlo ed alleggerirgli l’incarico; laddove, al contrario, nella più parte dei casi il giudizio dei periti è indipendente, e procura la convinzione al giudice inquirente, il quale è all’atto ignaro di molte cose attinenti alla scienza ed arte loro, senza che l’autorità di esso eserciti alcuna influenza, benché l’ispezione sia diretta da lui.

L’opinione che i periti siano ausiliarj del giudice, ne ha poi fatto sorgere un’altra assai pericolosa; immaginandosi essi che, quali ausiliarj, siano essi soli incaricati di risolvere definitivamente le quistioni loro proposte, per modo che sia poi un assoluto dovere del giudice, di porre il loro responso come base della sentenza. Il giudice, invece, non altro possiede, nel parere dei periti, che i materiali e gli schiarimenti, che poi, debitamente esaminati e ponderati, mette a profitto nel preferire il suo giudizio28.

Per decidere poi fino a qual punto i periti siano testimonj29, convien separare in due parti la quistione. La prima parte è: se i periti possano essere equiparati ai testimonj, circa la forza provante della loro deposizione; e crediamo di no; la seconda è: se certe regole e prescrizioni di procedura, relative all’esame dei testimonj, si possano applicare ai periti; e crediamo che talune si possano, almeno sotto un certo aspetto. Voler considerare i periti come una specie di testimonj, condurrebbe alle più fallaci conseguenze, poiché il giudizio o parere dei periti consiste nel riscontrare i fatti concreti colle esperienze scientifiche loro note, o coi principj fondamentali, e nel trarne certe conseguenze colle quali vien risolto un quesito proposto; laddove il testimonio deve deporre sopra ciò che ha osservato coi proprj sensi. Anche allorquando i periti depongono all’appoggio della loro propria osservazione, questa è però soltanto un mezzo per giungere a un certo giudizio; ed infatti il giuramento ch’essi prestano, è diverso da quello dei testimonj, cosicché anche la falsità del loro parere produce conseguenze diverse30.

Quanto alla seconda parte anzidetta della quistione, è bene osservare che l’analogia tra i periti e i testimonj rileva ancor più nel processo orale ed accusatorio, in quanto che, p. e., in Francia ed in Inghilterra i periti sono indicati sulla lista dei testimonj31, sia del publico ministero che del difensore. Così pure il presidente (in Francia) e l’accusatore e il difensore (in Inghilterra) dirigono loro le domande come si fa cogli altri testimonj. Il che è naturale, dappoichè è di fatto che in certi casi il perito fa deposizioni precisamente della stessa natura di quelle che fa ogni altro testimonio, cioè sopra fatti di cui venne in cognizione per mezzo dei proprj sensi, p. e., quando un medico riferisce certe dichiarazioni che il ferito aveva fatte con lui32. Anche in Inghilterra33 ed in Francia34 si riconosce però, sì dalla scienza come dalla pratica, che i periti non sono propriamente da considerarsi come testimonj comuni.

Per conseguenza non solo vengono indicati col nome speciale di periti, ma siccome essi, in sostanza, pronunziano un giudizio, così non possono essere trattati come i testimonj, ma, p. e., dev’essere loro lasciato un tempo sufficiente per riflettere a ciò che han da rispondere, dipendendone anche la giustezza della sentenza del giudice. E perciò hanno fatto opportunamente quelle nuove leggi tedesche35, ed italiane36, che distinguono i periti dai testimonj, e danno separate prescrizioni per gli uni e per gli altri.

Concludasi pertanto che la prova per periti è una specie particolare di prove, e si fonda sopra regole particolari.

Il vero fondamento della forza provante dei periti consiste in ciò37 che, quando per risolvere la quistione di reità è necessario di definire da prima una quistione preliminare, a cui si richieggono cognizioni tecniche, il giudice si rivolge a quelle persone le quali, per i loro studi e cognizioni ed esperienze, lo autorizzano a presumere, che la risolveranno nel modo più sicuro e più giusto. E se, dopo maturo esame, egli si convince che i periti da lui interrogati presentano tali guarentigie di credibilità e di dottrina, da non lasciar più nessun dubbio ragionevole sulla giustezza del parere da loro proferito, il giudice più non esita a dar loro piena fede, ed a sentenziare conformemente al loro giudizio. Come vedesi adunque, [e come già fu spiegato più sopra a pag. 167], la forza provante dei periti si fonda sopra una serie di presunzioni e dipende da molteplici condizioni.

Così si spiega comei vecchi giuristi opinassero che i periti son giudici del fatto, e come, in tempi più recenti, si paragonassero ai giurati38. Ciò che ha di vero quest’opinione si è, che in molti casi la quistione decisa dai periti ha un carattere pregiudiziale, per modo che, se quella loro decisione si accetta, vien da sé che è risolta anche la quistione della reità. Così accade, p. e., se in un’accusa d’infanticidio i periti dichiarano che l’infante ha vissuto; o se decidono che l’accusato ha il pieno uso dell’intelletto e non sofferse nessuna alterazione. È vero altresì che, per lo più, il parere dei periti è quello che determina la sentenza di reità; poiché appunto di solito accade che il giudice prenda quel loro parere a fondamento della sua sentenza. Ma è poi erroneo il dire che siffatto parere abbia la forza d’un verodetto come quello dei giurati, per guisa che il giudice vi sia senz’altro vincolato. I giurati decidono come veri giudici la quistione di reità, sicché, di regola, i giudici del diritto devono sentenziare su quello che già hanno pronunziato i giurati. Ma i periti, all’incontro, non esprimono ai giurati ed ai giudici che una loro opinione sopra quistioni tecniche, opinione, del resto, che i giudici sono liberi di adottare, o no39.

Considerando poi attentamente i motivi pei quali il giudice fa del parere dei periti un fondamento della sua decisione, e determina secondo quello la sua convinzione, si trova che consistono nei seguenti:

1.° Perché le persone che hanno la necessaria cognizione, e l’occhio abituato a riconoscere prontamente i veri fenomeni distintivi del caso concreto, e sanno far uso degli stromenti opportuni per scoprire il vero stato della cosa, meritano fiducia per quel che decidono nei termini dell’arte loro40. Il giudice, infatti, quando sente un perito, presuppone che, oltre avere l’intelligenza e la logica comune, sappia anche, per proprie esperienze, studi e giudizj, tenersi libero da idee preconcette, e far tali indagini, che non solo non siano mosse da una sola idea, ma tendano allo scopo di ottenere un determinato risultamento41. Presuppone inoltre che il perito il quale si riporta ad esperienze, o ne abbia fatte egli stesso sull’oggetto in quistione, o possa giovarsi di un gran numero di quelle atte da altri; e presuppone, finalmente, che gli autori di tali esperienze a cui egli si affida, siano tali da meritare piena fiducia, per imparzialità e coscienziosità, sì nel farle che nell’esporle. Per di più poi il giudice, se ha da aver fede nei periti, deve anche avere la certezza che essi, nel fare le necessarie esperienze, abbiano conosciute anche tutte le regole prudenziali, seguendo le quali soltanto si ottiene un risultamento sicuro, per proferire un giudizio, e che si siano esercitati in ciò che occorre per eseguire un’esatta ispezione42;

2.° Perché si fa calcolo della leale volontà dei periti di osservare e conoscere il vero, doppiamente eccitata dalla santità del giuramento, per il quale si trovano tanto più spinti a fare diligenti e coscienziose osservazioni, compresi dell’importanza del loro parere, la cui efficacia e pregiudiziale per la causa;

3.° Perché si ha fiducia altresì che, per gli stessi motivi, i periti vorranno esporre pienamente e fedelmente ciò che hanno osservato.

Da ciò si scorge che la quistione se un perito meriti credenza, coincide frequentemente coll’altra, se egli la meriterebbe anche come testimonio. E invero è chiaro, che in molti casi il perito è chiamato a raccogliere veri fatti43, come quando, in casi di veneficio, cerca di informarsi di tutto l’andamento del male44, o come quando, essendo egli ricercato di decidere dello stato mentale d’un accusato, dee visitarlo e trattenersi con lui, per indagare la specialità del suo stato. Or qui l’esperienza insegna che facilmente il perito si lascia trascinare da idee preconcette, oppure fonda il suo giudizio sopra osservazioni superficiali ed incomplete. Tutto ciò che può rendere sospetto il buon volere di un testimonio d’osservare e deporre fedelmente, rende sospetto anche un perito. Anzi in tempi di lotte politiche potrebbe persino temersi il caso, che un perito di carattere poco saldo, sapendo desiderato da chi tiene il potere, un voto sfavorevole all’accusato (per esempio, che non sia punto affetto da alienazione mentale), seguisse ciecamente una idea prestabilita, e, tanto nell’assumere l’ispezione, quanto nel preferire il giudizio, mirasse a far apparire come accertato, ciò che forse è ancor dubbio.

4.° Perché si suppone, inoltre, che ad un uomo istruito e ricco di esperienza, non debba riescire difficile di scoprire le vere leggi scientifiche45 o le esperienze, a cui certi fatti sono da attribuirsi;

5.° E che parimente saprà riscontrare esattamente i fatti del caso concreto con quelle leggi, e ne saprà dedurre le conseguenze logiche e scientifiche.

6.° La connessione poi ed il peso delle ragioni sulle quali si fonda il parere dei periti aumentano la fiducia che si ripone in esso, poiché ne risulta con quanta prudenza siano state ponderate le circostanze del caso, e quanto sia matura e fondata la discussione delle medesime.

7.° E finalmente l’accordo46 di più periti in un medesimo voto e giudizio, è nuova guarentigia che lo rende meritevole di fede.

Così si scorge, come già fu notato altra volta, che la forza provante del giudizio peritale si fonda sopra una catena di supposizioni. È una presunzione, infatti, quella per la quale noi crediamo che i periti posseggano tutte le cognizioni scientifiche ed abbiano il proposito di eseguire una coscienziosa ispezione. Egli è unicamente quando tali circostanze di fatto concorrono, in un dato caso, a rafforzare siffatte presunzioni, che noi possiamo dirci convinti precisamente pel voto dei periti. Or chi non vede quanto sia perciò stesso importante il diritto del giudice di esaminare il parere dei periti?

E se consideriamo quante volte i periti si fan forti di principj che la scienza fa oggetto ancora di molte controversie47, oppure ad esperienze nelle quali è possibile illudersi48; se pensiamo che, per conseguenza, il parere dei periti è ben sovente null’altro che l’espressione di quello ch’essi credono; ci convinceremo altresì che la prova per periti dev’essere frequentemente equiparata a quella per concorso di circostanze e d’indizj.

Non è giusta quella differenza che taluni vollero fare49 tra i periti incaricati dallo Stato di eseguire ispezioni tecniche in genere, e quelli che le parti hanno nominati nel caso concreto50. Secondo tal nuova opinione questi ultimi sarebbero veramente mezzi di prova, laddove i primi dovrebbero essere considerati unicamente come ausiliarj del giudice; partendosi così dalla falsa premessa che i periti, per ciò solo che son nominati dallo Stato, acquistino una maggiore autorità e credibilità. Or questa nomina, altro non significa fuorché una data persona è designata onde il giudice se ne valga in certe ispezioni, sia perché lo Stato ha cura, nell’interesse publico, che non manchino mai persone esperte e dotte51, sia perché tali persone sono stipendiate per siffatto ufficio.

D’altronde la forza provante del parere dei periti dipende, come già si disse, dalla presupposizione che essi posseggano le cognizioni, l’esperienza e l’attitudine necessaria per eseguire le ispezioni, e leale volontà di esaminare a dovere e giudicare secondo verità; spetta però al giudice il conoscere se tali supposizioni esistano; e d’altra parte, in tanto singolare progresso delle scienze, può anche avvenire che il medico d’ufficio (solitamente attempato) non conosca, quanto un giovine, gli ultimi trovati, o non possegga con ugual sicurezza l’arte di eseguire le osservazioni52. – Per questo solo poi il perito merita fede, perché noi ci aspettiamo che un uomo esperto in arte sappia debitamente esaminare ciò che gli è proposto, e proferire poi un fondato giudizio; laonde quel che gli acquista fede presso il giudice si è la sua tecnica istruzione. La nomina ufficiale assicura bensì che il perito abbia le necessarie cognizioni, ma questa sicurezza si può conseguire anche altrimenti, p. e., con esami, e tenendo conto della notoria rinomanza scientifica del perito53. Si vedrà in seguito che non è obbligatoria nemmeno codesta chiamata dei periti ufficiali, e che l’inquirente è sempre libero di sceglierne anche degli altri54.

CAPITOLO XXVII.

I periti considerati secondo le diverse legislazioni.

Abbiamo già notate più sopra, nel Cap. XXI, che nel diritto Romano non si tròva alcuna prescrizione relativa alla prova per periti nel processo penale, pel motivo che non si dava gran valore alla constatazione del fatto in genere, nel significato d’oggidì55. Ma introdotto il processo inquisitorio, codeste ispezioni acquistarono tosto importanza, e però nel diritto canonico è fatta parola dell’assunzione di medici in qualità di periti56, quantunque sia ben da credere che, allo stato in cui la scienza si trovava a que’ tempi, l’opera del medico si limitasse alla visita esterna.

Anche nel diritto germanico si introdusse per tempo il costume di chiamare i medici per risolvere le quistioni dell’arte, e così lo troviamo nel diritto municipale delle città del Belgio57 e dell’Olanda58. E lo stesso dicasi dell’Italia59. Per certo, anche in Inghilterra si usò ben presto che il coroner60 incaricato di far proferire dal Giurì un verodetto sulla specie di morte d’un defunto, e di provocare una procedura, chiamasse i medici. Anche i pratici italiani del medio Evo attribuivano uno speciale valore al parere dei periti61, e si scorge dai loro commentarj che l’inquirente nominava il perito soltanto nel caso che l’accusatore e l’accusato non fossero d’accordo nella scelta62. E ben naturale che, se già v’era codesto uso forense, anche Schwarenberg prescrivesse, come fece, nella C. C. C. 63, la chiamata dei periti. Ma una tale prescrizione si limitava ad imporre ai periti di ispezionare le ferite e di pronunziare il loro parere su di esse; il che procedeva dal non essere, in que’ tempi, l’arte di sezionare i cadaveri, diffusa per modo, che si fosse adottata anche nelle procedure giudiziali64. E persino i pareri peritali di quell’epoca, giunti fino a noi65, dimostrano che allora si soleva limitarsi all’ispezione esterna delle ferite.

Col progredire della scienza, e prendendo dominio la massima che si debba dissipar ogni dubbio nella ricerca della verità assoluta, l’uso dei periti si fece sempre più generale; in guisa che divenne persino un vero obbligo dell’inquirente, quel di valersi di ogni mezzo e di ogni via d’indagine, per conseguire possibilmente il più alto grado di certezza. E allora s’interrogarono i periti, non solamente per constatare il fatto delittuoso in genere, ma eziandio per verificare la credibilità delle testimonianze66o della confessione67, ed anche per giudicare della imputabilità dell’accusato68. Questo è il carattere più ampio che hanno nei codici moderni le prescrizioni sulla prova per periti.

Il Codice Austriaco69 si limita a qualche cenno; ma basta a dimostrare che la legge considera questa specie di prova, come una prova che sta da se70. Sono assai più compiute le disposizioni dell’ordinanza Criminale prussiana71. La legge distingue accuratamente la deposizione che fanno i periti su ciò che hanno veduto o sentito, la quale è equiparata alla testimonianza, dal giudizio che essi proferiscono; ma vuole che concorra sempre la controlleria del giudice, facendogli obbligo72 di guidare l’ispezione dei periti e di pretendere da loro un giudizio concludente73.

Il Codice di Baviera74, al contrario, sembra che consideri la prova per periti come una specie dell’ispezione giudiziale, e che attribuisca maggior fede ai periti nominati stabilmente dal governo, che agli altri75; quanto poi alle loro ispezioni applica le regole della testimonianza76. La forza provante del parere dei periti è, finalmente, vincolata a certe condizioni77.

Ma in quelle legislazioni che riposano sulla publicità, la prova per periti ha un carattere diverso. Nel processo inglese l’intervento dei periti ha luogo sopratutto nella investigazione che assume il Coroner78 sulla morte di una persona, per riconoscerne la causa. La pratica inglese si vale in questi casi dei medici79, e il Coroner decide poi secondo il loro parere80. Sono per altro assai comuni i lagni sulla insufficienza delle indagini che il Coroner fa fare dai medici; in parte perché il Coroner, massime nella campagna e nelle piccole città, non possiede le cognizioni necessarie per guidare una investigazione così difficile, e in parte perché benespesso intervengono certi sedicenti medici, che essendo inetti e non informati dei progressi della scienza, fanno ispezioni superficiali e danno un parere ugualmente superficiale81. Del resto la procedura dinanzi al Coroner vale unicamente per la inquisizione preliminare, poiché nel dibattimento tocca ai giurati a decidere, secondo le prove loro prodotte. E qui è importante la chiamata dei periti, p. e., per dare il loro parere sulla letalità delle lesioni, od in caso d’infanticidio, e simili; se non che poi questi periti son citati e sentiti non altrimenti che come testimonj82. E siccome i giurati non son vincolati a una teoria di prove, dipende da loro se e qual valore vogliamo attribuire al deposto di essi83. Tuttavia è da dire che il giurato inglese, essendo solito ponderare con calma e serietà le prove del processo, e decidere secondo il risultamento di esse, non è facile che trascuri la deposizione di un perito, sul quale non sorgano motivi di diffidenza.

