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Il processo civile è uno strumento giuridico atto a dirimere controversie aventi ad oggetto il diritto privato. Si basa sui principi del diritto processuale civile contenuti per

gran parte nel Codice di Procedura Civile.

Funzione del processo

La figura del processo è strettamente correlata a quella della tutela, essendo quest'ultima necessariamente giudiziale ed esaurendo solitamente il suo compito nell'apparato processuale con una pronuncia del giudice. Partendo da questo presupposto, tra le molte considerazioni in dottrina riguardo alla reale funzione del processo ce ne sono due principali.

La più antica vede il processo come lo strumento che assiste il singolo per la realizzazione e l'esercizio di un suo diritto; l'altra, prevalente in quasi tutto il Novecento, considera il processo come una funzione pubblica diretta alla reintegrazione del diritto oggettivo. Abbandonata inizialmente la prima impostazione sulla scia anche dell'influenza tedesca, si è capito col tempo che tuttavia essa non faceva coincidere molto il processo con la sua vera funzione originaria, ovvero lo scopo della tutela dei diritti del singolo. Parte della dottrina sta recuperando del tutto o in parte la prima impostazione, anche in considerazione del fatto che il processo viene necessariamente dopo la mancata cooperazione di due soggetti. Inoltre non è l'unico rimedio fornito dall'ordinamento, esistendone anche altri di natura processuale ma anche sostanziale. È la legge che deve definire d'altronde i rimedi e i bisogni di tutela, e non il processo, che deve invece tradurre la norma in tecniche adeguate allo scopo.

In tal senso aiuta anche la collocazione sistematica del codice civile del 1942 nel quale è presente il libro VI relativo alla "tutela giurisdizionale dei diritti": disciplinata soltanto la natura delle varie forme di tutela e lasciando modi e forme al codice di rito, questa sistemazione offre notevoli punti di riflessione ma soprattutto riconosce implicitamente che non è soltanto il processo ad offrire tutela ai singoli, ma anche altre forme come la trascrizione e la prescrizione. Tuttavia il diritto civile sostanziale e processuale italiano pare non predisporre strumenti finalizzati appositamente a limitare la distanza tra verità sostanziale e verità processuale e non attribuisce al processo la funzione immediata di accertare la verità, né impone obblighi alle parti e ai loro difensori di dire o perseguire la verità né soprattutto prevede effettivi e incisivi poteri e doveri per il giudice di ricercare e accertare la verità al di fuori delle allegazioni e delle prove a lui sottoposte dalle parti, né tantomeno predispone esplicitamente o rende obbligatori strumenti tipici di controllo della verità e dell'attendibilità testimoniale come il controesame della parte avversaria e le contestazioni basate su precedenti atti di causa, che invece sono strumenti tipici del processo penale. Anche le disposizioni della procedura civile che eccezionalmente attribuiscono al giudice poteri d'ufficio nella raccolta delle prove (ad es. art.421 del codice di procedura civile nel rito del lavoro) sono nella prassi giudiziaria applicate molto di rado. In definitiva si può sostenere che per la legge italiana nel "petitum mediato" ( su cui oltre) della domanda di parte nel processo civile non c'è l'accertamento della verità sostanziale.

Soggetti del processo

Nel processo civile i protagonisti sono tre : L'attore, (colui che avvia il processo e deve esporre le sue ragioni) il convenuto (il soggetto che ha arrecato un torto ai danni dell'attore) e il giudice (colui che dopo aver sentito le ragioni dell'attore e le obiezioni del convenuto emette la sentenza)