Il presidente poi non chiama mai i periti all’udienza; poiché spetta all’accusatore di citarvi quelli di cui intende valersi per sostenere la sua accusa. Per conseguenza essi vengono classificati nella sezione delle prove in aggravio, e l’accusatore ha egli pel primo il diritto d’interrogarli; dopo di che li interroga il difensore nell’esame incrociato. Similmente se il difensore ha fatto egli citar de’ periti, spetta a lui la facoltà di interrogarli pel primo, indi all’accusatore nell’esame incrociato, sempre però nella sezione della prova a discolpa. Ma da questo metodo sorgono gravi difetti nella prova stessa per periti; poiché le deposizioni loro riescono spezzate, e divise. Ed invero i periti sono interrogati in due diverse sezioni della procedura, e spesso depongono anche in modo molto superficiale; e d’altra parte i giudici, che ignorano i progressi della scienza speciale professata dai periti e specialmente quelli relativi alle malattie mentali, e che talora sono imbevuti d’antichi pregiudizj, influiscono sfavorevolmente sul Giurì.

Nel processo penale francese i periti sono nella medesima condizione; al pari dei testimonj84, vengono citati e sentiti al dibattimento85, spettando ai giurati unicamente il giudizio, se essi abbiano da prestar fede al parere dato dai periti; e benespesso accade che, dopo discussioni mediche di più giorni, l’importanza delle quali non può essere compresa dal Giurì, questo si formi quell’opinione che più gli piace, e decida secondo quella.

Nell’istruzione preliminare può trattarsi di un così detto délit flagrant, o no. Se non e il caso del delitto flagrante, il chiamare i periti, dirigere le loro ispezioni e ricevere il loro parere, è officio del giudice istruttore86. Dee però eleggere come periti gli officiers de santé, deferir loro il giuramento e sentirli a protocollo, quando non credano di dare il loro giudizio in iscritto. Alle loro operazioni il giudice istruttore può assistere, volendo, e tale e anche la pratica; ma non ne ha vero obbligo87. Se poi è il caso del delitto flagrante, chi assume i periti e ne riceve il giuramento e il parere, è il procuratore di Stato (imperiale)88. Del resto la legge non dà, né al giudice, né al procuratore, alcuna istruzione più precisa89, abbandonando il tutto al loro arbitrio. E siccome in Francia non è prescritto, per gli studenti d’università, lo studio della medicina legale90, così i giudici e i procuratori, al pari di taluni medici, sono ben poco informati dei nuovi bisogni; e però la verificazione del fatto in genere per mezzo di periti, riesce in Francia assai imperfetta, e i loro giudizj non offrono solida e consistente base91. Egli è assai facile, nei casi più delicati, che la constatazione del delitto resti abbandonata agli officiali della polizia giudiziaria, e quindi anche ai membri del publico Ministero (Procuratori imperiali) i quali hanno in vista quasi esclusivamente l’interesse dell’accusa92. Così pure, quanto al modo di sentire i periti nel dibattimento orale, il Codice francese non ha norme speciali, e tutto abbandona alla pratica93. Nei dibattimenti che hanno luogo dinanzi alle assise, il publico Ministero pone il nome dei periti, di cui vuol servirsi, sulla lista dei testimonj (poiché si procede sempre secondo l’opinione di una analogia tra testimonj e periti); e il difensore cita quelli di cui intende valersi nella difesa. L’interrogatorio dei periti poi si fa col mezzo del Presidente, poiché né il procuratore né il difensore non possono fare domande direttamente ai testimonj94. È del resto una pratica da riprovarsi quella che il Presidente, in forza del suo potere discrezionale, possa a suo piacimento citare e sentire periti senza giuramento, mentre può anzi accadere che le deposizioni di tali esperti siano quelle che fanno la maggiore impressione sui giurati95. Parimente non può essere lodata l’altra pratica, pure usitata in Francia, per la quale, se col mezzo dei periti che furono citati, l’accusa non viene sostenuta, il Procuratore domanda l’aggiornamento del dibattimento allo scopo di citare nuovi periti, e il presidente vi aderisce. Chi è che non veda, pregiudicarsi così assai facilmente ai diritti dell’accusato?96

Fu provveduto assai meglio nelle legislazioni tedesche allo scopo di trarre miglior profitto dalla prova per periti, essendovisi inserite compiute istruzioni sul modo di procedere97, ed essendosi instituiti medici giudiziarj e persino de’ chimici pei casi di veneficio98; e per tal modo codeste leggi han procurato ai Tribunali periti meritevoli di tutta la fiducia. A conseguire poi la maggiore convinzione nel parere di essi, quelle leggi stabiliscono che se il giudice inquirente o la camera d’accusa ha tuttavia dei dubbi, debba invocare il giudizio dei collegi superiori di periti99. Nelle sessioni delle Assise essi vengono citati del Procuratore di Stato e dal difensore; ma è poi da censurarsi la disposizione di alcuni codici tedeschi100, che, cioè, i periti da citarsi vengano indicati nel conchiuso d’accusa: poiché il Tribunale potrà ben di rado prestabiIire quali periti saranno d’essenziale influenza; sicché ne verrà danno facilmente alla difesa. In quei codici, però, si è provveduto assai meglio che in Francia, al modo di sentire i periti nel dibattimento orale, poiché i presidenti, i Procuratori di Stato e i difensori sono meglio istruiti nella medicina legale101. Ma è, in pari tempo, una pratica biasimevole quella di limitarsi a far leggere il parere scritto, anziché citare i periti, onde lo esprimano a voce; e quella altresì di restringere soverchiamente il diritto di scelta spettante al difensore che volesse citare de’ periti, oppure di dare la preferenza ai periti proposti dal Procuratore di Stato, sopra quelli proposti dal difensore102. E finalmente è a deplorarsi, che frequentemente i difensori, nulla o poco informati dello stato in cui si trovano le scienze naturali, non sappiano insistere con opportune domande affinché i periti diano risposte concludenti.

CAPITOLO XXVIII.
Regole da seguirsi nell’assumere le perizie.

Si abbiano presenti le regole qui sotto enumerate:

I. Quanto al diritto di chiamar dei periti, è ovvio che nel processo di inquisizione preliminare spetta all’inquirente; essendo egli incaricato di adoperare ogni mezzo che possa giovare alla scoperta della verità. Ma anche sulla proposta dell’imputato o del suo difensore103, ogni volta che sembri necessario un giudizio tecnico per la migliore sua discolpa, si sentono i periti; e finalmente li possono citaree sentire anche i giudici decidenti, quando lor sembri necessario per meglio stabilire certi dati.

II. La scelta poi dei periti spetta sempre all’inquirente, tranne il caso ultimo or ora accennato, nel quale i giudici decidenti, reputando necessario di sentir il parere dei periti, scelgono e fan citare essi stessi, quelli che credono104. Anche quando il difensore propone la chiamata dei periti e designa i nomi di quelli che desidera, la scelta dipende, anche allora, dall’inquirente, poiché la domanda del difensore, così determinata, potrebbe suscitare il sospetto che quei periti siano stati proposti pel motivo che l’accusato ne conosca già il voto favorevole a lui. E siccome ogni mezzo di prova dev’essere adoperato in quel modo, che meglio assicuri lo scoprimento del vero, così non è punto necessario che si senta quel determinato perito, dal momento che l’accusato non può avere altre interesse che di far consegnare negli atti un fondato e giusto giudizio tecnico sopra certi punti di fatto105.

Nella scelta dei periti è poi da aver presente che non si chiamino come tali coloro che, come testimonj, sarebbero inabili assolutamente o sospetti, p. e., i congiunti dell’accusato o del danneggiato106, e nemmeno coloro che già furono sentiti come testimonj nel processo medesimo107.

III. Qualora lo Stato abbia designato certe persone per alcune specie di ispezioni e giudizj108, l’inquirente adoprerà queste come periti, in tutti quei casi che loro sono demandati; sia perché in loro favore sta la presunzione che posseggano le necessarie cognizioni speciali e la necessaria pratica; sia perché, a dir vero, hanno un certo diritto (per aver, p. e., pagate le tasse d’abilitazione) d’essere adoperate come periti; tuttavia non sarebbe poi giusto di accordar loro quella preferenza che s’accorda ai publici funzionarj109. Quando però i periti d’ufficio sono impediti, od avvi pericolo nel ritardo110, l’inquirente può chiamarne altri111; nessuno lo contrasta112. Ma anche negli altri casi l’inquirente non può essere privato del suo diritto di scegliere i periti più abili113, ognoraché quelli designati ufficialmente non appajano del tutto degni di fede114. Inoltre si dovrà scegliere un perito diverso allorquando l’offeso istesso non scelse per la sua cura il medico d’ufficio. Imperocché sarebbe duro costringere il ferito a servirsi del medico d’ufficio, dal momento che egli ha riposta la sua fiducia in un altro; l’inquirente sceglierà adunque come perito il medico curante, chiamando però ugualmente anche quello d’ufficio, per avere il voto di due115.

Non di raro accade che venga assunto un perito abitante fuori di Stato116; né vi sarebbe ragione di affermare, come fece taluno117, che non possa meritar forza di prova, per quello stesso motivo pel quale non è competente a giudicar nello Stato un giudice straniero. Codesta opinione si fonda sull’erronea supposizione, che tra l’azione del giudice e quella del perito esista una analogia118; ma il giudice ha la facoltà di agire e di decidere entro quei limiti nei quali la legge gli dà la giurisdizione; laddove se noi crediamo ai periti, gli è perché teniam conto delle loro cognizioni tecniche e della loro abilità, cose sulle quali non influiscono, al certo, i confini dello Stato119.

IV. L’inquirente poi dee sopratutto procurare di aver sempre tali periti che, e per le loro cognizioni teoriche e per la loro pratica, appariscano idonei, meglio d’ogni altro, ad eseguire l’ispezione nel debito modo, e a dare un maturo e saggio giudizio. Nei casi d’avvelenamento, sarebbe pericoloso chiamare soltanto il medico, non potendosi sempre richiedere che egli possegga la necessaria pratica e gli utensili e i preparati necessarj per eseguire quei processi chimici, spesse volte difficili, che tanto giovano per scoprire i veleni120; e però si chiamerà un farmacista approvato od un chimico. E molto opportunamente fu data in qualche Stato l’istruzione, che per le indagini tecniche in casi di veneficio, i giudici inquirenti si debbano rivolgere a certi chimici publicamente designati, perché facciano le operazioni occorrenti e diano il loro parere. Le attuali condizioni della chimica, infatti, son tali che le più esatte e profittevoli indagini non possono omai aspettarsi se non da chi ne fa una professione, dedicandosi intieramente a questa sorta di studi, ed è fornito di molta pratica, e possiede le opportune località, e gli strumenti ed i materiali necessarj121. Parimente quando, per sospetto d’infanticidio, dev’essere ispezionata una donna, gioverà considerare che il medico giudiziale non è, di solito, anche un esperto ostetricante, e che cotali indagini ingannano facilmente chi non è della professione; laonde si farà intervenire un ostetricante che abbia fatti questi studi speciali, e che sia assai pratico122. Nei casi urgenti poi si potrebbe anche accontentarsi di levatrici123, ma sarà bene di farle assistere da un medico124.

V. È libero all’accusato di fare quelle eccezioni che crede alla persona del perito, e di dimostrare (qualora ne abbia i mezzi) che questi non ha le cognizioni né la pratica necessaria125, o che è dubbia la sua parzialità, adducendo, insomma, tali titoli pei quali il perito apparisce od incapace o sospetto126. Tuttavia sarebbe troppo generale la massima di non ammettere alla sezione del cadavere il medico, che assiste il defunto nella sua ultima malattia127, per il timore che non voglia confessare gli errori da lui forse commessi nella cura, o che, essendo preoccupato, non sappia riconoscere le circostanze influenti per la sezione, o finalmente che, anche sapendole, non le voglia ammettere128. Bisogna, per lo meno, restringere questa esclusione a quel medico o chirurgo che fece propriamente una cura, ed al caso in cui, essendo derivata la morte da un complesso di circostanze, complicate insieme con una lesione, per sé stessa non mortale, sorgono dei dubbj sulla qualità della cura; ma non è poi giusto d’escludere anche quel medico che fu chiamato negli ultimi momenti, poco prima della morte, e non fece una cura, propriamente detta129; oppure di escludere il medico curante anche quando si tratta di una ferita, la cui letalità è al certo indipendente da cause concomitanti o sopravvenute130. D’altra parte è poi inopportuno l’escludere affatto dalla sezione il medico curante, potendo egli spesse volte informare o richiamar l’attenzione dei periti sui punti importanti; ed al più si può in simili casi chiamare anche un altro medico131, il quale eseguisca l’ispezione e sezione, e dia il suo parere insieme col medico curante132.

VI. Quanto al numero dei periti da farsi intervenire, la pratica giudiziaria non è uniforme. Procedendo per analogia della prova testimoniale, secondo la quale la concordanza di più persone dà una maggiore guarentigia di verità, poiché le deposizioni degli uni si controllano e si sostengono con quelle degli altri, si dee porre la regola che occorrono due periti. Suolsi bensì in pratica far intervenire alle sezioni ed ispezioni mediche un solo medico d’ufficio133; ma siccome suolsi anche134 chiamare alla sezione, oltre il medico, anche un chirurgo135, perché adempia alla parte meccanica della operazione, si vede che vuolsi l’ispezione di due periti; poiché anche il chirurgo dev’essere considerato per lo meno come un testimonio dell’ispezione che si fa. Potrebbe dirsi, tutto al più, che basta il parere di un medico d’ufficio; ma il giudice non emetterà mai di procurarsi anche quello di un secondo perito136.

VII. È importante a decidersi, se chi è citato come perito per fare una ispezione tecnica, o per dare un giudizio, sia in obbligo di prestarsi all’incarico giudiziale. Si distingua se è nominato perito dallo Stato per quella specie di oggetti, sui quali si richiede il suo giudizio, e se non le è137. Nel primo caso egli non può rifiutarsi di obbedire all’incarico, avendone già previamente assunto l’obbligo, in generale, all’atto della sua nomina; e soltanto si potrebbe far eccezione nel caso che l’ispezione demandatagli fosse di tal natura da potergli cagionare un pericolo per la vita o per la salute, come sarebbe, nelle sezioni di cadaveri già putrefatti138. Nondimeno anche su questo riguardo le esperienze di questi ultimi tempi139 hanno dimostrato pienamente, potersi, con certe cautele, fare anche le sezioni dei cadaveri già putrefatti, senza alcun danno; laonde il perito può pretendere solamente che codeste cautele vengano davvero adoperate140. Se poi chi è citato non era eletto dallo Stato all’ufficio di perito, non può essere costretto a prestarsi; né giova invocare una pretesa analogia tra il dovere di fare testimonianza e quello di prestarsi come perito141; poiché sitfatta analogia non esiste punto, non potendosi sostituire a piacimento un testimonio qualunque a quello che ha cose importanti da deporre, e potendosi invece eleggere un perito in luogo d’un altro. Inoltre per dare un giudizio tecnico son necessarj al perito tempo e fatica, che, al contrario, sono inutili per il testimonio, il quale non ha che a narrare ciò che ha fatto o veduto. Questa nostra opinione è altresì quella adottata nella legislazione germanica142; la francese, all’incontro non fa alcuna distinzione, sicché poi ne resta divisa anche la pratica dei tribunali143.

VIII. Egli è necessario che i periti siano fatti giurare144, perocché il giuramento dà una maggior guarentigia, che essi eseguiranno coscienziosamente l’ispezione e manifesteranno lealmente ciò che avranno osservato; e che inoltre risponderanno, secondo la migliore loro scienza , e giusta i risultamenti delle più diligenti indagini, ai quesiti che loro verranno proposti. Ben è vero che in molti casi, e particolarmente nelle più difficili quistioni mediche, il giuramento dei periti è un giuramento di opinione145; ma non per questo potrebbe dirsi che fosse un atto superfluo; poiché il perito coscienzioso146 separa sempre con tutta la cura quella parte in cui egli ha solamente una opinione, dal vero giudizio, nel quale asserisce ciò di cui si e convinto e per i dettati della scienza e per le più scrupolose indagini da lui fatte, onde scoprire il vero147. D’altra parte quando il perito manifesta ciò che ha rilevato nelle sue ricerche, non espone già quello che egli crede, ma quello che egli sa; quello, cioè, che, per ciò stesso, può ed anzi deve manifestare. Quanto ai periti stabili, che hanno già prestato giuramento all’atto della loro nomina, non è necessario che ne prestino uno nuovo, ma si dovrà solamente richiamare alla loro memoria quel primo148. Se poi viene assunto un nuovo perito, basterà anche il giuramento posteriore con cui conferma la sua deposizione149.

IX. Si domanda se l’ispezione dei periti debba necessariamente farsi in presenza della commissione giudiziale. Si distingua150: Se l’ispezione dei periti forma parte dell’ispezione oculare giudiziale; se, cioè, il giudice fa certe osservazioni nel tempo istesso in cui il perito ne fa certe altre151, in guisa che lo scopo dell’ispezione possa essere conseguito unicamente per il concorso di ambidue; o se, al contrario, non agiscono di conserva, e il perito pronunzia il suo giudizio sopra oggetti che vengono appositamente a lui consegnati152.

Nel primo caso l’esame della cosa da peritarsi si fa in presenza del giudice153, importando assai che la cosa resti intatta, ciò che si ottiene quando il giudice ed i periti facciano unitamente le loro osservazioni, e potendo altresi spesse volte il giudice, meglio di chiunque altro, designare i punti sui quali è necessaria l’osservazione dei periti per lo scopo del processo154. Tuttavia questi argomenti dimostrano soltanto che, per lo più, la presenza del giudice è conveniente; ma non provano che sia necessaria per lo scoprimento della verità; non potendosi dubitare155 che il parere dei periti, anche se l’esame della cosa non avvenne in presenza del giudice, sia ugualmente provante, purché essi abbiano prestato il giuramento nelle debite forme, e siano stati sentiti intorno all’eseguita ispezione.

Nel secondo caso, sopra accennato, la presenza del giudice non è necessaria156, e gli oggetti vengono consegnati o spediti al perito. Trattasi, infatti, benespesso della necessità di lunghe osservazioni tecniche, p. e., di esperienze chimiche157; oppure, al contrario, di una semplice ispezione esterna, allo scopo di riconoscere i caratteri distintivi d’una cosa, onde poter decidere la quistione proposta; laonde il giudice, se intervenisse, sarebbe semplice spettatore, muto e indifferente. In tutti quei casi poi, in cui i periti, ai quali fu richiesto solamente di dare un giudizio, risiedono in luogo lontano dal Tribunale; oppure in cui l’ispezione dee farsi sul corpo di una persona, e dietro certi principj scientifici158, la presenza del giudice tornerebbe affatto inutile159.