Oggetto del processo

L'oggetto del processo corrisponde ad una definizione invalsa nella dottrina e nella pratica processuale, la quale non rinviene un preciso riferimento nel testo del codice di procedura civile. Secondo un'accezione generale, si può definire come oggetto del processo (o oggetto della decisione) il contenuto delle domande che le parti (attore, convenuto, terzi intervenuti o terzi chiamati nel processo o, in alcuni casi, lo stesso pubblico ministero) rivolgono al giudice e sulle quali viene richiesta una esplicita pronuncia con sentenza idonea a passare in giudicato (id est idonea a divenire incontrovertibile una volta esperiti tutti i mezzi di impugnazione concessi dall'ordinamento o una volta spirati i relativi termini di legge). Il concetto assume, dunque, una connotazione precisa, differente da quella affine, ma più generale, di "materiale di causa" (o oggetto di cognizione), la quale invece ricomprende anche tutte le circostanze di fatto delle quali il giudice deve conoscere nel corso del processo per giungere alla decisione sulle domande, senza peraltro essere chiamato ad una pronuncia vera e propria idonea al giudicato (la quale è, come detto, limitata al solo oggetto del processo). Attesa la stretta correlazione con le domande proposte dalle parti, l'oggetto del processo può essere analizzato attraverso i cd. elementi di identificazione dell'azione ossia gli elementi che consentono di individuare con precisione quale diritto venga fatto valere in giudizio attraverso la proposizione della domanda e i connessi limiti della pronuncia giudiziale. Secondo l'impostazione tradizionale, gli elementi di identificazione della azione sono costituiti da:

  • Le parti : ossia la parte che propone e quella verso la quale viene proposta la domanda;
  • Il petitum immediato : ossia il concreto provvedimento che la parte proponente domanda al giudice (ad es. una sentenza di condanna, un provvedimento di semplice accertamento, una pronuncia di carattere costitutivo);
  • Il petitum mediato : ossia il bene della vita che la parte proponente la domanda si prefigge di ottenere attraverso il provvedimento giudiziale (ad es. il soddisfacimento del proprio diritto di credito);
  • La causa petendi : ovvero i fatti costitutivi del diritto sostanziale che la parte intende in concreto far valere in giudizio (ad es. il diritto di proprietà su un bene immobile può sorgere per il fatto costitutivo dell'usucapione; sul punto, e secondo una teorica più risalente, la causa petendi può essere ravvisata direttamente nello stesso diritto sostanziale in relazione al quale viene invocata la tutela giurisdizionale).

In generale, è sufficiente che muti uno solo degli elementi di identificazione perché una domanda \ azione possa considerarsi differente dall'altra.

La domanda

La fase introduttiva del processo civile è imperniata sulla domanda che è la richiesta con la quale un soggetto sollecita la tutela giurisdizionale. La "domanda" è l'elemento fondamentale degli atti che introducono il giudizio. Un esempio di atto introduttivo del giudizio è l'atto di citazione (quindi è un atto scritto) rivolto a due destinatari, per questo detto doppiamente ricettizio:

  • Il soggetto nei cui confronti è mossa la domanda (il convenuto) con funzione di 'vocatio in jus' (chiamata in giudizio)
  • Il soggetto al quale l'attore vuole rivolgere domanda (il giudice) per rivolgere al giudice domanda di tutela giurisdizionale.

Eccezionalmente l'atto introduttivo del giudizio, ove è contenuta la domanda, può assumere la forma del ricorso che non è contemplato dalla disciplina del processo di cognizione. La forma del ricorso è però prevista anche nel giudizio ordinario per la proposizione della domanda introduttiva nel ricorso in cassazione.

L'articolo 163 cpc al suo 3° comma individua i tre soggetti fondamentali del processo elencando gli elementi nei quali si articola l'atto di citazione:

  • Punto 1. Indicazione del tribunale, per individuare il giudice.
  • Punto 2. Nome di attore e convenuto (più chi li rappresentano), per individuare le parti.
  • Punto 3. Determinazione della 'cosa' oggetto del processo. Quindi: il petitum mediato (tenendo comunque in considerazione il petitum immediato e la causa petendi. Punto ritenuto troppo sintetico.
  • Punto 4. Esposizione del fatto e degli elementi di diritto. Quindi: la causa petendi con una riconducibilità dei fatti ad una o più norme. Requisito estremamente generico: non è necessario che la descrizione sia specifica. Se il processo fosse specifico fin dall'inizio sarebbe inutile andare avanti. L'attore può iniziare il processo genericamente: quando il legislatore vuole precisione lo indica. La domanda è nulla se il punto manca in toto. Se i fatti sono mal definiti è molto grave ma non rilevante per il codice. Nella cultura italiana la controparte non è il giudice ma l'avversario: è una lotta quindi non si può dare troppo materiale nelle mani dell'altra parte. Ai sensi dell'articolo 164 cpc non è però fondamentale l'elencazione degli elementi di diritto visto il principio iura novit curia.
  • Punto 5. Indicazione dei mezzi di prova dei quali l'attore intende avvalersi. In questo caso la preclusione è stata differita fino all'udienza di trattazione.
  • Punto 6. Nome del procuratore. Ai sensi dell'articolo 125 cpc l'atto di citazione deve essere sottoscritto anche dal difensore munito di procura, non è però necessario che la procura sussista già a questo punto del procedimento, l'importante è che sia presente nel momento in cui la parte si costituisce a pena di nullità.
  • Punto 7. Giorno dell'udienza. Invito al convenuto di costituirsi entro 20 giorni prima dell'udienza e a comparire il giorno dell'udienza stessa con l'avvertimento che la costituzione oltre i 20 giorni implica le decadenze di cui agli articoli 167 e 38 c.p.c. Il giorno della prima udienza è fissato dall'attore. Le successive dal giudice istruttore.