Fu notato in altro luogo, che tra la legislazione francese e le tedesche, si vede una differenza anche su questo argomento. La francese non prescrive punto al giudice di star presente alle operazioni dei periti; ma la pratica riconosce che lo può fare, e che anzi in molti casi è cosa assai conveniente160. Le legislazioni tedesche, all’incontro161, inclinano a richiedere come necessaria la presenza del giudice, ammettendo nondimeno che possa farsi eccezione per motivi di decenza, o quando son necessarie prolungate ispezioni ed esperienze162.

X. Sia poi necessaria o no, la presenza del giudice, alla visita che fanno i periti, è però sempre di somma importanza che il giudice stabilisca i punti sui quali desidera il loro giudizio, e proponga chiaramente i quesiti che devon essere risolti163. Il parere dei periti è infatti null’altro che un mezzo di cui si munisce il giudice per raggiungere i suoi scopi; e però egli solo, come direttore del processo, è in grado di decidere di che cosa egli abbia bisogno. I quesiti poi devon essere concepiti in modo né così limitato, da costringere i periti a dare una risposta insufficiente, sicchè poi si rendano necessarie nuove domande con ritardo della procedura; né così ampio ed indeterminato, da indurre i periti a dare risposte ugualmente vaghe e imprecise164. Anzi i codici tedeschi determinano in molti casi certe domande alle quali i periti sono tenuti di rispondere, quando si tratta di certi reati, p. e., di omicidio165; ma il giudice dee avere per massima che codeste domande non sono immutabili; e che egli deve accomodarle al caso concreto166.

XI. I periti hanno la facoltà di chiedere che l’inquirente comunichi loro tutti quei materiali che sono indispensabili per poter dare un ragionato giudizio; p. e., che sopra certi punti di fatto, che importa di conoscere, siano sentiti altri testimonj167; ed anzi non si potrebbero rifiutar loro nemmeno gli atti dell’inquisizione da ispezionare168. Accade bensì talora che i periti, trovandosi imbarazzati a pronunziare il loro parere (p. e. , sulle cause della morte), in luogo di dichiarare francamente che non possono o non sanno dare una risposta precisa, e in luogo di limitarsi ad indicare dei motivi di probabilità; ricorrono piuttosto alle deposizioni dei testimonj o degli accusati, già registrate negli atti, e su di esse fondano il loro giudizio, anziché attingerlo dalle tracce risultanti dall’ispezione cadaverica. Da ciò deriva però soltanto l’obbligo dell’inquirente di andar cauto169, essendo assai meglio che il perito indichi prima quei punti, sui quali ritiene necessaria una maggiore dilucidazione170; e allora l’inquirente gli comunicherà il sunto di quegli atti che vi si riferiscono171. Tuttavia è facile a comprendersi che per valutare giustamente questi punti, il perito ha bisogno di conoscere una lunga serie di deposizioni; e che, per conseguenza, il solo estratto di esse, preparato dall’inquirente, potrebbe produrre facilmente il pericolo di comunicare ai periti de’ materiali incompiuti. Noi pertanto crediamo che sia necessario di dar loro, per intiero, quegli atti che si riferiscono ai punti in quistione. Quanto poi alle Facoltà mediche, richieste del loro giudizio sul parere preferito dai primi periti giudiziali, i tribunali sogliono sempre spedir loro gli atti tutti del processo. – S’intende poi da sé che i periti han diritto di chiedere anche tutti quegli effetti, p. e., stromenti, la cui ispezione fosse loro necessaria, onde poter dare una giusta soluzione ai proposti quesiti.

Del resto, circa la latitudine di questi diritti dei periti, domina ancora, tanto nella pratica, quanto nelle opere scientifiche, molta incertezza d’opinioni172. La migliore, però, adottata altresì dalle leggi173, può considerarsi quella di comunicare ai periti, sopra loro domanda, tutti i mezzi che giovano per poter dare un ragionato parere, sempreché essi indichino i punti sui quali hanno bisogno di schiarimenti; rimesso poi al Tribunale di comunicar loro gli atti occorrenti, ed anche tutti, se ciò sembri indispensabile. Si è detto, più sopra, che i periti possono domandare inoltre, che sopra certi punti siano sentiti anche de’ testimonj. È conveniente che anche in questo caso indichino i punti sui quali i testimonj han da essere interrogati, affinché il giudice sappia regolarsi174; ed anzi è giusto che i periti stessi abbiano la facoltà di far loro le domande che credessero necessarie175.

XII. Se la perizia si fa in presenza del giudice, come avviene nelle sezioni cadaveriche, è necessario che i periti facciano registrare immediamente, nel protocollo, il risultato delle loro osservazioni176, stendendo quest’atto col concorso del giudice, sul luogo stesso, poiché là soltanto si può far tosto una rettificazione, qualora ve n’abbia bisogno. Non è bene, all’incontro, obbligare i periti a dar subito a protocollo il loro giudizio; poiché, sebbene ciò si possa fare nei casi più semplici, in cui non è necessario uno speciale studio scientifico per rispondere ai quesiti177; negli altri casi, invece, in cui si richiede uno studio profondo, ed un diligente raffronto coi precetti della scienza, il voler costringere i periti a manifestar subito il loro parere, sarebbe un dar luogo a giudizj precipitati e necessariamente malsicuri; laonde è assai meglio il far loro produrre un parere in iscritto178. Qualora siano stati assunti più periti basta nondimeno che il parere sia sottoscritto da uno solo di essi; poiché qui non varrebbe l’argomento che le testimonianze van firmate da ogni singolo testimonio; mentre la redazione comune di un parere, basta a dimostrare che i periti, in seguito alla discussione del caso, si erano messi d’accordo in un medesimo voto179.

XIII. Quando si assume una ispezione, p. e., una sezione cadaverica, bisogna allontanare gli spettatori oziosi180, poiché altrimenti le loro ciarle potrebbero far sorgere nel publico falsi romori, e per di più far giungere notizia dell’esito di essa a persone che ne trarrebbero profitto. E infatti, chi volesse, anche senza aver nulla veduto da sé, fare una falsa confessione od una falsa testimonianza, potrebbe circondarla colle apparenze della verità181.

XIV. Il giudice inquirente, per ultimo, essendo il direttore del processo182, ha sempre il dovere di esaminare se e come il parere dei periti corrisponda allo scopo per il quale era stato richiesto, che è la emanazione della sentenza; poiché egli è in dovere di presentarne i materiali necessarj ai giudici che han da decidere. Non si tratta già di assoggettare il parere dei periti ad un esame scientifico, come se fosse una verità assoluta, né di arrogarsi una specie di superarbitrio; ma soltanto di vedere se ciò che i periti hanno dichiarato, corrisponda a quello che nel processo si ha bisogno di sapere183. L’inquirente adunque esaminerà i seguenti punti: a) qual sia la forma e quale il fondamento del parere; b) se si accordi colle verificazioni già raccolte in processo; c) se si accordi con altre indagini, di cui l’ inquirente non può ignorare il risultato; d) se sia completo184. Ogni volta, pertanto, che sotto questi rispetti il parere dei periti apparisce insufficiente, il giudice dee far sì che siano tolti i dubbj e che il parere sodisfaccia al bisogno. Laonde se non è accompagnato da motivi185: se è concepito in modo indeterminato od oscuro186: se non vi appariscono presi in considerazione alcuni fatti essenziali, che pur emergevano dagli atti187: se contradice alle più recenti scoperte della scienza188: o se non risolve taluni quesiti importanti; in tutti questi e somiglianti casi, il giudice inquirente proporrà i suoi dubbj e le nuove domande da prima ai medesimi periti; indi, se questo nuovo esperimento non conduce alla meta, o se l’inquirente si convince che i periti osservano la cosa con mente preoccupata da idee fisse, ne chiamerà degli altri e ripeterà l’ispezione, se sia possibile, ed almeno richiederà da loro un nuovo parere189; il che poi diventa specialmente necessario qualora il primo parere desse come provati dei fatti, che non corrispondono alle verificazioni giudiziali190. Questo medesimo diritto che ha l’inquirente di esaminare il parere dei periti, e di richiederne un nuovo191, spetta altresì al Tribunale decidente.

CAPITOLO XXIX.

Regole speciali per le perizie, secondo le diverse specie di reati.

La prova per periti ha una importanza speciale secondo i casi.

I. Quando l’imputazione é di omicidio192 la prima indagine dei periti è se il defunto abbia perduto la vita per fatto suo proprio, o per sventurato accidente193, o per opera altrui; se la morte sia stata prodotta da violenza; e in quale connessione causale si trovino le lesioni e la morte. Nel primo caso l’indagine dei periti è importante194 per riconoscere se le tracce rinvenutesi sul corpo dell’ucciso si possano spiegare colla ipotesi del semplice suicidio, o se, per la posizione in cui il cadavere fu trovato, il suicidio stesso risulti possibile o no195, o finalmente se l’uccisore non abbia simulate invece maliziosamente le apparenze e le attitudini del suicidio196. È altresi importante l’indagine se le ferite trovate sul cadavere siano state recate a corpo vivo o dopo la morte197; e nei casi in cui lo si trova immerso in qualche liquido, importa di scoprire se la causa della morte sia stata la immersione, oppure una violenza d’altra natura.

Circa la letalità delle lesioni è necessario di evitare gli errori dell’antica dottrina, la quale riconosceva come mortale una lesione allora soltanto che la morte era l’effetto inevitabile della lesione medesima, ed indipendente da qualunque condizione personale dell’offeso, o da altre cause accessorie o concomitanti198. Perciò poi si dubitava della letalità in tutti quei casi in cui si poteva dimostrare che a recare la morte avesse contribuito qualche altra causa secondaria, o la costituzione eccezionale dell’offeso, oppure quando si fosse potuto provare che con tempestivi soccorsi medici, la morte sarebbe stata evitata199. L’inquirente che segue invece la teoria più giusta, essere, cioè, mortale qualunque lesione che nel caso concreto è stata la causa della morte, proporrà ai periti separate domande, e, prima di tutto, se l’offeso sia morto in seguito alle lesioni che furono rilevate sul suo corpo200; indi cercherà di raccogliere tutti i dati necessarj per giudicare in qual connessione stia la lesione colla morte, e quanto si possa credere all’imputato che asserisce di non aver avuta l’intenzione di ammazzare201. Sotto questo rapporto saranno importanti i seguenti quesiti:

1.° Se le lesioni siano necessariamente mortali, o se cagionano la morte solo qualche volta;

2.° Se produssero la morte per la loro stessa natura, in generale, o soltanto nel caso concreto per effetto della eccezionale costituzione personale dell’offeso, o per cause estrinseche accidentali;

3.° Se la produssero direttamente, o per il concorso di qualche causa concomitante.

Qui poi i periti debbono soprattutto aver presente di non lasciarsi guidare dall’idea di giovare all’imputato; evitino le espressioni ambigue sulla letalità, già adoperate dai seguaci delle precedenti teorie; e si ricordino che il loro voto è duplice: 1.° dichiarare se nel caso concreto, nell’individuo offeso, e sotto le circostanze speciali del caso, la lesione si debba considerare come la causa della morte202, la quale, perciò, sia da giudicarsi una conseguenza naturale ed ordinaria di tal lesione; 2.° raccogliere e presentare al giudice gli elementi per giudicare se la lesione e la morte stiano in rapporto prossimo o rimoto.

Altro dovere dell’inquirente è quello di curare affinché e l’ispezione e il giudizio dei periti riescano compiuti; per la qual cosa anche quando in una delle tre cavità del corpo sia stata trovata una causa sufficiente a spiegare la morte, in guisa che non sembri più necessario di procedere alla sezione delle altre due, per decidere la quistione proposta sulla letalità della lesione203, sarà nondimeno necessario di eseguirla204, per raccogliere i materiali con cui poter rispondere ai tre quesiti anzidetti relativi alla connessione tra la lesione e la morte205.

II. Nelle accuse d’infanticidio, l’intervento dei periti e necessario per decidere le quistioni seguenti:

l.° Se l’imputata abbia partorito206, e quando207.

2.° Se il bambino (da sottoporsi esso pure a ispezione e sezione) sia nato maturo, cioè a gestazione compiuta, od in qual mese di gravidanza; e se fosse vivo e vitale.

Intorno a cotali quesiti é necessario di instituire tutte le esperienze che furono immaginate dalla scienza208.

3.° Quale sia stata la causa della morte, e in ispecie, se sul cadaverino si trovino lesioni; se queste siano state l’effetto d’atti di violenza esercitati dalla madre, o di cause naturali avvenute durante il parto209, o subito dopo, come sarebbe la caduta dall’alto210.

4.° Per giudicare se le asserzioni dell’imputata siano credibili; p. e., circa il modo con cui dice seguito il parto211.

III. Nei casi di avvelenamento l’indagine preliminare dei periti, si è se una data persona sia propriamente morta di veleno212. Egli è quindi necessario: a) fare la visita e la sezione del cadavere, sì per rintracciare i segni certi del veleno, come per riconoscere gli effetti che produsse sull’organismo; b) raccogliere una storia compiuta della malattia, allo scopo di trarne delle conclusioni circa l’uso che si fosse fatto del veleno, sia per gli accidenti avveratisi durante la malattia medesima, sia per i fenomeni che susseguirono immediatamente alla morte; c) verificare, coi processi chimici213, la sostanza venefica esistente nel cadavere, e gli effetti che produsse; d) determinarne la specie214; e) indagare se nelle stoviglie adoperate pei cibi e per le bevande durante la malattia, o nei rimasugli esistenti in casa, si contenga qualche veleno; f) e finalmente anche quando siansi trovate nel cadavere tracce di veleno, determinare se la sostanza adoperata, avuto riguardo alla quantità di essa nel caso concreto, abbia prodotta da sola la morte, o se v’abbiano contribuito altre cause intermedie.

In questi ultimi tempi poi le difficoltà di accertare il fatto di un seguito avvelenamento, si son fatte ancor maggiori. Anzi tutto bisogna verificare se una data materia sia da considerarsi come un veleno215; poiché ne furono adoperati taluni prima non conosciuti, e la scienza è ancora assai incerta nel dichiarare quali ne sonoi segni caratteristici, quali gli effetti, e quali poi sono i mezzi per riconoscerli216. Inoltre si è ora scoperto che parecchi fenomeni, i quali venivano prima attribuiti soltanto al veleno, accompagnano anche talune malattie217, e persino l’uso di certe medicine218. E finalmente anche i risultati che dà la chimica sono assai facilmente ingannevoli, ove non siano ottenuti da chimici molto esperimentati e diligenti219.

IV. Nei casi di lesioni corporali la chiamata dei periti è necessaria220 allo scopo di constatare la specie della lesione riportata dal ferito, determinarne gli effetti, tanto sul corpo, quanto sulle facoltà mentali, e giudicare quali cause concomitanti, e quali condizioni personali dell’offeso, abbiano avuto influenza sull’esito della lesione. E parimente è necessaria anche una ispezione sul luogo del fatto, per verificare se per avventura le lesioni fossero derivate da qualche causa indipendente dalla volontà dell’imputato221.

V. Nei processi di stupro (violento) la visita della danneggiata è necessaria per giudicare dell’importanza ed influenza delle sofferte lesioni, e della verosimiglianza di uno stupro violento; e similmente per giudicare, (visitato, per conseguenza, anche il prevenuto); se i segni trovati sulle sue parti genitali lascino supporre ch’egli abbia commesso lo stupro222.

VI. Trattandosi di furto i periti devono giudicare del valore delle cose rubate e della qualità dei mezzi con cui il furto può essere stato commesso223.

VII. Nei casi di appiccato incendio il giudizio dei periti è spesso necessario224 per decidere se l’incendio possa essere stato prodotto unicamente dall’opera dell’uomo, o piuttosto da cause naturali, o da accensione spontanea di certe materie225; e se abbia potuto svilupparsi e dilatarsi nel modo asserito dall’imputato226.

VIII. Nel crimine di falsificazione di monete i periti son necessarj227 per aver da loro un giudizio sulla genuinità, sul peso e sulla lega delle monete sospette, e sui mezzi coi quali la falsificazione può essere avvenuta228.

IX. Quando si tratti di falsificazione di documenti i periti verificano se esistono realmente delle alterazioni, e quale ne sia la natura e l’importanza. Anche in queste ricerche può giovare immensamente la chimica, colla quale si riesce spesse volte a ristabilire il testo primitivo229.

X. Ma dove i periti hanno una specialissima importanza, si è nei casi di dubbj sulla imputabilità dell’accusato. Certo è che in questi ultimi tempi uno scetticismo, fors’anche filantropico, aumentando le specie diverse di malattie mentali, ha reso ancor più frequente la necessità di sentire dei periti230; ma d’altro canto come rimproverarne l’inquirente, se egli fa ogni sforzo per constatare la verità assoluta e dissipar ogni dubbio, quando o la singolarità del reato (p. e., se fu commesso da chi meno poteva sospettarsi, per la sua condotta, o per argomenti che lo dovevano distogliere), o lo strano contegno dell’imputato istesso, o le deposizioni di qualche testimonio, o le proposte del difensore231, facciano sorgere dubbio se l’autore possa essere tenuto responsabile232? Al perito a cui è commesso siffatto incarico, si devono comunicare tutti i materiali che ponno avere influenza sul giudizio da proferirsi, ed egli poi dee sentire l’accusato stesso in ripetuti colloquii per mettersi in grado di scoprire il vero e di dare un sicuro giudizio233. E in questo argomento è specialmente da ripetere la già fatta raccomandazione234, di proporre ai periti domande che non siano né cosi indeterminate, né cosi limitate ed astratte, da condurli a dare risposte od imprecise e vaghe, o soverchiamente succinte, od incompiute.