Tipi di processo

l processo civile può essere di vari tipi: cognizione, esecuzione e cautelare.

Il processo di cognizione è quello principale e si suddivide a sua volta in processo di cognizione di mero accertamento, di condanna e costitutiva.

Esistono inoltre vari riti accanto a quello ordinario, impregnati di particolarità strutturali o di caratteristiche proprie di vari procedimenti diversi: processo del lavoro, processo minorile, processo delle acque, procedimento d'ingiunzione, rito societario e i procedimenti in materia di stato personale (divorzio, separazione, interdizione..).

Svolgimento del processo

Il processo civile, ossia il processo attraverso il quale un giudice viene solitamente investito del compito di risolvere una controversia insorta tra due o più soggetti privati o tra questi e un ente pubblico in relazione a un rapporto privatistico (in genere rapporti patrimoniali, fermo restando che oggetto del processo civile possono essere diverse situazioni o status che hanno anche rilevanza pubblicistica, basti pensare al processo volto a ottenere la pronuncia di separazione o di divorzio). Quanto alle forme per la relativa insturazione, il processo civile è retto dall'impulso di parte (disciplinato dall'art. 99 c.p.c.): è necessaria perché il giudice sia investito del compito di decidere la proposizione di una apposita domanda, la quale di norma proviene da un soggetto privato definito "attore" (anche se non è escluso che la stessa possa essere promossa da un organo pubblico, ossia il Pubblico ministero, quando vengano in rilievo rapporti aventi carattere pubblicistico, ad es. in materia di affidamento ed educazione di un soggetto ancora minore di età). La domanda giudiziale viene rivolta nei confronti di un soggetto che viene definito "convenuto" e, a seconda del rito e del tipo di processo, può assumere la forma della citazione (ossia l'invito rivolto direttamente alla parte, alla quale appunto deve essere notificata, a comparire davanti al giudice) oppure del ricorso (ossia la richiesta rivolta direttamente al giudice di pronunciare un provvedimento - ad es. fissazione dell'udienza, ordine di pagamento etc. - il quale verrà successivamente comunicato - sempre nelle forme della notificazione - alla controparte). Le modalità e i termini di costituzione del convenuto variano a seconda del tipo di processo: è però essenziale ricordare che perché un processo civile possa definirsi tale è sempre necessaria la instaurazione del contraddittorio, ossia si deve consentire e garantire alla parte nei confronti della quale è rivolta una domanda la possibilità di difendersi (si tratta del resto di una garanzia discendente dalla stessa Carta costituzionale, specificatamente prevista all'art. 24, 2° comma, cost. e all'art. 111, 2° comma, cost.). Al fine di decidere in merito ai diritti dedotti con la domanda, il giudice deve conoscere dei fatti posti a relativo fondamento: tale fase del processo destinata alla acquisizione delle prove si definisce comunemente "istruttoria" e varia a seconda del rito applicabile. L'atto con il quale, al termine della istruttoria, l'organo giudicante (Giudice di pace, Tribunale, Corte d'appello, Corte di cassazione) risolve la controversia decidendo sui diritti dedotti in causa, sulle prove acquisite al giudizio e sulle norme giuridiche applicabili, ha solitamente, ma non sempre, la forma della sentenza.

 

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