E del pari anche in questo caso è debito dell’inquirente, di non accontentarsi d’un parere evasivo, impreciso od infondato; ma di richiamare i periti a correggerlo, o di sentime degli altri235.

Codeste indagini sulla imputabilità morale degli accusati riescono assai difficili236, specialmente perché i medici non sono di solito in situazione di poterli considerare come e quanto sarebbe necessario; gli e soltanto il medico psichiatrico che, dopo lunghe osservazioni in un ricovero di pazzi, si trova in grado di dare un giudizio soddisfacente237, poiché non moltissimi medici conoscono le tante specie d’alienazioni mentali238, e i segni precursori di esse239; e però facilmente danno un giudizio esclusivo. Per di più non essendo famigliari ai legali le cognizioni sulle nuove scoperte relative alle malattie mentali, e attenendosi i giudici ed i presidenti ai vecchi pregiudizj che signoreggiarono questa materia, i processi giudiziarj non riescono molte volte a scoprire la verità240.

CAPITOLO XXX.

Valore della prova per periti.

Per dare il giusto valore alla prova per periti, è necessario di esaminare, anzitutto, se i fatti da loro esposti siano veri; e secondariamente, se il giudizio da loro proferito sia convincente.

E quanto ai fatti, distinguasi ancora: se si tratta di quelli riconosciuti già per sussistenti nel protocollo d’ispezione in concorso col giudice241; o se si tratta d’altri fatti la cui esistenza è attestata soltanto dai periti nelle loro verificazioni242. Quei primi si considerano come accertati giuridicamente; se non che è pur d’uopo ammettere che non di rado anche il protocollo d’ispezione giudiziale dà per positivi alcuni fatti, unicamente sulla fede dei periti, i quali fecero uso de’ necessarj mezzi per accertarli; p. e., circa la profondità delle ferite e la natura del loro contorno243. Laonde per questi fatti non valgono le regole dell’ispezione oculare; sì piuttosto quelle delle verificazioni dei periti. Ora, parlando di queste ultime, le norme da aversi presenti per giudicare della loro attendibilità, son quelle che seguono:

1.° Si guardi qual fede meritano i periti, considerati come testimonj; perché qualora apparissero inabili o sospetti come testimonj, ne resterà indebolita la loro credibilità, anche come periti.

2.° Si guardi in qual modo essi hanno assunte le verificazioni necessarie. Se pertanto i periti o non fecero le loro indagini al tempo debito244, o non impiegarono i mezzi opportuni245, o ne usarono in modo non acconcio246, o fecero osservazioni incompiute247, verrà meno anche la fede che meriterebbe il loro giudizio.

3.° Si consideri il tenore del parere dei periti. In quel modo che un testimonio, il quale non sappia indicare la fonte delle cose che riferisce, o deponga con incertezza, o si contradica, merita poca o nessuna fede, così anche un perito248.

All’incontro esaminando il parere dei periti, non tornano più applicabili le regole relative alle testimonianze; così, a modo d’esempio, non può dirsi dei periti, i quali mutano un giudizio già da loro pronunziato249, quel che si direbbe d’un testimonio che è incerto nelle sue deposizioni; poiché se di costui si può credere o che non abbia ben osservate le cose che narra, o che abbia l’intenzione di nascondere il vero; dei periti, al contrario, si dirà che hanno studiato più profondamente il soggetto, o che hanno fatto più diligenti indagini; le quali conducono al certo a un più sicuro giudizio.

Per riconoscere poi se il parere dei periti sia convincente, giova considerare:

I. I principj da cui essi sono partiti250, e le leggi naturali251 a cui hanno ascritti i fatti in quistione. Quanto più tali leggi sono accettabili, tanto è più credibile il giudizio che ne fu dedotto, sempreché i fatti siano stati giustamente classificati sotto di esse.

II. I motivi con cui i periti spiegano il loro parere.

III. L’accordo tra il parere dei periti, e ciò che già è provato in processo. Importa sopra tutto di vedere se vi siano contraddizioni tra il parere e le deposizioni testimoniali252 o la confessione dell’imputato. Quando i fatti ammessi come veri dei periti, provano che quelli esposti dall’imputato o dai testimonj non sono possibili, e d’altronde il parere dei periti è ragionato e non soggetto a verun dubbio, gli si dovrà attribuir piena fede, e tutt’al più sarà obbligo del giudice di investigare con maggior scrupolo la credibilità di quelle testimonianze o di quella confessione. Ma quando il voto di un perito è in contraddizione col deposto dei testimonj253, o colle asserzioni dell’imputato254, e d’altra parte niun dubbio si eleva su queste deposizioni, quel voto potrà dirsi erroneo e immeritavole di fede.

IV. Finalmente il parere dei periti è tanto più autorevole, quanto maggiore apparisce essere stato l’accordo di essi nel voto che hanno dato255. Se le loro dichiarazioni discordano le une dalle altre, bisogna distinguere, se queste discrepanze concernono l’ispezione dei fatti, o il giudizio preferito. Se i periti discordano tra di loro rispetto alle cose di fatto da essi osservate, sarà prevalente, anzi tutto, quella dichiarazione che è corroborata anche da altre prove d’ugual tenore256. Ove però la discordanza rifletta tali fatti che non hanno nessuna influenza nel processo257, e non sorga alcun titolo di sospetto sui periti258, il loro giudizio non ne resta punto infirmato. Ma se essi discordano sopra fatti essenziali259, non è ad aspettarsi un vantaggio dal chiedere il parere d’un collegio superiore di periti, poiché i membri di questo collegio non potrebbero dire qual dei primi periti avesse osservato rettamente, se non ripetendo essi medesimi le osservazioni. Così pure non sarebbe giusto di rimettersi alla sola maggioranza di voti260, non potendo valere come norma per i periti, sebbene lo sia per i collegi decidenti dello Stato, in quanto che i periti si trovano raccolti per puro caso e non come membri di un collegio261. Alcuni si appoggiano ad un passo del diritto romano262, che però non si attaglia263, poiché in quel luogo si tratta soltanto di stabilire una norma provvisoria, la quale era giustificata, se appena il fatto fosse reso verosimile dalla dichiarazione di più periti.

Se adunque è possibile, si ripeterà l’ispezione; in caso diverso, si giudicherà delle contraddizioni tra i periti, relativamente alle cose di fatto, secondo quelle stesse regole, colle quali si giudica delle contraddizioni fra i testimonj; nel qual caso è certo che avrà particolare influenza anche la maggioranza dei voti, oltre gli elementi d’altra natura, p. e., la verosimiglianza od inverosimiglianza del giudizio preferito. Se poi non v’ha nessun mezzo per togliere le discordanze, il giudice dovrà preferire l’opinione più favorevole per l’imputato264.

Quando, all’incontro, i periti discordano tra di loro intorno al parere ch’essi danno265, è pur forza guardare al merito personale di ciascuno di essi; alla prevalenza che taluno avesse sugli altri per la notoria sua abilità (un medico, p. e., in confronto d’uno chirurgo); e alle ragioni che ciascuno adduce del proprio voto. Tuttavia il giudice deve andar peritoso nel fare egli stesso cotali confronti, e provvederà assai meglio ricercando in tali casi il parere di altri periti, e specialmente (trattandosi di perizia medica) chiedendo il parere del collegio superiore medico del paese266. Che se, anche con questo mezzo, non può togliersi il dubbio, varrà anche allora la regola che è prevalente il voto più favorevole all’accusato267.

Tutte le regole fin qui esposte devono essere osservate quando il giudice abbia obbligo di seguire una teoria di prove, per effetto della quale egli debba stare al parere dei periti allora soltanto che sia convinto della verità268, e non abbia nessun altro motivo di dubbio. Ma anche dove la legge non ha riconosciuta una teoria di prove, e lascia che si decida secondo l’intimo convincimento, è da credere che il pensiero del legislatore sia d’attribuire ai giudici ed ai giurati il diritto di sottoporre ad esame il parere dei periti, secondo queste medesime regole, e di dichiarare provata una cosa di fatto per effetto del voto peritale, solo allorquando non resti più nessun argomento di dubbio. Di qui apparisce l’importanza di sentire personalmente i periti nel dibattimento; poiché sono obbligati, per le domande dell’accusatore e del difensore, a chiarire tutte le circostanze, dalla cognizione delle quali dipende il giudizio se iperiti meritano fede269. E di qui scorgesi, sopra tutto, come il difensore (che ha famigliare la scienza, e si è informato di ciò che il caso richiede), abbia il dovere di far emergere, colle sue domande e proposte, quei fatti da cui può procurarsi almeno un dubbio intorno alla forza provante dei periti, abbattendo quelle supposizioni sulle quali questa forza provante s’appoggia270.

Si domanda se il giudice sia assolutamente legato alle perizie, massime quando siano pronunziate dal collegio superiore dei periti dello stato271. Si richiami il principio già esposto, che la prova per periti riposa sopra una serie di supposizioni, ponderando le quali il giudice può decidere se egli sia o non sia convinto; laonde se nel caso concreto il parere dei periti lo convince, dee condannare. Anche le nuove legislazioni272 riconoscono che il giudice è, obbligato a seguire il parere dei periti, nel solo caso in cui loro apparisca fondato273; e per conseguenza danno al giudice il diritto di esaminare, prima d’ogni cosa, se egli sia convinto: e siccome nessun giudice potrebbe decidere contro la propria convinzione, così è evidente ch’egli non è tenuto a seguire il voto dei periti, se questa convinzione gli manca. Questo principio che svincola il giudice dall’opinione dei periti274, scaturisce evidente dalla considerazione che la forza provante delle perizie riposa, come si disse, sopra una serie di supposizioni, che in altro luogo abbiamo anche indicate. Or siccome il giudice ha la facoltà di esaminare se tutte queste supposizioni siano giustificate, deve di necessità, esser libero di non attenersi alla perizia, qualora gli resti tuttavia qualche dubbio275. La quale indipendenza del giudice, riconosciuta anche dai migliori medici276 e della pratica277, non è però una usurpazione nel campo della scienza o nelle attribuzioni dei periti. Né potrebbe affermarsi che in tal modo i giudici si arroghino cognizioni superiori a quelle dei periti medesimi, volendosi, a giudicare dei lavori scientifici altrui, una dottrina eminente. Poiché se il giudice ha una giusta idea della sua posizione, la censura di usurpazione delle facoltà dei periti non gli può essere mossa, non altro avendo egli a fare che un raffronto tra il voto dei periti, quale è per forma e per tenore, e le ragioni che lo accompagnano, e le altre circostanze di fatto e prove che già esistono nel processo. Ora, se il parere non espone anche i motivi, si risolve, per il giudice, in una opinione arbitraria, della quale, non può tenersi soddisfatto278. Se poi i motivi ci sono bensì, ma appariscono piuttosto mere gratuite asserzioni279 o sono superficiali, e non stanno in connessione tra loro; o se è evidente che da quelle medesime premesse i periti avrebbero dovuto venire ad una conclusione diversa, cosicché non vi sia una logica conseguenza280; il giudice al certo non potrà valersi di un giudizio di tal natura. Se all’incontro il parere dei periti è accompagnato dai motivi, e, quanto alla forma, è superiore ad ogni eccezione, ma i principj scientifici esposti come motivi, son tali che lo stesso giudice ne conosca la fallacia, egli non potrebbe passarci sopra281; epperò nemmeno dirsi convinto sul fondamento di un tal voto peritale, che gli apparisse mal fondato. Ma siccome in luogo dei principj invocati dai periti egli non ne sostituisce altri (che allora veramente si tramuterebbe in perito), così non gli resta che di comunicare i suoi dubbj ai periti, e richieder da loro gli schiarimenti necessarj, oppure sentirne degli altri. Che se poi il parere, che si presenta come dedotto da motivi insufficienti, fosse stato preferito dal collegio superiore medico (dalla facoltà universitaria), e se, per legge, non fosse permesso di sentire altri periti; oppure se i periti, anche dopo che il giudice ha loro esposti i suoi dubbj, ripetono il medesimo parere, della cui giustezza però egli non sa ancora persuadersi, allora non gli rimane che di seguire l’opinione più favorevole per l’imputato, e di considerare come non dimostrati quei fatti che risulterebbero unicamente dal parere dei periti, da lui tenuto per insufficiente282.

Quando poi il parere dei periti si fonda sopra motivi che non sono tratti da esperienze scientifiche, ma dagli atti stessi del processo, il giudice deve esaminare se tali motivi corrispondano esattamente e in ogni parte agli atti medesimi283; e tostochè gli sembri di no, non può valersi di quel parere come fonte di convinzione, ed anzi dee far presente ai periti l’incorso errore, e, se lo ripetono, ritiutar fede al loro giudizio.

Per quanto riguarda le perizie sulle quistioni d’imputabilità, oltre le regole sin qui esposte, gioverà averne presenti alcune altre284. E infatti si tratta d’un argomento intorno al quale può essere dato giudizio, non solo dai medici, ma anche da chiunque sia fornito di una educazione scientifica e conosca gli uomini; per modo che anche il giudice ha un diritto ampio ed indipendente, così di decidere sulla imputabilità, come di esaminare il voto dei periti285. Qualora pertanto il giudice trovi che i periti han posto per fondamento teorie e massime erronee, p. e., circa il libero arbitrio; o che hanno valutate certe circostanze di fatto come dirimenti la imputabilità, laddove, secondo i più giusti principj della psicologia e del diritto, non lo sono286; egli non dovrà seguire il loro parere, siccome quello che è dedotto da false premesse. Talora i periti dichiarano non esservi morale imputabilità; ma chi non vede che in ciò trascendono i confini delle loro attribuzioni287? E invero essi han da giudicare soltanto se al tempo del fatto l’imputato abbia agito colla coscienza delle sue azioni, o, invece, in uno stato d’alterazione mentale che la avesse soppressa e profondamente turbata. Questa risposta concernente lo stato mentale, il giudice la dee poi confrontare col testo della legge positiva, per decidere, egli, se l’incolpato possa essere tenuto imputabile delle sue azioni. Chiaro è dunque che allorquando i periti formulano il loro parere colle parole: non imputabile, oltrepassano i confini delle loro facoltà; laonde i giudici non se ne devono accontentare, ma anzi insistere perché diano un nuovo parere intorno alla quistione di puro fatto. Se poi anche quest’ultimo parere è manchevole, sotto l’uno o l’altro degli accennati aspetti, non sono tenuti a seguirlo288.

Per tutto ciò, quando il parere contenga come certa una circostanza di fatto, la quale toglierebbe assolutamente l’imputazione, il Tribunale, se appena gli resti ancor qualche dubbio sulla verità di quella asserzione, non può, né deve giudicare imputabile l’accusato, in forza del principio generale che nel dubbio (e il dubbio scaturisce senz’altro dal contrasto tra le opinioni dei periti e quelle del giudice) dev’essere preferita l’opinione più mite. Che se all’incontro la circostanza asserita dai medici non è propriamente di quelle che escludono l’imputabilità, il giudice non avrà nessun riguardo al loro giudizio, che erroneamente dichiara non imputabile l’accusato, e deciderà secondo la sua convinzione giuridica, e secondo la legge289.

S’intende poi da sé che quanto s’è detto della libertà dei giudici di decidere, vale anche per i giurati290.

Aggiunta dell’Autore nella traduzione francese.

Si va ogni giorno più riconoscendo dai giuristi che in Germania la teorica della prova per periti è assai meglio ordinata che in Francia, dove il codice d’istruzione criminale contiene regole affatto insufficienti. Lo dimostrarono ampiamente due dotti olandesi, massime per quanto riflette la medicina legale291. Quel che v’ha di più censurevole, in Francia, sotto questo rapporto, è la mancanza di un medico legale per ogni circondario, officialmente nominato, e fornito delle necessarie cognizioni speciali. La scelta del perito, è, per conseguenza, abbandonata al procuratore del re (ora imperiale) od al giudice istruttore; donde avviene poi non di rado che quello chiamato non sia in realtà abbastanza capace. Così pure non vi sono in Francia quei collegi, ossia quegli istituti medici, ai quali poter sottomettere, il parere dei primi periti, per più ampio esame. Poi, qual è la posizione, quale il rango, che hanno i periti dinanzi alle corti d’Assise? Il codice non lo dice e dee supplirvi il potere discrezionale del presidente. Per ultimo, è a lamentarsi che gli studenti di diritto non siano in obbligo di fare un corso di medicina legale: poiché, divenuti magistrati, è spesse volte impossibile che essi comprendano l’importanza della tale o tal altra particolarità: che propongano i quesiti opportuni: che esaminino da loro stessi il parere dei periti, e che si formino, dopo questo esame, una opinione loro propria. Certo, v’hanno in Francia non pochi scrittori illustri in questa materia, e i lavori di Orfila, Devergie, Olivier d’Angers, e di altri, son giustamente stimati in Germania; ma lo sono poi ugualmente in Francia?

In Germania ogni studente di diritto ha il dovere di assistere anche a un corso di lezioni di medicina legale; per modo che entra negli impieghi giudiziarj meglio preparato. In ogni tribunale, e per tutto il circolo della sua giurisdizione, avvi un medico legale d’ufficio, stipendiato dal Governo, che vien sempre chiamato a dare il suo parere nei casi in cui si presenta una quistione che interessa la scienza. In ogni provincia poi, avvi un collegio, o per lo meno un relatore medico, al quale si mandano i pareri del medico legale d’ufficio, quando il giudice non ne sia pienamente convinto. Finalmente, nel capoluogo del Governo avvi un collegio medico superiore, composto dei medici più eminenti per dottrina, i quali son chiamati a dare il loro giudizio definitivo, quando le difficoltà ed i dubbj non siansi potuti appianare. È facile vedere quanta autorità provenga alle perizie da queste instituzioni292.

1 Vedansi, circa la dottrina della prova per periti: BIRNBAUM, nell’Arch. del Dir. Crim., vol. V, pag. 182 – SCHWARZE, Annali del Dir. pen. Sassone, vol. IX. Pag. 56 – MITTERMAIER, Arch. di Goltdamer pel dir. pen. russiano, vol. I, pag. 7, 107, 279. Il qual lavoro fu tradotto anche in itaiano col titolo: Sulla condizione ed efficacia dei periti nel procedimento penale, Genova, 1851. – ARNOLD, Arch. del Dir. crim. 1855, pag. 497. E una buona rivista delle legislazioni italiane intorno ai periti trovasi anche in FRESCHI, Manuale di medicina legale, vol. I.

2 P. e., il cammino percorso da una ferita nel corpo dell’offeso.

3 P. e, se ad una certa distanza un uomo potesse essere colpito da una palla da fucile.

4 P. e., se egli vuol avere veduto anche ad una data distanza.

5 Come se egli narra di aver commesso un avvelenamento con una data sostanza.

6 P. e., che le lesioni sono mortali, e che il defunto è morto di veleno.

7 P. e., se sul cadavere non si trovi traccia di segni incisi o screziature, mentre è noto che la persona, il cui cadavere vorrebbesi esser quello trovato, aveva siffatte incisioni; poiché sorge in tal caso la quistione, se col decorso del tempo abbian potuto cancellarsi. Vedansi buone indagini su di ciò in TARDIEU, Annales d’Hygiene legale 1855, p. 17, e CASPER, Med. leg., pag. 115.

8 P. e., quando si tratta di conoscere della responsabilità di un medico per gli errori da lui commessi nell’esercizio dell’arte sua. Tuttavia si concederebbe troppo al voto dei periti, se si seguissero le idee di Casper nella sua med. leg., pag. 648.

9 La qual confusione si trova anche in alcuni codici moderni, p. e., nel bavarese art. 232-35, (non così nel Reg. austr., dove, al § 261, sono espressamente distinte l’una prova dall’altra.

10 Così nelle ispezioni di cadaveri, e mentre il perito eseguisce la sezione, il giudice osserva anche quelle circostanze che riescono importanti per decidere se avvenne suicidio od omicidio, ovvero per stabilire un indizio sull’autore.

11 Tali sono la positura del cadavere e lo spazio occupato dalle macchie di sangue.

12 P. e., per dedurre dal modo con cui furono fatte le ferite, in qual posizione si trovavano reciprocamente l’ucciso e il suo avversario. – Così il § 83 Reg. austr. di proc. pen. « Il giudice inquirente dirige l’ispezione assunta col mezzo dei periti. Egli indica loro gli oggetti sur quali debbono rivolgere la propria attenzione, e pone le domande di cui crede necessaria la risposta.»

13 P. e., per giudicare del colore dei polmoni o della presenza dei tubercoli.

14 Se, p. e., taluno, che avesse ricevuta una determinata lesione, potesse ancora parlare sì a lungo e sì forte, da poter essere udito da un altro, che si trovava a una data distanza.

15 MITTERMAIER, Sulla condizione ed efficacia dei periti, pag. 24. (Questa memoria si legge nell’Eco dei Trib. di Venezia, sez. I, vol. IV e V).

16 Così quando si ha da decidere se taluno sia morto per suicidio o per violenza altrui, si guarda, tra le altre cose, se, fatto riflesso al modo con cui il laccio era stretto al collo, potesse il morto esserselo posto al collo da sé.

17 Vedasi su questo argomento la Dissertazione sulla constatazione del corpo del delitto in riguardo alla totalità delle lesioni, del Prof. MITTERMAIER, tradotta in italiano dal D.r Giuliano Landucci; Firenze, presso Batelli, 1857. (Che poi l’esperienza propria dei periti debba entrare come elemento di giudizio, non può essere dubbio. Essi soli possono conoscere quali eccezioni siano da farsi ai principj generali della scienza; essi soli, p. e., possono sapere che in certi luoghi, orse per effetto del clima, certe ferite guariscono, che altrove sarebbero letali.

18 Il che si mostra specialmente negli avvelenamenti colla Stricnina.

19 È pertanto una pericolosa opinione, quella manifestata da CASPER nella sua Med. leg., pag. M9, che, cioè, sia punibile quel medico il quale, al letto dell’ammalato, adopra un procedimento che è riprovato dalla preponderante maggioranza dei medici del suo tempo, e si allontana da ciò che essi fanno in questo e in simili casi, e da ciò che il maggior numero degli scrittori proclama come giusto. Casper si dimenticò, che allorquando si fa da taluno una scoperta, su principio le si move guerra dalla maggioranza conservatrice ed aborrente dalle cose nuove.

20 Così pensa SCHNEIDER, Lehre vom Beweise. (Teoria della prova) § 176. – STÜBEL, Ueber den Thatbestand (sulla essenza di fatto), § 257 – GROLMAN, Grunds. (Principj fondam.) § 563.

21 Così pensa GÖNNER, Handb des burg. Proc. (Man. di proc. civ.) II, pag. 412.

22 PRATOBEVERA, della Prova per periti, pag. 17. Ediz. di Verona, 1828.

23 KITKA, Ueber Erhebung des Thatbestandes. (Del riconoscimento del fatto), pag. 204.

24 Proc. pen. ted., § 85.

25 Proposta da GROLMAN, Princip. fondam. § 363.

26 Frase adoperata da Pralobevera nella sua Prova per Periti, § I in fine.

27 Ed anzi possono riservarsi di presentarlo in iscritto entro un termine da destinarsi. § 84 Reg. austr. di proc. Pen. – Nei dibattimenti i periti, al pari dei testimonj, si sentono separatamente gli uni dagli altri, ma se nasce conflitto tra le loro dichiarazioni, si sentono di nuovo in una discussione comune. Con questo mezzo si raggiunge di solito una somma precisione nel parere dei periti.

28 MITTERMAIER, Condiz. dei periti, pag. 26.

29 BONNIER, Traité des preuves, pag. 81 – HELIE, Traité de l’instr., vol. V, pag. 680. – MITTERMAIER, Condiz. dei per., pag. 27.

30 HELIE, vol. V, pag. 681. (La formula del giuramento dei periti è, secondo il Reg. austr., la seguente: « Giuro di voler esaminare accuratamente l’oggetto, esporre fedelmente e compiutamente le fatte osservazioni, e dare il parere secondo la mia migliore saputa e coscienza, o secondo le regole della mia scienza ed arte » § 81. Egli è evidente che un errore scientifico, in forza del quale il perito attesta cosa non vera o inesatta, è tutt’altra cosa che una falsa deposizione testimoniale.

31 Lo stesso avviene in Austria, §§ 217 e218, Reg. di proc. pen.

32 Questo accade soventi volte; ma è chiaro che in questa parte della sua deposizione si considera in lui, non il perito, ma il testimonio, laonde può essere, p. e., confrontato coll’accusato o con altri testimonj.

33 BEST, Trattato, ag. 590 – GREENLEAF, Trattato I, pag. 190 e 515.

34 HELIE, V, pag. 580.

35 Reg. Austr. di proc. pen., § 78. Reg. Bad., § 86; d’Annover, § 97; di Sass., § 174.

36 Cod. Sardo di Proc. pen., art. 157-143. Delle Perizie. – Cod. di Mod., art. 123-129 Delle Perizie.

37 MITTERMAIER, Condiz. dei periti, pag. 29.

38 MILLÆUS, Praxis criminis persequendi. Parigi 1541, pag. 8 – CARMIGNANI, Teoria, ecc., vol. IV, pag. 88, (lib. IV, c. VI).

39 Conformemente a questi principj il Reg. austr. di proc. pen., al § 263 dice: « ciò che nelle forme di legge viene accertato col mezzo di più periti, o secondo le circostanze, anche di un perito solo (§ 78), può ritenersi per legalmente provato; » dove quel può esprime appunto essere libero al giudice di non dar fede intiera alla perizia, ove nascano fondati motivi di dubbio, giusta il più volte citato § 260. E la Corte Suprema di Giustizia in Vienna, in una sua sentenza del 15 aprile 1856, n.° 3297, seguì con tanto scrupolo questo principio, che decise essere qualunque parere di periti, anche di una pubblica Autorità, quale l’ufficio della Zecca, soggetto al supremo criterio del giudice, il quale può non ammetterne la conclusione, quando l’attendibilità ne sia snervata da circostanze provate in processo. Vedi Eco dei Trib., sez. I, n.° 615 del 29 giugno 1856.

40 CARMIGNANI, nel luogo or ora citato.

41 Vedine alcuni casi nella memoria sulla condiz. dei periti, pag. 31. (Il perito adunque deve investigare coi metodi suggeriti dalla scienza se certe macchie siano di sangue o d’altra materia, e non già proporsi di dimostrare che sono di sangue; se il giudice non fosse persuaso che il perito procedette con siffatta imparzialità d’opinioni, non potrebbe più considerare il parere del perito come una prova legale.

42 Ciò si riferisce principalmente alle osservazroni microscopiche le quali son facilmente ingannevoli qualora non siano fatte da un uomo assai pratico.

43 Cioè non fenomeni ma avvenimenti.

44 MITTERMAIER, nell’Arch. di Goltdammer, vol. V, pag. 741.

45 P. e., per giudicare dell’esito della prova docimastica conviene conoscere la legge tra la respirazione e la vita nei neonati.

46 Uebereinstimmung; nella traduzione francese leggasi humanité, forse per mero equivoco tipografico invece di unanimité. Ma nella trad. palermitana (eseguita sulla francese) si legge: In fine L’INDOLE PLACIDA dei periti è una garentia novella, né meno grave delle altre (pag. 152). Questo si chiama saper amenizzare l’arida scienza!

47 Basta pensare alle dispute circa il valore delle esperienze sopra i polmoni e sopra la vescica.

48 Come, p. e., circa la sanabilità di una ferita.

49 REINHARD, Handb. des bürgerl. Processes (Man. del Proc. civ.), P. I, pag. 385 e segg.

50 Reinhard parla soltanto del Processo civile, ma per la stessa ragione egli dovrebbe distinguere i periti assunti dal giudice inquirente da quelli nominati dallo Stato.

51 Secondo l’organizzazione medica di certi paesi avvi un medico d’ufficio (nel Regno Lomb. Ven. avvi un medico Provinciale presso ogni Delegazione, e una Commissione sanitaria permanente presso le Luogotenenze).

52 Della Condiz. dei periti, pag. 38.

53 Quando un celebre medico e chirurgo abbia proferito il suo giudizio, e il medico d’ufficio ne abbia proferito un altro, sarà ben difficile che si presti maggior fede a quest’ultimo pel solo motivo che è d’ufficio.

54 Nel Reg. austr. è disposto ciò che segue: « La scelta dei periti spetta al giudice inquirente. Se ve ne sono di addetti stabilmente al giudizio, non se ne assumerà altri, fuori del caso che siavi pericolo nel ritardo, o che quelli trovinsi impediti per circostanze particolari, e nel caso speciale appajano soggetti ad eccezione » (§ 79). – Con Ordin. del Min. della Giust. emanata d’accordo col Min. dell’Istruz. pub. 21 ott. 1853, (Boll. delle Leggi 1853, n.° 219), fu ordinato « che si eviti di far intervenire i professori della facoltà medica (medico-chirurgica) come periti nei processi giudiziarj penali, in quanto tale intervento non si renda necessario per l’importanza del caso, o per altre speciali circostanze, e qualora se ne riconosca la necessità, l’intervento non abbia a durare più di quanto occorre indispensabilmente.» – Questa ordinanza, come é facile vedere, tende al duplice scopo di evitare ai Professori una distrazione dall’insegnamento di cui sono incaricati, e di non escluderli dal formar parte della commissione decidente della Facoltà, qualora il Tribunale creda di sottoporre alla medesima l’esame del parere dato dai periti.

55 Perfino nell’omicidio non avvi nulla che dimostri che si procedesse ad una ispezione del cadavere coll’opera di periti. Vedi GERICKE, Progr. quo inspectio cadaveris apud Romanos in usu fuisse ostenditur. Helmst, 1739. PFORDTEN, Beiträge zur Geschichte dar gerichtl. Medic. (contribuzioni alla storia della medicina legale) Würzburg, 1838, e GEIB, nell’Arch. del Dir. crim. 1845, pag. 157.

56 C. 18 X. De homic.

57 Cod. municip. di Bruges del 1281, in SAINT-GENOIS, Monuments anciens Paris, 1782, pag. 684.

58 Vedi ALKEMADE, già citato nel Cap . XXI, nota 12.

59 Negli Statuti dell’isola di Sardegna (Codice della Republica di Sassari, Ediz. di Tola, Cagliari 1850, pag. 141), si vede indicato l’intervento dei periti in casi d’omicidio. Ne somministra importanti argomenti TARUFFI, Della legislazione ital. intorno alle lesioni personali. Bologna 1857.

60 BIENER, Gesch. des Inquisitionsproc. (Storia del processo inquisitorio), pag. 280, e meglio ancora TOMLINS, Law Dictionary (Diz. Di Dir.), Augusta 1809, voce Coroner, n.° 11.

61 GANDINUS, De maleficiis. Tit. De Homic. n.° 24. Egli diceva fin d’allora che si dee prestar maggior fede a due o tre medici, in quel che riferiscono sulla qualità delle ferite, che non a dieci o venti testimonj che non siano medici.

62 GANDINUS, l. c., n.° 25.

63 Art. 149 C. C. C.

64 Vedasi in proposito il mio Man. di proc. pen., vol. I, pag. 620, e si confronti colla mia Proc. pen. ted., § 115.

65 Proc. pen. Ted., § 115, nota 22.

66 P. e., quando il testimonio afferma che il reato fu commesso in un dato modo. (Suppongasi che un testimonio affermi d’aver veduto l’accusato ad uscire da un fenestrello, e la perizia dimostri che l’accusato non potrebbe passarvi attesa la sua grossa corporatura. La testimonianza risulterebbe senz’altro falsa).

67 P. e., per decidere se sia ossibile che nel modo, con cui, secondo la confessione dell’accusato, egli avrebbe commesso il reato, non lasciasse alcuna traccia del fatto. (Suppongasi che egli confessasse di aver scavalcato un muro e d’aver commesso il furto, e che i periti, osservando che il muro e le tegole sovrapposte, su cui stanno anche dei ciottoli, non presenta nessuna traccia del passaggio d’un uomo; che anzi non si vede nessun’orma nella terra molle sottoposta al muro nella parte interna; giudicassero non aver potuto un uomo passare per quella parte senza lasciare traccia. Ecco che la confessione sarebbe improntata di falsità.

68 Proc. pen. ted., § 140.

69 Cod. austr. 1803, sez. II, § 240, 247 (a cui, come si disse più volte, fu sostituito il Reg. di proc. pen., 29 lug. 1853, contenente disposizioni più esplicite e norme più diffuse nei §§ 77 e segg.

70 Non può dirsi pertanto con Kitka (Della constataz. del fatto, p. 218) che il codice consideri questa prova come una specie della prova mediante ispezione oculare.

71 Ordin. Crim. Pruss., § 111-178.

72 § 143.

73 § 168.

74 Cod. Pen. bav., art. 235.

75 Dei primi basta uno solo; dei secondi se ne richiedono due; così l’art. 236.

76 Art. 264, n.° 1.

77 Art. 264.

78 Proc. pen. ted., § 37. – RUSSEL, On crimes aud misdemeanors, (Dei crimini e delitti) II, pag. 661.

79 The Jurist (Il Giurista), Giorn. trim. di giurisprud., fasc. I, p. 50.

80 TOMLINS, Diz. di Dir., voce Coroner.

81 Lo abbiam dimostrato nell’0opera Das englische Strafverf. (Il proc. pen. inglese) pag. 96-106, e nell’opera Die Gesetzgeb. ecc., pag. 361. Sui difetti i procedura in casi di avvelenamenti,vedi la mia dissertazione nell’Arch. di Goltdammer 1856, pag. 725.

82 PHILIPPS, Legge sulla prova, vol. I, pag. 290. – RUSSEL, Dei crim. e del. II, pag. 623.

83 Nel Law Magazine (Arch. leg.), si leggono interessanti notizie sul modo con cui nei tribunali inglesi si assumono le testimonianze dei periti medici (fasc. 3.°, n.° 2 e fasc. 4.°, n.° 2).

84 In quanto siano da considerarsi come veri testimonj, vedasi nella Gazette des Tribunaux 1828, n.° 837.

85 Anche l’imputato, se vuol far citare dei periti in suo vantaggio, dee curare che siano indicati sulla lista dei testimonj a discolpa.

86 Code d’instr., art. 44. HÉLIE, Traité vol. V, pag. 653.

87 HÉLIE, pag. 663.

88 Code, art. 43, 44.

89 La legge è cosi mancante che non fa speciale menzione nemmeno dei casi di avvelenamento, laonde, a rigore, si dovrebbero far intervenire come periti unicamente gli officiers de santé, ossia de’periti non chimici. La pratica vi supplisce. BARGE, Manuel de la cour d’assises dans les questions d’empoisonnement. Paris, 1848. (Il Reg. austr. dispone (§ 91) « Presentandosi sospetto di avvelenamento, si faranno intervenire alla verificazione del fatto, oltre i medici, ove sia possibile, anche due chimici. L’analisi dei veleni può per altro essere fatta; secondo le circostanze, anche dai chimici soli, in un locale a ciò specialmente adatto. » E così anche il § 98 dell’ordin. min. 28 genn. 1855 sulle sez. dei cadav.

90 Le nostre università hanno, come è noto, una cattedra di medicina legale pei medici. L’insegnamento dura un solo semestre e non è prescritto come cattedra d’obbligo per gli studenti di legge, ai quali è però libero d’intervenire alle lezioni. Già più volte venne proposto che, mentre il Governo pensa ad aumentare i Corsi speciali e sussidiarj, voglia ingiungere, come obbligatorio, lo studio della medicina legale pei legali. L’insegnamento dovrebbe essere accomodato a studenti che son digiuni di nozioni elementari mediche, e recherebbe immenso vantaggio ponendo i giudici in situazione di esercitare davvero e con cognizione di causa, quel diritto che dà loro la legge, di ponderare sotto ogni aspetto il voto dei periti; accettarlo, se lor sembri concludente; conoscerne le parti mancanti e proporne la correzione ad altri periti, ed alla facoltà mediche. In particolare nei casi di alienazioni mentali o d’altre malattie dello spirito, la cognizione della medicina legale sarebbe senza dubbio d’incalcolabile utilità. Facciam voto pertanto che questo desiderio venga una volta esaudito.

91 Della condiz. dei periti, pag. 47.

92 Vedi MITTERMAIER nell’Arch. di Goltdammer 1850, pag.726.

93 BONNIER, Traité des preuves, pag. 94.

94 Quanto alla procedura dinanzi ai tribunali di polizia e correzionali, vedansi buone osservazioni di HÉLIE, Traité. vol. VII, pag. 317, 754.

95 BONNIER, Traité, pag. 94. – MITTERMAIER, Della condizione dei periti, pag. 47.

96 Così accadde nel processo contro la Laffarge. Vedi Della condizione dei periti, pag. 62.

97 Commendevole sopra tutte è la Ordin. Min. Austr. 28 genn.1855 sulle ispezioni e sezioni cadaveriche.

98 MITTERMAIER, nell’Arch. di Goltdammer 1856, pag. 730. Sarebbe pericoloso il far uso degli ordinarj farmacisti. (In Lombardia, però, molti farmacisti sono anche dottori in Chimica ed hanno laboratorio chimico.

99 MITTERMAIER, Condiz. dei per., pag. 55. – Il Reg. Austr. al § 85 dispone che « se i periti sono di opinioni diverse, il giudice inquirente potrà, a norma delle circostanze, o sentirli di nuovo, o far intervenire un terzo perito, oppure procurarsi il parere di altri periti. Se i periti sono medici e chimici, si chiederà in tali casi il parere della Facoltà medica dell’Università più vicina. Ciò potrà farsi anche allorquando il Tribunale, attesa l’importanza del crimine, trova necessario per le scoprimento del vero, di riportare il parere di una Facoltà ».

100 P. e., il Reg. austr. al § 200, e la legge di Baden del 1851 al 86. Vedi contro tal pratica la mia opera Legislazione, ecc., pag. 417.

101 Condiz. dei Per., pag. 56-64. – Legislaz. e prat., pag. 473.

102 Ad onore della magistratura italiana dobbiamo dire, che nei dibattimenti penali in cui intervengono i periti, le quistioni si trattano e si esauriscono colla più desiderabile ampiezza, senza che venga frapposto verun ostacolo alla difesa. Se ne vedono esempj nei giornali giudiziarj del Piemonte e del Regno Lombardo-Veneto.

103 Nel sistema austriaco e francese, non dandosi all’imputato un difensore durante l’inquisizione preliminare, il caso qui citato dell’Autore non potrebbe avvenire. Tuttavia nel sistema austriaco, potendosi ricorrere al Trib. d’Appello contro il conchiuso d’inquisizione speciale, in quanto però comprende anche la misura dell’arresto (Ord. Imp. 5 mag. 1858), il giureconsulto da cui l’inquisito si facesse assistere nel fare il suo ricorso (per analogia del § 203 Reg.) potrebbe anche proporre una perizia; come la potrebbe proporre eziandio nel ricorso contro un conchiuso d’accusa.

104 E nei casi, in cui il Presidente del dibattimento, facendo uso del suo diritto, fa eseguire una nuova ispezione o perizia, ha altresì egli stesso il diritto di determinare quali periti intende di assumere.

105 Tuttavia se non v’ha eccezione contro la persona del perito proposta dal difensore, l’inquirente non vorrà di certo rifiutarlo; ma non gli è tolto poi di sentirne anche degli altri sui medesimi quesiti.

106 Così ordina il Reg. Austr. al § 80: « Coloro che in un processo penale non possono sentirsi o farsi giurare come testimoni, non possono assumersi in esso nemmeno come periti, sotto pena, in caso diverso, di legale invalidità del loro operato.» – Reg. di Sass., § 175; di Baden, § 89.

107 Queste parole vanno intese nel senso, che se taluno fu sentito come testimonio prima che nascesse il bisogno di una perizia, non possa poi essere chiamato come perito. Ma talora (come già fa notato altrove) la deposizione del perito comprende anche, almeno in arte, una testimonianza; e sebbene la legge non introduca nessuna istinzione, pure in pratica si suole distinguere: se il perito depone di fatti che si connettono con quelli su cui versa la perizia, p. e., sulle parole dette dal ferito durante la visita medica, allora si accetta la sua testimonianza, ed egli è perito e testimonio ad un tempo; se invece egli conosce fatti che non si collegano necessariamente colle sue funzioni di perito, p. e., se fosse stato testimonio della rissa, in cui uno fu ucciso, o se avesse udito una confessione stragiudiziale dell’imputato, allora si suole sentirlo come testimonio e non come perito. La ragione di questo si è che i testimonj non possono essere surrogati da altri, mentre i periti lo possono; e che quanto sono minori le facoltà concesse ad un uomo, tanto è minore il pericolo dell’abuso, e maggiore la tranquillità dei cittadini.

108 P. e., il medico d’ufficio.

109 È l’opinione di Stübel, § 2494. TITTMANN, (Man. III, pag. 295) non concede che un perito si consideri come un publico testimonio.

110 Suppongasi che un ferimento sia accaduto sul confine del paese, e che il medico quivi residente possa tosto essere chiamato, laddove il medico d’ufficio abita lontano tre ore.

111 KITKA, Della constataz. del fatto, pag. 212.

112 L’Ordin. Crim. pruss., al § 160 permette che, in caso di necessità, in vece del medico ordinario, si chiami un chirurgo militare od un altro medico, da farsi giurare pel caso speciale.

113 Quando, p. e., il medico d’ufficio è parente dell’ucciso o dell’imputato.

114 Dice a ragione TITTMANN (Man. III, pag. 304), che la differenza di religione del perito non può avere alcuna influenza. Un medico israelita potrebbe essere un valentissimo perito, quantunque non potesse, per la sua religione, essere nominato stabilmente medico giudiziale.

115 Secondo il Reg. austr., (§ 88), e secondo la Ordin. Min. 28 gennajo 1855, sulle sezioni cadaveriche (§ 7), il medico o chirurgo che avesse curato il defunto nella malattia che fosse preceduta alla morte, dev’essere invitato ad assistere alla visita, e sentito sulle precedenti circostanze, quando ciò non importi ritardo. Nei casi più importanti, si chiede da lui una storia della malattia. « Nondimeno, dice la citata Ordinanza, per l’imparzialità del giudizio, non si farà intraprendere la visita dal medico curante del defunto, ove ciò sia possibile.» Come scorgesi, il motivo è di cautela, poiché il medico curante, il quale ha qualificata la malattia in un dato modo, e l’ha curata come tale, non vorrà facilmente indursi a proclamare un suo errore, quando dalla visita e sezione ne nascesse il dubbio, ma vorrà piuttosto giustificare il suo operato; laddove i medici che non curarono il defunto sono del tutto indipendenti. Questo motivo di cautela, è ovvio che sussiste anche nei casi di ispezione di ferite, e perciò il giudice agirà prudentemente e secondo lo spirito della legge, facendo intervenire il medico o chirurgo curante come semplice assistente, per istruire i periti sui dati importanti. Sarà anzi cauto allontanarlo prima che i periti proferiscano il loro giudizio, poiché se questo dovesse risolversi in un biasimo del curante, la sua presenza potrebbe rendere meno liberi i periti nel dare il loro voto.

116 Può darsi, p. e., che il ferito si trovi a un quarto d’ora da una città straniera, e che invece il medico dello Stato a cui appartiene il ferito stia molto lontano. Perché non si potrà assumere un medico di quella città?

117 BOEHMER, Ad Carpzov., pag. 55. – TITTMANN, Man. III P, p. 296, nota r.

118 GROLMANN, Grunds., (Principj) § 477, nota d.

119 Agirà prudentemente il giudice, non omettendo di far giurare i periti stranieri, quand’anche avessero già prestato un giuramento d’ufficio nel loro Stato. [Il dubbio qui proposto dall’Autore, se in qualche caso il giudice possa valersi di un perito straniero, è in termini assai più ristretti di quanto possa parere a prima giunta; e l’esempio istesso che fu addotto, fa comprendere che si allude ad un caso di necessità, in cui non sia possibile di chiamare il perito dello Stato e sia invece indispensabile, per l’urgenza del bisogno, domandarne uno straniero più vicino. Così pure non è compreso nella ipotesi il caso, in cui gli atti processuali fossero stati assunti in estero Stato (dove, p. e., il ferito riparò e dove fu sentito da quel giudice ed anche sottoposto a ispezione giudiziale e perizia medica); giacché in questo caso il giudice estero agì precisamente nei limiti della sua giurisdizione, assumendo la perizia coi periti del suo Stato. La quistione però sarebbe assai più ardua ove venisse proposta in termini più generali: Se, cioè, il Tribunale possa valersi, a suo arbitrio, di un perito straniero, e (per analogia) se possa interpellare una facoltà d’università straniera. Sembra che anche il ch. Autore inclini all’opinione negativa, appunto per la forma eccezionale con cui addusse l’esempio della chiamata d’un perito straniero per l’impossibilità di chiamarne uno nazionale. Così pensano anche altri scrittori, e così sembra doversi interpretare il Reg. austr. dove parla di periti e di Università (§ 85); primamente, perché lo Stato dee supporre che le sue instituzioni bastino a ogni bisogno della publica Amministrazione, senz’uopo di ricorrere agli stranieri, e nelle sue leggi allude di certo a quelle; e in secondo luogo perché non si sarebbe ommesso di esporre le norme colle quali un tribunale nazionale possa citare e sentire un perito straniero, od interpellare le facoltà di una Università straniera; regolando le condizioni per le quali questi atti otterrebbero forza di prova entro lo Stato. Al difensore, all’incontro, assai più libero del giudice, non può essere vietato, di procurarsi anche dall’estero e dalle facoltà delle più celebri Università straniere, la soluzione dei quesiti che influiscono nella procedura; ma questi atti non avrebbero per il giudice la forza di una perizia giudiziale, sibbene quella di una autorità scientifica, non diversa da quella di un’opera d’illustre scrittore; servirebbero insomma di istruzione pel giudice (§ 260); ma non formerebbero mai una prova. E per quanto ci consta, anche le nostre Università non furono mai interpellate dalle autorità giudiziarie straniere, ma più volte dai privati.]

120 Anche l’ordin. Pruss., § 167 sembra intendere che in casi importanti il medico consegni ai chimici le sostanze da esaminarsi. MEKEL, Lehrb. der gerichtl. Medizin. (Tratt. di med. leg.), pag. 47.

121 Vedi il già citato § 91 del Reg. austr., indi la memoria di MITTERMAIER nell’Arch. di Goltdammer 1856, pag. 730 e 1857, pag. 147.

122 Ordin. Crim. pruss., § 145.

123 MEKEL, op. cit., § 33. Tuttavia il cod. bav., (art. 80) richiede il medico giudiziale oppure levatrici giurate.

124 Ord. Crim. Pruss., § 146. Per regola poi si eviterà di chiamare una levatrice quando possa aversi un vero ostetricante; SCHLETTER, Ann. di giurisprud. crim. XXXI, fasc. 3.

125 P. e., riportando casi nei quali il perito avesse commesso già dei grossi errori.

126 P. e., se il perito è stretto congiunto dell’offeso, o nemico dell’accusato. Giusta il Reg. di proc. pen. di Sassonia (§ 175), si devono comunicare all’imputato i nomi dei periti da citarsi (tranne il caso di pericolo nel ritardo), affinché egli vi faccia le sue eccezioni. – SCHWARZE, Comment. I, pag. 261.

127 KLEINSCHROD, nel vecchio Arch. del Dir. Crim., vol. V, fasc. 3, p. 29. KITKA, Della constatazione del fatto, pag. 213.

128 Cod. Bav., art. 243. lstruz. austr. Del 1814, § 12.

129 P. e., se tutta la cura del medico, chiamato mezz’ora prima della morte del ferito, consistette nell’ordinargli dei bagni freddi. (La legge austr. non fa eccezione alcuna, e infatti, non potrebbero essere stati quei bagni freddi, la causa, per l’appunto, che rese disperata la guarigione?

130 MEISTER, De medico vulneratum curante a sectione non excludendo. Helmst. 1749. – GEINSL, medizin. Bemerkungen über das baier. Strafges. (Osservazioni mediche sul Cod. Bav.), pag. 101.

131 TITTMANN, Man. III, pag. 304.

132 Come prescrive giustamente il progetto annov., § 175. (La legge austr. ha poi perfezionata la prescrizione.).

133 Anche l’art. 149 della C. C. C. vuole che intervengano uno o più periti. Ma non é da prendersi come una guida certa riguardo alle sezioni cadaveriche, perché parla soltanto delle ispezioni di ferite.

134 TITTMANN, Man. III, pag. 303.

135 L’Ordin. Crim. prussiano vuole, al § 148, l’intervento di un medico e di un chirurgo. Il cod. Bav. agli art. 236 e 243 distingue se fu chiamato il medico d’ufficio od un altro; se il medico d’ufficio, non ne richiede altri. Secondo il Reg. austr. poi, al § 78, si devono far intervenire due periti di regola; ma essendovi pericolo nel ritardo, o trattandosi di un caso di poca importanza, basta anche uno solo.

136 KITKA, pag. 220. – HEFFTER, Man. di Dir. Crim. Halla 1833, p. 615. (Queste disposizioni del diritto germanico, o piuttosto queste pratiche forensi, non possono avere per noi alcun interesse, dacché il Reg. austr. ha stabilito espressamente che nei casi importanti si devono far intervenire due periti. In particolare l’ordin. Min. sulle sez. dei cadav. ordina, nel § 5, che alle ispezioni e sezioni intervengano due membri del personale sanitario, come periti. – Gli scrittori italiani hanno sempre proclamata la massima essere necessarj due periti giurati.

137 Proc. pen. ted., P. I, pag. 578.

138 HENKE, Tratt. di Med. leg. e nel Giorrn. di scienza med.1824, fasc. 1, pag. 13.

139 MENDE, Man. di Med. leg., P. V, pag. 257.

140 L’Ordin. Min. austr. 28 genn. 1855 dispone, in proposito, quanto segue, al § 37: « Se si dovesse intraprendere l’ispezione di un cadavere già seppellito e putrefatto in grado considerevole, onde diminuire l’incomodo ai membri della commissione, converrà aprire la sepoltura alcune ore prima di levarnelo, indi si estrarrà la cassa, e levatone via il coperchio, la si esporrà per qualche tempo all’aria libera, e potendo farlo senza danno dell’ispezione si praticheranno punture all’addome ed al torace, onde aprire un’uscita ai gas raccolti in queste cavità. Dispersi in gran parte tali gas, si verserà sopra il cadavere una soluzione di cloruro di calce, ed estratto dalla cassa, lo si farà porre al posto destinato, il quale parimente dovrà essere bagnato colla soluzione di cloro; si leveranno via li abiti nel modo più opportuno, indi s’intraprenderà l’esame esterno e la sezione del cadavere, versandovi sopra ripetutamente dell’acqua clorata.

141 Argomento addotto da KITKA l. c., pag. 212. Vedasi anche la memoria (benché relativa al processo civile) di MARTIN ne’ suoi annali di legislaz. Sassone, anno I, fasc. 2.°, pag. 179.

142 Cod. di Sass., art. 175. V. la mia memoria nella Gerichtssaal 1854, II, pag. 1. – SCHWARZE, Annali IX, pag. 57. – Il Reg. austr. all’opposto al § 79 dispone che, « non prestandosi un perito alla fattagli citazione, o ricusando di dare il suo parere, egli soggiace alle multe stabilite nei §§ 118 e 230. » I quali due paragrafi parlano anche dei testimonj, anzi il primo parla soltanto di essi, in forza appunto d’una analogia che la legge riconosce tra testimonj e periti, per quel che concerne il debito di cittadino di coadjuvare la giustizia. Il qual principio trovasi chiaramente espresso nel § 25 del Reg. colle parole: « Ognuno è obbligato a comparire, dietro fattagli citazione, avanti al giudizio penale, di rispondere alle fattegli domande, e di ubbidire a’ suoi ordini. ».

143 HÉLIE l. c., vol. V, pag. 159 propone di punire i periti contumaci. BONNIER, Traité, pag. 35 introduce delle distinzioni.

144 Art. 149 C. C. C – KLEINSCHROD nel vecchio Arch. del Dir. Crim., vol. V, pag. 19. – TITTMANN, III, pag. 297.

145 Come dice STÜBEL, Vom Thatbest. (Della essenza di fatto), § 354.

146 Il Reg. di Proc. pen. di Sassonia prescrive la formula: Giuro di voler dare il giudizio richiesto sulla cosa sottoposta ad esame, secondo la mia migliore scienza e coscienza.

147 L’ord. min. austr. sulle sez. cadav. dice al § 24: « Siccome in qualunque rilievo giudiziale lo scopo dev’essere sempre quello di scoprire la verità, così anche nel parere sopra una visita di cadavere intrapresa giudizialmente, si dovranno distinguere esattamente le cose che si possono decidere con certezza per ragioni fisico-mediche. Nei casi, perciò, che sono dubbi al medico stesso, e che, in mancanza di circostanze rischiaranti, rimangono tali, egli sarà in dovere di dichiarare francamente di non essere in grado di pronunziare un deciso giudizio; e quindi, secondo lo stato delle cose, egli dovrà dare un parere certo soltanto in parte, ovvero affatto dubbio, se non è altrimenti possibile ». Tra le perizie quella che, forse più di tutte, si fonda sulle semplici presunzioni, anziché sui precetti rigorosi della scienza, è la perizia calligraflca, di cui verrà occasione di parlare in altro luogo.

148 TITTMANN, Man. III, pag. 305. – Cod. Bav., § 230. Code d’instruct. art. 44. (Reg. austr., § 81: « Ai periti che per causa di un loro stabile impiego hanno di già prestato il giuramento in generale, il giudice inquirente rammenterà, prima di dar principio all’atto d’ufficio, la santità del giuramento da loro prestato.» Tali sarebbero, p. e., i periti stimatori della Zecca. Non ogni giuramento d’ufficio, però, può equivalere a quello di perito; così un Professore di chimica, che ha giurato i suoi doveri di professore e di publico impiegato, dovrebbe, ove osse chiamato qual perito, prestare di nuovo il giuramento colla formola stabilita dal Reg. di proc.

149 Per gli stessi motivi pei quali è sufficiente il giuramento posteriore anche dei testimonj. (Il Reg. austr., per altro, vuole espressamente che i periti giurino prima (§ 81), e siccome la prestazione del giuramento è un atto brevissimo che richiede formalità assai semplici, così il giudice non sarà mai nella necessità di aspettare che la perizia sia terminata.

150 La più parte delle nuove leggi han generalizzato troppo; p. e., il cod. bav., art. 235. Assai meglio sta ilisce il progetto annov. art. 171: « Quando la legge non prescnva espressamente la presenza del giudice, spetterà a quest ultimo il decidere se la sua presenza sia o no necessaria nella ispezione che fa il perito ».

151 P. e., nella sezione dei cadaveri.

152 P. e., per giudicare dell’esistenza del veleno o per riconoscere se una moneta è falsa.

153 Art. 149 C. C. C. – CONRADI, De inspectione cadaveris occisi a solis medicis vitiosa. Helmst 1738. – QUISTORP, Grunds. (Princ.), § 603. – STEINER, nel vecchio Arch. del Dir. Crim., vol. VI, fasc. 4, pag. 64.

154 Ordin. Crim. Pruss., § 162. – Cod. Bav., art. 235. – HENKE, Abh. Aus d. ger. Medizin (memorie di Med. leg.), III, pag. 165.

155 Basta pensare che spesso gli inquirenti, per nausea all’aspetto del cadavere, se ne tengono lontani durante la sezione, e dettano il protocollo solamente quando è finita!

156 KITKA, Della constataz. del fatto, pag. 214. – Proc. pen. ted., § 86.

157 HENKE, mem. cit. III, p. 156 – TITTMANN, III, pag. 322.

158 Quando si visitano le parti genitali di una donna per verificare se ha partorito.

159 Cod. bav., art. 80.

160 HÉLIE, vol. V, 663.

161 Reg. Austr. § 82. – Reg. di Baden, §92; di Sassonia § 177.

162 P. e., nei casi di veneficio. MITTERMAIER, nell’Arch. di Goltdammar 1856, pag. 734.

163Ordin. crim. pruss., §§ 469, 175. Cod. bav., § 259. – Regolamento austr., § 83.

164 Ciò importa sommamente, non solo nei casi di malattia dello spirito, ma anche nei casi d’omicidio; giacché una espressione indeterminata può essere facilmente pericolosa, come quando si fa la domanda generica, se la ferita sia mortale.

165 MITTERMAIER. Della constat. del corpo del delitto, ecc., p. 26. – Reg. austr. § 89, e di Baden §§ 101 e 105. Quanto alle quistioni da proporsi nei casi di avvelenamento, vedasi la memoria dell’Autore, nell’Arch. di Goltdammer VI, p. 738.

166 Cod. sass., § 193.

167 Il che può importare assai, p. e., nei casi di avvelenamento; perché le persone che avvicinarono l’ammalato, potrebbero informare se vi furono o no, certi segni distintivi. KITKA, Della constataz. del fatto, pag. 223.

168 Su di ciò vedi KEUSCH, Ueber dia neuen Theorieen des Crim. und gerichtl. medizin (Delle nuove teorie di dir. crim. e di medic. leg.), p. 232. – MENDE, Man. I, p. 359. – HENKE, Giorn. di med. leg. 1824, fasc. 3, n.° 6. – E il Reg. austr., al § 85: « I periti possono chiedere, che, sopra punti da indicarsi da essi con precisione, sieno loro somministrati, colla scorta degli atti, o mediante esame di testimonj, quegli schiarimenti che reputano necessarj a dare il loro parere. Nei casi in cui i periti ritengono che per dare un fondato parere sia loro indispensabile d’ispezionare essi medesimi gli atti processuali, anche questi potranno essere loro comunicati, sempreché non si presentino speciali difficoltà in contrario.»

169 HORN, Archiv. für mediz. Erfahrung (Arch. di pratica medica) 1823, fasc. di marzo, pag. 278. – Proc. pen ted., § 86.

170 Di qui si vede con quanta previdenza fu compilato il § 85 del Reg. austr.

171 KITKA, l. e., pag. 222.

172 MITTERMAIER, nell’Arch. di Goltdammer V, pag. 124. – SCHÜRMAYER, Gerichtl. Medizin (med. leg.), pag. 49. – KRAMER, Med. leg., pag. 67.

173 Reg. austr. § 85, di Bad. § 91; d’Annov. § 99; di Sass.; § 179.

174 P. e., circa i fenomeni che accompagnarono una malattia cagionata da avvelenamento; vedi la cit. mem. dell’Autore nell’Arch. di Goltdammer 1856, pag. 742.

175 Condiz. dei periti. pag. 52.

176 Eppure molti medici han per costume di notare sul portafogli le prime osservazioni, e di stendere più tardi un formale protocollo. Egli è facile vedere che da ciò si può essere tratti a commetter degli errori, poiché può darsi che il medico supplisca colla sua fantasia a taluni punti mancanti. Vedi KITKA, pag. 227, nota. – L’ordin. Min. austr. sulle sez. cadav. Al § 14 dispone: « Durante ogni visita giudiziale di cadaveri dee tenersi, di pari passo colla medesima, un circostanziato protocollo, » ecc. Nei §§ successivi è indicata la forma esterna che deve avere.

177 P. e., quando un fabbro-ferrajo od un armajuolo vengono interrogati sulla qualità di un’arma da fuoco.

178 KLEINSCHROD, vecchio Arch., V, pag. 26. – TITTMANN, Man. III, 325. – MEKEL, Tratt. di Med. leg., pag. 53. – Ordin. Min. Austr., § 17: «Il parere può essere dato tosto a protocollo....; oppure, particolarmente in casi difficili, i periti possono stenderlo in iscritto e presentarlo più tardi, al qual uopo si prefiggerà loro un congruo termine.» E così il § 84 del Reg. di proc. pen.

179 Nel caso, però, che un perito volesse dare un voto diverso, dee sempre essere allegato nel processo. La più volte citata Ordin. Min. austr. dà buone norme per la redazione del parere peritale, nei §§ 15-27. Vedi anche Reg. di Sass., § 180. – SCHÜMRAYER, Med. leg., pag. 57. – GANDOLFI, Fondam. della med. forense, I, pag. 83. Il FRESCHI poi nella sua Med. leg., offre de’modelli. E cosi anche il BARZELLOTTI ed altri. Ma intorno alle firme dei periti da apporsi al parere, si noti che l’Ordin. Min. austr. vuole espressamente che tutti i periti siano sottoscritti ed al protocollo d’ispezione ed al rapporto contenente il parere in iscritto, §§ 16 e 25; e ciò anche nel caso che i periti fossero unanimi nel giudizio proferito. Se poi, dice il § 19, i periti sono di opinione diversa, ciascuno consegnerà dal canto suo un parere debitamente motivato all’Autorità giudiziaria, o lo scriverà in aggiunta alla fine del protocollo. »

180 KITKA, I. e., pag. 230. – Ordin. Min. austr., § 10.

181 Così taluno, essendo stato forse presente alla sezione, potrebbe dichiararsi autore dell’omicidio e descrivere persino le ferite, gli stromenti, ecc., e per tal modo riuscirebbe a ingannare in guisa da non potersi supporre che la sua confessione sia falsa.

182 KLEINSCHROD, Arch. V, pag. 51. – TITTMANN, Man. III, pag. 329.

183 Qualora si considerino i periti come ausiliarj del giudice, egli è ancor piu ragionevole e naturale questo ufficio del giudice, poiché a lui spetterebbe di controllare i suoi ausiliarj, e di determinare ciò che da loro intende di avere.

184 Proc. pen. ted., § 86 in fine.

185 Oppure se è contradittorio con sé stesso.

186 Come quando, p. e., il medico professa ancora certe antiche teorie erronee sulla letalità delle lesioni, e parla di letalità assoluta.

187 P. e., se trascurò le cose dette dai testimonj.

188 P. e., se il medico avesse piena fede nella prova della docimazia idrostatica.

189 KITKA, Della constataz. del fatto, pag. 253, e la mia memoria nel giornale d’Hitzig per la giurisprud. pruss., pa . 253.

190 Reg. Sass., § 81. – MITTERMAIER nell’Arch. di Goltdammer I, p. 125. Il Reg. austr. Al § 85, e l’Ordin. Min. sulle sez.cadav. Al § 21, dispongono quanto segue, in singolare accordo colla regola qui esposta dall’Autore: « Se il giudice inquirente, il Procuratore di Stato ed il Tribunale, trovano che il parere dei periti sia oscuro, incompleto, non abbastanza preciso, in contraddizione con sé stesso, o con circostanze di fatto già rilevate, ovvero che non siano giuste le conclusioni tratte dalle esposte premesse, oppure se le dichiarazioni dei periti, rispetto alle cose di fatto, da essi osservate, discordano tra di loro in modo rilevante, il giudice inquirente li sentirà in proposito, e non togliendosi con tale mezzo le dubbiezze, ripeterà, per quanto è possibile, l’ispezione, facendovi intervenire gli stessi od altri periti. » Già notammo altrove che per poter adempiere con cognizione di causa questa disposizione di legge, il giudice dovrebbe conoscere profondamente i principj della medicina legale, e che è perciò desiderabile che nelle nostre università i corsi di questa scienza siano resi obbligatorj per gli studenti di legge.

191 Osserva giustamente Kitka nell’op. cit., pag. 233, che se il perito ha manifestato unicamente una sua opinione, od una ipotesi, il giudice inquirente non può costringerlo a cambiarla in una dichiarazione più precisa; perché anzi nei casi difficili il perito coscienzioso può sovente esprimere, non piu che una verosimiglianza; e chi lo costringesse a fare una dichiarazione diversa, lo costringerebbc a mentire. (E infatti l’Ordin. Min. austr. succitata, dopo d’avere ordinato, nel § 24, che nel motivare il parere, i risultati ottenuti dall’investigazione devono venire spiegati giusta i principj esatti di anatomia, di fisiologia, di patologia, schiariti da conclusioni tratte dalla natura della cosa, e confermati da osservazioni e da riconosciute esperienze, soggiunge poi nel § 25 che anche i dubbj devono venire francamente esposti. S’intende poi da sé che le ipotesi, per quanto verosimili, non formano prova per sé sole.

192 Siccome la differenza tra omicidio ed uccisione nel cod. pen. austr. consiste soltanto nella qualità dell’intenzionc che mosse il reo (vedi su di ciò alcune osservazioni nei nostri Studi sul cod. pen. tosc., a p. 117), così le norme qui tracciate valgono e per l’uno e per l’altro crimine.

193 Suppongasi, p. e.; che sotto le macerie di una cantina crollata si trovi un cadavere che deve esservi stato da molto tempo e che porta i segni di ricevute lesioni.

194 Vedi le opere citate nella mia Proc. pen. ted., 115 nota 1. Ed inoltre; DEVERGIE, Med. leg., II, pag. 657. – DE BOISMONT, Ann. d’Hyg. Leg., 1852, luglio, pag. 130. – FRESCHI, Man. di med. Leg., – BRACH, chirurg. forensis, pag. 199, – CASPER, Gerichtl. Mediz., (med. giudiz.), p. 288, 307, 460, e nel suo giorn. trimestr. IX, pag. 1. – FRIEDRICH, Handb. der gerichtsarztl. Praxis, (Man. di med. giudiz. prat.), II, pag. 880. – GÜNTNER, Handb. der ger. Med., (Man. di med. leg.). Pag. 271. – BÖKER, Lehrb. der. ger. Med., (Trattato di med. leg.), pag. 97.

195 Secondo che, p. e., il cadavere fu trovato seduto o disteso per terra.

196 P. e., se taluno, dopo essere stato ucciso, venne appeso.

197 Proc. pen. ted., § 115 verso la fine.

198 Negavasi pertanto che fosse mortale una lesione quando fosse concorsa a recare a morte una qualche altra causa che sussisteva insieme con la ferita.

199L’Ordin. crim. prussiana, § 169, segue le nuove dottrine che son migliori; così il cod. bavarese, parte I.ª, art. 142-145. Il cod. pen. austr. non definisce la lesione mortale, ma nella definizione dell’omicidio (§ 134), dispone chiaramente che l’esito della morte (quando sia stato voluto dal reo), è imputabile a lui anche nel caso in cui la morte derivò dalla costituzione personale dell’offeso, o solo per le circostanze accidentali, sotto le quali fu commessa l’azione, o per cagioni intermedie fortuitamente sopravvenute, in quanto queste ultime siano state occasionate dall’azione medesima. Nel § 143 poi, parlando della uccisione in rissa per opera di più persone, è distinta la responsabilità di coloro che hanno recato una lesione mortale, da quella degli altri. Da tutto ciò si vede che la legge ha riguardo all’esito, e considera mortale quella lesione da cui è derivata la morte. Così precisamente dispone anche il codice penale toscano, all’art. 307: « Si considera mortale qualunque lesione personale, in sequela di cui ha perduto la vita un uomo». Queste disposizioni rappresentano la teoria odierna, per la quale sono tolte moltissime dispute.

200 Ordin. crim. pruss., § 68, cod. bav., § 245.

201 P. e., se la ferita divenne mortale, solo a causa di una straordinaria costituzione dell’offeso, che al certo l’accusato non poteva conoscere, né supporre.

202 Vedansi alcune istruzioni per ben giudicare della letalità delle lesioni, nella dissertazione dell’Autore sulla constataz. del corpo del delitto, ecc. Firenze 1857. – GANDOLFI, Dottrina analitica delle lesioni violente Modena 1855.

203 Era però un difetto dell’antica teoria quello di dichiarar nulla tutta la perizia anche quando, essendosi trovata al petto una ferita assolutamente mortale, non si fosse aperta anche la cavità del ventre.

204 Cod. bav., parte II.ª § 244. – Ordin. min. austr. sulle sezioni cadaveriche, § 39: « Nella visita interna bisognerà aprire il cranio, il collo, la cavità del petto e del basso ventre, e ciò anche in quei casi che si avesse già trovato la causa della morte nell’una od altra di queste parti.»

205 Il § 89 del Reg. austr. di proc. pen., letteralmente trasfuso nel § 22 dell’ordin. min. sopra citata, stabilisce, come norma per la redazione del parere medico, le stesse cose tracciate qui dall’Autore. «Il parere propriamente detto, dovrà sempre dichiarare quale sia stata nel caso concreto la causa prossima dell’avvenuta morte, e da che questa causa sia stata prodotta. Secondo la qualità del caso si dovrà quindi mettere in chiaro particolarmente: 1.° Se, giusta le emergenti circostanze, abbia a ritenersi con certezza, oppure con verosimiglianza, che la morte sia avvenuta: a) in conseguenza delle lesioni rilevate, o b) già prima di tali lesioni, ovvero c) in conseguenza o per concorso di una causa sopraggiunta alla lesione ed indipendente da essa. Dichiarandosi che le lesioni rilevate furono la causa della morte, si determinerà inoltre: 2.° Se l’azione posta a carico dell’imputato sia divenuta la causa della morte per la sua natura in generale, o per una speciale costituzione fisica ed uno stato particolare della persona lesa, oppure per circostanze estrinseche accidentali ».

206 Giudizio facilmente ingannevole, quando il parto sia seguito da lungo tempo. V. le opere citate nella mia Proc. pen. ted., § 116. È molto utile in proposito la guida che dà la citata ordin. min. austr. ai §§ 112-134. Poi vedi FRESCHI, Man. di med. leg., vol. I. – GANDOLFI, Med. leg. I, p. 867; – CASPER, ger. Med. (med. leg.), p. 671. – BOEHER, Lehrb. d. ger. Med. (Trattato di med. leg.), p. 136. – SCHÜRMAYER, ger. Med. (med. leg.), p. 299. – KRAMER, Lehbr. (Trattato), p. 90. – FRIEDRICH, Blätt. Für ger. Anthropol. (Giorn. di Antropologia legale) V, p. 71. – ELSAESSER, Untersuchungen über Veränderungen im Körper der Neugebornen durch Athmen, Lufleinblasen (Ricerche sui cambiamenti che producono nei neonati la respirazione e l’insufflazione), Stuttgart 1852.

207 Il che importa di stabilire per decidere se un bambino, di cui si è trovato il cadavere, possa essere nato dall’imputata.

208 Proc. pen. ted., § 116.

209 P. e., se il bambino rimase lungamente sospeso alla vagina. CASPER, op. cit., pag. 786. – BOEKER, op. cit., pag.156.

210 Vedi su tali quistioni la mia Proc. pen. ted., § 116 in fine.

211 Non occorre che ci fermiamo a dimostrare come le perizie siano importanti in caso d’infanticidio. I giornali giudiziarj ne offrono molteplici esempi. Tra le altre scuse che soglionsi addurre dalle imputate, avvi quella d’aver ignorato di trovarsi incinte. Esaminando la costituzione personale della imputata, e tenendo calcolo del fatto s’ella abbia o no avute malattie durante la gravidanza, e se ella sia già stata altra volta incinta o no, i periti possono facilmente dichiarare se l’asserzione dell’accusata sia o non sia credibile.

212 Proc. pen. ted., § 117.

213 EGGERT, Der gewaltsame Tod ohne Verletzung (Della morte violenta senza lesioni), Berlino 1832, pag. 309 e segg.

214 Quanto importi di determinare esattamente la natura del veleno, si veda nelle opere citate nella mia Proc. pen. ted., § 117, nota 10.

215 Sui recenti progressi , vedi MITTERMAIER, nell’Arch. di Goltdammer 1856, pag. 450.

216 Il processo contro Palmer, a Londra, lo ha pienamente dimostrato, poiché si é quivi disputato assai intorno ai segni distintivi della stricnina. Vedi TAYLOR, On poisoning by strychnin (dell’avvelenamento col mezzo della stricnina). Londra 1856, e l’Autore nell’Arch. di Goltdammer 1857, pag. 146.

217 Mem. cit. nell’Arch. di Goltdammer 1857, pag. 153.

218 DEVERGIE, Ann. d’Hyg. Leg., 1841.m – MITTEMAIER 1856, pag. 745.

219 Vedansi le ottime istruzioni comprese nell’Ordin. min. austr. ai §§ 98-111, e l’Autore nell’Arch. di Goltdammer 1856, pag. 726-741.

220 Ordin. crim. Pruss., § 140. Cod. bav., § 79. – PFISTER, Criminalfälle, (casi di diritto penale) V, pag. 606.

221 P. e., se sporgessero al suolo pietre acute o rami. – Reg. austr. di proc. pen., § 92: « Anche quando trattasi di lesioni corporali, si farà eseguire la visita dell’offeso col mezzo di due periti, i quali, dopo di avere descritte esattamente le lesioni, dovranno altresì dichiarare in ispecialità quali delle lesioni esistenti siano a risguardarsi, per sé sole, ovvero nel loro complesso, assolutamente, o per le circostanze speciali del caso, come leggiere, gravi, o pericolose alla vita; quali conseguenze sogliano comunemente produrre, e quali abbiano esse prodotto nel presente caso speciale, e così pure con quali mezzi o stromenti, ed in qual modo esse lesioni siansi arrecate ».

222 Proc. pen. ted., § 118.

223 Ordin. crim. pruss., § 187. – Reg. austr., § 101: « Nei crimini o delitti mediante i quali fu cagionato un danno o pericolo ai beni (che non sia un appiccato incendio, perché è regolato da norma speciale), dovrassi, col mezzo della ispezione, rilevare sopra tutto la qualità della forza ed astuzia impiegata, dei mezzi, o stromenti adoperati, e l’entità del danno recato e del lucro realmente cessante o che si ebbe intenzione di recare o far cessare, oppure la gravità del pericolo per la proprietà ed anche per la vita, la salute o la sicurezza corporale delle persone. » – Si noti che, quanto al danno, i periti possono essere chiamati a valutarlo, anche quando, essendo stato esposto dal danneggiato, il giudice creda che abbia voluto esagerarlo, §§ 76 e 359.

224 Non sempre i fisici e altrettali scienziati sono i periti migliori in queste materie, quando, p. e., si tratta di decidere sulla possibilità che l’incendio sia sorto in un dato modo. I pastori e simili che spesso accendono de’ fuochi in campagna, ponno dare migliore giudizio.

225 Leggesi un notevole parere negli Annali i Hitzig, sulla giurispr. crim. straniera, fasc. 28, pag. 403.

226 I periti son necessarj spesse volte anche per determinare l’entità del danno. V. Giorn. di Hitzig ora citato, pag. 332. – Regol. austr., § 100: « Nei casi di appiccato incendio s’indagherà particolarmente il modo con cui il fuoco fu appiccato, se all’uopo siasi fatto uso di una materia incendiaria, e di quale; come pure il luogo ed il tempo in cui fu appiccato, se di giorno o di notte, e sotto tali circostanze per le quali si potesse prevedere un pericolo maggiore o minore per la vita di persone o per la proprietà, ed il fuoco scoppiando avesse potuto facilmente dilatarsi; per ultimo, quando l’incendio sia realmente scoppiato, si rileverà l’ammontare del danno derivatone ». Di tutte queste indagini che dee fare il giudice inquirente, poche sono tali da potersi risolvere coll’opera dei periti, tanto più che di solito l’incendio cancella esso medesimo tutte le tracce per le quali si potrebbe rispondere (almeno per induzione) alle domande che si rendono necessarie. E pur troppo essendo innumerevoli i casi d’incendj per imprudenza o per evento fortuito, è sommamente difficile lo stabilire la vera indole del fatto. Persino il ritrovamento di materie incendiarie presso il luogo dell’incendio, può bensì far arguire che siano state adoperate, ma non dimostrarlo; perché mentre gli altri corpi d’ordinario presentano le tracce dello stromento adoperato, la cosa incendiata di solito non esiste più dopo l’incendio, ed almeno è affatto cambiata di forma.

227 Proc. pen. ted., § 119.

228 Il Reg. austr. parla separatamente della falsificazione di carte di publico credito, e di quella di monete. E stabilisce per le prime doversi ricercare il giudizio dei periti col mezzo del ministero delle Finanze, e per le seconde col mezzo della direzione della Zecca. In questi casi adunque il giudice non ha la scelta dei periti, ma dee necessariamente rivolgersi a questi, che sono stabiliti dalla legge. Di che la ragione è evidente, poiché gli stabilimenti che fabbricano le carte di credito publico e le note di banco e le monete, posseggono essi soli il vero modulo con cui riconoscere la falsità di quelle fabbricate da altri, e ad essi soli sono noti certi caratteri distintivi, che altri periti non riuscirebbero né a scoprire né tampoco a indovinare.

229 DEVERGIE, Med. leg. 2, pag. 174, 177. (Nell’Eco dei Trib. di Venezia, si legge (sez. I, n.° 602 e sappl. al 616) , un importante processo nel quale si riuscì colla chimica a far ricomparire un numero che prima esisteva su un biglietto del lotto alterato; e questa prova salvò l’accusato.

230 P. e., seguendo le opinioni di Platner (di Germania). E di fatto è al certo un errore quel di volere che ogni grave misfatto, il quale faccia fremere chiunque, debba essere prodotto da una malattia mentale. Vedasi contro questa dottrina, FODERÈ, Essai sur les diverses espèces de folie. Strasbourg 1832.

231 Se però non siano sprovvedute d’ogni verosimiglianza.

232 JARKE, Giorn. d’Hitzig, fasc. 23, pag. 121, 139. – FEURBACH, Darstellung merkw. Criminalfälle (cause celebri) II, p. 319). (Un processo di tal natura, in cui la perizia sullo stato mentale dell’imputato fu suggerita dalla singolare gravità del fatto e da qualche stranezza nel contegno dell’imputato medesimo, fu quello trattato nel corrente anno (1858) al Tribunale prov. sez. crim. di Milano contro Giuseppe Curti per l’omicidio della moglie e dello suocero. La controversia venne trattata con ogni ampiezza e merita di essere attentamente studiata ne’ suoi particolari dai cultori della scienza medico-legale. (V. Gazz. dei Trib. di Milano del 5 agosto 1858 e nei numeri successivi.)

233 Proc. pen. ted., § 139.

234 Vedi la mia mem. nel Giornale di Hitzig, fasc. III, pag. 237, e la mia Proc. pen. ted., § 140, nota 20.

235 Proc. pen. ted., § 140. Quanto al Reg. austr. Il § 93 dispone ciò che segue: « Nascendo dubbio se l’incolpato abbia l’uso della ragione, oppure sia affetto da una malattia di mente e d’animo, per la quale potrebb’essere tolta o diminuita la sua imputabilità, si farà esaminare il suo stato mentale e morale, di regola col mezzo di due medici. Eglino faranno una relazione sul risultamento delle proprie osservazioni, collegando tutti i fatti influenti a indicare dello stato della mente e dell’animo dell’imputato, ed analizzandoli secondo la loro importanza, tanto da soli come nella connessione loro. Qualora ritengano esservi uno sconcerto delle facoltà dell’anima, determineranno la natura, la qualità ed il grado della malattia, e daranno, tanto in base degli atti, quanto dietro le proprie osservazioni, il loro giudizio sull’influenza che la malattia abbia esercitato ed eserciti tuttora, di continuo o ad intervalli, sulle idee, sugl’impulsi, sulle determinazioni e sulle azioni dell’imputato, aggiungendo se ed in quale grado questo stato di perturbamento delle facotà dell’animo esistesse di già al tempo in cui il fatto venne commesso.»

236 MITTERMAIER, Arch. di Goltd. I, pag. 279. E nell’opuscolo, Condiz. dei periti, pag. 86. – WELER, ivi, p. 435.

237 Condiz. dei periti, pag. 88.

238 P. e., le tante forme di manie.

239 P. e., le allucinazioni.

240 Condiz. dei periti, pag. 99, 108. L’Autore ha poi fatta una proposta circa il metodo migliore, con cui dovrebbero essere risolti i quesiti sulla imputabilità nell’Arch. di Goltd. I, pag. 298.

241 P. e., il numero delle ferite.

242 P. e., la profondità e larghezza delle ferite.

243 Infatti il giudice se anche fu presente, non introdusse già egli stesso lo specillo nella ferita; e se fa registrare il risultato nel protocollo, lo fa soltanto perché presta fede all’assicurazione che gli danno i periti.

244 P. e., se , dovendo giudicare del colore degli orli d’una ferita, la osservarono alla luce della candela, o del crepuscolo.

245 P. e., se non fecero i debiti esperimenti sulle sostanze sospettate venefiche.

246 Se, p. e., fu fatta la prova docimastica sui polmoni con apparecchi inesatti.

247 Se, p. e., non furono aperte tutte e tre le cavità principali.

248 STÜBEL, Vom Thatbestand (Della essenza di fatto), §§ 339 e 340. – TITTMANN, Man., parte III, pag.

249 Il che avviene sovente in quei casi in cui l’inquirente obbliga i periti a pronunziare il loro giudizio subito dopo la sezione; poiché quando poi considerano più pacatamente il caso e i principj scientifici relativi, si persuadono d’aver dato un giudizio non fondato, e ne danno uno diverso.

250 P. e., nella quistione della imputabilità. Così, se i periti dichiarano che l’alterazione di mente esclude la coscienza di ciò che si fa, non possono dire se l’imputato sia in istato di mania sine delirio.

251 P. e., la docimazia idrostatica si fonda sulla legge fisiologica, che quando avvi respirazione vi è vita.

252 Ordin. crim. pruss., § 14.

253 P. e., l’imputata dice che mentre seppelliva il bambino questo vavagiva ancora; e i periti dimostrano invece che non è nato vivo.[Una donna imputata d’infanticidio confessava di aver sentito vagire il bambino da lei dato alla luce e di avere allora, pel timore d’essere scoperta, perduto la testa e gettato il bambino dalla finestra. La perizia stabilì che il bambino era nato morto, e perciò non poteva aver vagito, o per lo meno (giusta il parere della facoltà medica di Pavia) non poteva aver fatto sentire più che una specie di suono, ben diverso dal vagito vero, nell’atto che, in un breve resto di vita intrauterina, inspirò dell’aria venendo alla luce. Per questi voti la donna non fu sottoposta a procedura. Vedi il ben ragionato parere dei chiariss. dottori Nicola Petrali e Cesare Borchetta nella Gazz. dei Trib. di Milano, del 4 sett. 1858, e insieme vedasi, nei numeri successivi, il processo d’infanticidio attentato mediante seppellimento].

254 P. e., I periti dichiarano che taluno fu ucciso con arma da fuoco, e invece l’imputato confessa d’averlo ammazzato con un coltello ottuso.

255 Non bisogna però aver riguardo a delle mere differenze nella esposizione dei motivi, sibbene alla conclusione. Ordin. crim. prussiana, § 388.

256 Se, p. e., la stessa cosa osservò il giudice che guidò l’ispezione.

257 Quante siano, p. e., le fonte inconcludenti.

258 Poiché, p. e., un errore su questi punti era per sé stesso assai facile.

259 Se, p. e., vi sia o non vi sia una ferita mortale.

260 Come fa il cod. bav., art. 265.

261 E se anche si volessero considerare come componenti un collegio, giova notare che, siccome i periti sono d’ordinario due soli, la maggioranza non è possibile.

262 Leg. 1 Dig., De inspic. ventre (xxv, 4). Ivi è detto che sulla asserzione del marito che la moglie sia gravida, il giudice debba farla osservare da tre ostetrici; e la faccia poi, o no, ritirare in una casa di custodia, secondo che omnes, vel duae (o plures), dichiarino che è gravida o non lo è.

263 Vedi la mia memoria nell’Arch. per la prat. civ., vol. II, p. 138.

264 Se un perito assicura d’aver veduta sul cadavere anche un’altra ferita, la quale influirebbe assai in aggravio dell’imputato, e invece l’altro perito lo nega, non v’ha dubbio che non può dirsi provato ciò che dice quel primo.

265 DEINLIN, De medic. inter sentent. medicor. leg. arbitr., Alt. 1751, Ordin. crim. pruss., § 173. Cod. bav., art. 265.

266 Proc. pen. ted., § 153 in fine.

267 TITTMANN, Man., III, pag. 330.

268 Ecco perché il § 263 del Regol. austr. di Proc. pen., dice unicamente: « Ciò che nelle forme di legge viene accertato col mezzo di più periti, o, secondo le circostanze, anche di un perito solo (§ 78), può ritenersi per legalmente provato ».

269 Condiz. dei periti, pag. 65.

270 Maggiori particolari nella memoria dell’Autore, Arch. di Goltdammer 1857, pag. 163.

271 Facoltà universitaria.

272 Il Cod. franc. di proc. civ. all’art.522 dice in generale: Les juges ne sont point astreints à suivre l’avis des experts, si leur conviction s’y oppose.

273 Ord. crim. pruss., 388. – Cod. bav., art. 265.

274 Così fu giudicato anche in Francia dalla corte di cassazione in data 15 marzo 1855. – HÉLIE, Traité VII, pag. 323.

275 Arch. di Goltdammer, mem. dell’Autore I, pag. 284.

276 SCHNEIDER, Gerichtl. Chem. (Chimica giudiziaria), pag. 2.

277 BONNIER, Traité des preuves, pag. 74. – KRAEWEL, nella Gerichtssaal 1852, g. 360.

278 KLEINSCHRO nel vecchio Arch., vol. V, fasc. 3, pag. 23, e si confronti con KITKA, pag. 236, nota.

279 Se, p. e., il medico concludesse che vi fu avvelenamento, per ciò solo che il cadavere andò presto in putrefazione.

280 Suppongasi, p. e., che i periti medesimi riconoscessero come insufficienti e malsicuri i principj scientifici e le esperienze indicate nei motivi, e nondimeno volessero dedurne un giudizio positivo.

281 P. e., se in caso d’infanticidio si esponesse come incerta, in ogni caso e sotto ogni condizione, la prova docimastica. Nuovo Arch. del dir. crim. VII, pag. 519.

282 P. e., se i periti dichiarassero che il bambino neonato era vivo.

283 P. e., il medico, in caso di veneficio, si è riportato alle deposizioni dei testimonj intorno a certi fenomeni della malattia; ma poi quelle deposizioni non erano né esatte, né fedeli.

284 Vedi le opere citate nel § 140 della mia Proc. pen. ted., nelle quali e trattata questa quistione, assai controversa.

285 Il Prog. di Reg. di proc. pen. del 1851 pel regno d’Annover, dice al § 198: La decisione relativa alla imputabilità è lasciata al criterio del giudice. (V. su di ciò il già citato processo Curti e la lettera del dott. Biffi nella Gazz. dei Trib. di Milano, 31 agosto 1858.

286 P. e., se i periti seguono una falsa teoria detta della excandescenza furibunda, o mania incendiaria (piromania).

287 JARKE, Handb. d. deut. Strafr., Man. del dir. pen. germ.), vol. I, pag. 169. – WAECHTER, gazz. crit. di Tubinga, vol. III, fasc. I, pag. 31.

288 Vedi la mia memoria nel giorn. di Hitzig. fasc. 3, pag. 248.

289 Spesse volte i medici dichiarano che l’accusato commise il fatto mentre era in istato di piena ubbriachezza, e che perciò non è imputabile. Questo voto, per altro, non impedirà al giudice di applicare una pena almeno per titolo di colpa, cioè per azione ed omissione colposa. [Il Cod. pen. austr. dispone ai §§ 236 e 523, che se uno ha commesso un crimine in istato di piena ubbriachezza accidentale, il crimine in sé stesso cessa di esser punibile, ma si punisce invece l’ubbriachezza come contravvenzione. È facile vedere che questa è una sanzione di pura previdenza politica, poiché a rigore non si saprebbe giustificare l’applicazione di una pena, tanto più che il § 523 la volle proporzionata all’entità del reato commesso. Si noti poi che il traduttore palermitano fece dire all’Autore un concetto affatto diverso da quello che esprime il testo. Ivi si legge: Dies (cioè il voto dei periti, che l’ubbriaco non sia imputabile) kann aber den Richter nieht abhalten doch eine Strafe der CULPA auszusprechen (pag. 225), idea ben diversa da quella del traduttore palermitano: Il giudicee non si terrà al loro parere, e dichiarerà la reità (pag. 181); dove l’aver omesso di tener conto della parola culpa, condurrebbe a credere che l’Autore volesse punite, come dolose, anche le azioni commesse da uno pienamente uhbriaco, il che sarebbe contro ogni principio di diritto.]

290 MITTERMAIER, Arch. di Goltd. I, pag. 305.

291 V. l’eccellente libro dei fratelli VAN DER BRAECH, l’uno dei quali è medico e l’altro avvocato. Fu publicato a Utrecht nel 1845 col titolo De Uitœfining der gerechtlijke Geneeskund in nederland.

292 Nel Regno Lombardo-Veneto, come si è già notato più volte, il collegio superiore dei periti, per le quistioni mediche, chirurgiche o chimiche, è la facoltà medica delle due Università di Pavia e di Padova. Una commissione eletta nel suo seno, espone il suo parere motivato, e il Direttore della facoltà poi vi aggiunge anche il suo voto.

 

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